Il giornalista e analista politico dominicano Manuel Cruz ha affermato nel programma "El Sol de la Mañana", di ZOL 106.5 FM, che Cuba è rimasta intrappolata in un'ideologia mentre il resto del mondo è avanzato guidato dal pragmatismo geopolitico e dagli interessi economici.
Cruz ha ancorato il suo argomento alla crisi dei missili del 1962 e ha citato il libro "Cien horas con Fidel" del giornalista Ignacio Ramonet, dove lo stesso Fidel Castro ammise di essere venuto a conoscenza tramite la stampa dell'accordo segreto tra URSS e Stati Uniti per ritirare i missili sovietici da Cuba.
"Non solo lo siamo venuti a sapere tramite la stampa, neppure ci è stata fatta alcuna consultazione", avrebbe detto Fidel secondo quel libro, in parole citate da Cruz.
Per l'analista dominicano, quel episodio doveva essere il punto di svolta che portò L'Avana a riformarsi dopo il crollo sovietico del 1991: "Questo doveva essere il messaggio, il punto di partenza affinché, a partire dalla caduta dell'Unione Sovietica nel '91, Cuba facesse ciò che doveva fare, come hanno fatto altri paesi".
Cruz ha sottolineato che dopo la debacle socialista, i paesi dell'Europa orientale si sono integrati nella NATO e hanno adottato il modello occidentale, mentre Cuba ha scelto di rimanere ancorata al sistema.
Il giornalista ha utilizzato tre esempi di pragmatismo geopolitico per fare un confronto con l'Isola.
Vietnam: nonostante abbia subito una guerra devastante con gli Stati Uniti, oggi mantiene una bilancia commerciale bilaterale che supera i 170.000 milioni di dollari all'anno con quel paese.
Repubblica Dominicana, che è stata invasa due volte dagli Stati Uniti e oggi lo ha come suo principale partner commerciale.
E la Cina, che nonostante venga considerata il rivale globale di Washington, mantiene la relazione commerciale bilaterale più importante del mondo.
Di fronte a questi esempi, Cruz è stato categorico: "Cuba è ancora immersa in un'ideologia. No, no. Questo è un assurdità".
L'analista ha anche smontato l'argomento dell'embargo come causa principale della crisi cubana, definendolo direttamente "il mito del blocco": "Voi avete deciso di rimanere così. Ed è per questo che c'è questa fame".
E ha aggiunto: "Quello del racconto comunista, è solo una favola. Cuba non è interessante per gli Stati Uniti né per Raúl Castro né per altro."
Le sue parole risuonano con forza in un contesto di crisi umanitaria aggravata nell'Isola. Un sondaggio recente ha rivelato che uno ogni tre famiglie soffre la fame a Cuba, con il 33,9% delle famiglie cubane che segnalano la fame nel 2025 e il 94,9% dei partecipanti che affermano di aver perso qualche grado di accesso all'acquisto di cibi.
Il regime, invece, accusa gli Stati Uniti di cercare di piegare Cuba attraverso la fame, mantenendo l'embargo come spiegazione centrale dei suoi fallimenti, una narrazione che organismi indipendenti e analisti come Cruz rifiutano sistematicamente.
La Costituzione cubana del 2019 definisce il Partito Comunista come "avanguardia organizzata della nazione cubana" e stabilisce il socialismo come sistema politico irrevocabile, il che illustra la rigidità ideologica che Cruz critica.
"La geopolitica non ha sentimenti né cuore," concluse il giornalista dominicano, riassumendo in una frase la tesi centrale del suo intervento.
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