Cubano afferma che la sua carta “serve solo da portachiavi” e denuncia il fallimento della bancarizzazione a Matanzas

Un cubano di Unión de Reyes denuncia che la sua carta stipendiale non serve a niente: senza contante, senza pagamenti online e con commissioni abusive.



Bancarizzazione (Immagine di riferimento)Foto © Facebook/Yaudel Rodríguez Vento

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Un residente di Unión de Reyes, comune della provincia di Matanzas, ha pubblicato su Facebook una denuncia che riassume con precisione brutale il fallimento della bancarizzazione a Cuba: la sua carta stipendio non gli serve a nulla, per questo motivo l'ha trasformata in portachiavi.

Yaudel Rodríguez Vento  nel suo profilo Facebook tre difetti concreti che rendono la politica inefficace: la banca non ha contante, gli esercizi commerciali non accettano pagamenti online, e quando accettano trasferimenti lo fanno «solo con sovraccosti stratosferici».

A ciò si aggiunge un quarto difetto che aggrava ulteriormente la situazione: le ispettrici incaricate di controllare il rispetto della norma «fanno finta di non vedere» di fronte alle violazioni.

«Non so come sarà in altri luoghi, ma a Unión de Reyes la bancarizzazione chiaramente non funziona», ha scritto Rodríguez.

Il risultato è una situazione che colpisce direttamente il portafoglio dei «cubani della strada»: «I lavoratori trascorrono mesi con lo stipendio bloccato sulle loro carte. Molti finiscono per dormire nei portici delle banche per cercare di prelevare denaro il giorno seguente».

Il cubano ha coniato il termine «EMBARCARIZACIÓN» —gioco di parole tra «bancarizzazione» e «imbarcare», che nel linguaggio popolare cubano significa non trovare una soluzione— per descrivere in modo ironico la politica.

E ha proposto un uso alternativo per la sua carta BANDEC in pesos cubani: «Bene, ho un'idea per usare le mie carte, suppongo che possa fare con esse un portachiavi».

In tal senso, ha condiviso un'immagine della sua tessera trasformata in portachiavi.

La denuncia non è un caso isolato. La filiale di Bandec a Unión de Reyes opera con il contante che riceve ogni mattina, ha implementato un sistema di ticket per controllare le agglomerazioni e nei giorni senza fornitura di energia elettrica gestisce manualmente, dipendendo da un generatore che funziona solo quando c'è carburante.

Il modello si ripete in tutta la provincia e nel paese. A Matanzas, attività che dicono «oggi non accettiamo trasferimenti», codici QR inutilizzabili e sovrapprezzi ingiustificati sono la norma, non l'eccezione.

En Pinar del Río, la bancarizzazione ha fallito anche qui: solo tra il 10% e il 12% di circa 700.000 operazioni mensili venivano effettuate tramite vie digitali.

I sovraccosti per i trasferimenti nei negozi privati arrivano al 10% e persino al 20% in alcune province, perché gli stessi fornitori di quei negozi non accettano pagamenti digitali, creando un circolo vizioso.

Il ministro dell'Economia ha riconosciuto che solo il 10% dei cubani concentra il 60% della liquidità circolante al di fuori del sistema bancario.

Il governo ha risposto con quadri normativi sempre più rigorosi, ma il divario tra la norma e la pratica rimane. La stampa ufficiale ha riconosciuto nell'aprile del 2026 che la bancarizzazione «funziona male».

Questa settimana, la Banco Central de Cuba insisteva con nuove «misure di forza» per estendere la bancarizzazione, segno inequivocabile che la politica non ha raggiunto il suo obiettivo attraverso vie volontarie.

Rodríguez Vento lo ha riassunto con una frase che difficilmente potrebbe essere più chiara: «Quello che è stato presentato come un progresso tecnologico si è trasformato, per troppe persone, in un'incubo insopportabile. Quando ricevere uno stipendio dipende dal passare la notte in fila, il problema non è più digitale: è sociale».

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