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En mezzo a crescenti tensioni a L'Avana, il regime cubano si è affrettato venerdì a negare l'esistenza di un incendio attivo nella sede del Partito Comunista di Cuba (PCC) nel municipio di La Lisa, attraverso la pagina Facebook «Artemisa Rebelde», collegata all'apparato comunicativo dello Stato.
La smentita è emersa dopo che sono circolate diverse pubblicazioni di utenti sui social media e canali WhatsApp riguardo a un possibile incendio nel luogo.
L'infografica, accompagnata da un timbro verde con la parola «VERIFICATO» e una fotografia dell'edificio del Comitato Municipale del PCC a La Lisa con la bandiera cubana che sventola, afferma in modo categorico: «Non c'è incendio in nessuna sede del Partito Comunista di Cuba a La Lisa».
Il testo aggiunge che «le autorità e i mezzi ufficiali confermano: non è stato segnalato alcun sinistro a L'Havana» e invita i cittadini a «evitare voci e a cercare sempre fonti affidabili», sotto gli hashtag #CubaInforma e #LaLisaSegura.
La pubblicazione è stata diffusa rapidamente, evidenziando una risposta urgente di fronte alla propagazione del rumor sui social media e in mezzo a crescenti tensioni nella capitale dell'isola, dove sono state segnalate diverse proteste civili nelle ultime ore.
Nessuna fonte indipendente né media internazionale hanno confermato che ci sia stato effettivamente un incendio in quella sede di partito.
Il contraddittorio, tuttavia, non sorge nel vuoto. L'antecedente più diretto è il vero incendio della sede municipale del PCC a Morón, Ciego de Ávila, avvenuto il 14 marzo 2026, quando manifestanti bruciarono mobilio durante proteste di massa per black out e scarsità, un fatto confermato da Associated Press.
In quella stessa giornata, il giornalista indipendente José Raúl Gallego ha riportato che un giovane sarebbe stato ferito da un proiettile da un poliziotto durante le proteste a Morón, e si sono registrati battuglie di pentole e occupazioni di spazi di potere in altre località del paese.
Le mobilitazioni si sono estese a L'Avana, dove il 15 marzo i residenti di Nuevo Vedado hanno dato vita a cacerolazos di fronte a una sede del Partito, e il 22 marzo è stato segnalato il incendio di un ufficio di reclutamento del servizio militare a Cuba.
Questo storico di attacchi reali a sedi di partiti alimenta la circolazione di voci simili sui social media, a cui il regime risponde con una strategia documentata: smentite rapide pubblicate attraverso pagine locali di Facebook che sembrano media comunitari o verificatori, che impiegano timbri di «VERIFICATO» e hashtag istituzionali per cercare di controllare la narrazione.
Dal mese di marzo, i rumors su nuovi incidenti nelle sedi del PCC sono diventati un fenomeno ricorrente nei social media cubani, riflettendo la profonda sfiducia della popolazione verso le istituzioni del Partito dopo 67 anni di dittatura comunista.
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