Campesino cubano: «Non mi fermo nemmeno se gli americani si mettono davanti»

Il PCC ha pubblicato un video di un contadino che giura di non fermarsi nella produzione «anche se gli americani si mettessero davanti», mentre il campo cubano sta affrontando la sua peggiore crisi da decenni.



Campesino cubanoFoto © Facebook / PCC

Il Partito Comunista di Cuba (PCC) ha pubblicato sui social un video di 23 secondi in cui un contadino cubano dichiara con veemenza che non smetterà di produrre «anche se gli americani si mettono davanti», in quello che costituisce un nuovo pezzo di propaganda del regime per attribuire la crisi alimentare all'embargo statunitense.

Nel video, l'uomo —di mezza età, con una maglietta blu e una catena d'oro, di fronte a un campo coltivato con piante verdi— afferma: «Nonostante le difficoltà e il blocco imposto dall'impero degli Stati Uniti, noi non ci fermiamo perché dobbiamo continuare a produrre cibo per la rivoluzione».

Il PCC ha accompagnato il video con il messaggio: «Lo spirito e la volontà di vincere del popolo cubano non si piegano. Nonostante le difficoltà e l'acuirsi del blocco nei campi cubani, si cercano alternative, superando carenze e difficoltà, per produrre cibo. In ogni angolo e in molteplici modi» e l'hashtag #LaPatriaSeDefiende.

Facebook / Partido Comunista de Cuba

La realtà del campo cubano contraddice frontalmente questo messaggio. La produzione di tuberi è calata del 44%, quella delle uova del 43% e quella del latte del 37,6% solo a gennaio 2025, secondo i dati del stesso governo. Tra il 2018 e il 2023, la carne di maiale è crollata del 95% e il riso dell'87%, secondo il Programma Alimentare Mondiale. Cuba dipende dall'estero per tra il 70% e l'80% dei suoi alimenti, secondo la FAO.

I contadini non solo affrontano la scarsità di forniture, ma anche il mancato pagamento cronico da parte dello Stato. Produttori di Granma hanno segnalato oltre 1.000 tonnellate di pomodori non pagate, secondo il giornale statale Girón. All'inizio di questo mese, un contadino è stato multato con 60.000 pesos —equivalente a quattro volte lo stipendio medio— per "differenza di età nel bestiame".

La scarsità di combustibile aggrava ulteriormente la situazione. René Orellana, rappresentante regionale della FAO per America Latina e i Caraibi, ha avvertito che la mancanza di gasolio paralizza la macchina agricola e compromette la raccolta dei raccolti: «La popolazione non potrà accedere a quegli alimenti».

Il regime ha risposto alla crisi con due strategie parallele: riforme timide, come l'annuncio della fine del monopolio di Acopio in aprile, e una campagna propagandistica sui social media che attribuisce tutte le colpe all'embargo. Questa narrativa genera crescente scetticismo tra i cubani.

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