L'attore e comico cubano Rigoberto Ferrera, nella sua saga di denunce firmate come «Il flagello delle municipalità», ha riacceso i social questo sabato con un nuovo video dove mostra, con il suo consueto sarcasmo, colonne di fumo che fuoriescono dalla combustione di rifiuti nel parco «La Pera» nel municipio Plaza de la Revoluzione, alle sei del pomeriggio.
Il clip dura appena 15 secondi, ma dice più di qualsiasi rapporto ufficiale: «Ecco, proprio adesso [...] qui stiamo bruciando i rifiuti», descrive Ferrera mentre la telecamera registra il fumo e le fiamme che minacciano anche i contenitori di plastica per la raccolta dei rifiuti.
Il testo del post non ha sprechi: «Alle 18:00 stava succedendo questo nel parco La Pera detto 'Principato delle Asturie'. Dì di ¡NO! all'inquinamento... di ogni tipo. Condividilo. Ti voglio bene. Cordiali saluti. Il flagello dei comunali». Ironico, affettuoso e devastante, come sempre.
La scena non sorprende nessuno che viva a L'Avana. La crisi dei rifiuti dura da mesi senza soluzione: la capitale genera tra 24.000 e 30.000 metri cubici al giorno di rifiuti, ma dispone solo di 10.000 contenitori quando ne necessiterebbe tra 20.000 e 30.000, e a febbraio soltanto 44 dei 106 camion per la raccolta erano operativi a causa della mancanza di gasolio.
Ante il collasso, la soluzione più «rivoluzionaria» è stata dare fuoco a tutto. I vicini hanno accusato i Comunali di bruciare rifiuti nelle loro stesse strutture a Regla e Diez de Octubre. Giorni dopo, è stata denunciata un'altra combustione nel Parco Metropolitano, a 50 metri da un ospedale, in un quartiere pieno di anziani e bambini. E la discarica «El Bote», a 100 e Boyeros, brucia frequentemente coprendo interi quartieri con fumi tossici per settimane.
I commenti al video sono un termometro dell'umorismo nero cubano. «Questo è un programma rivoluzionario, dopo due giorni di riunioni nel palazzo delle "conversioni" si è arrivati all'unanimità a questo accordo», ironizza uno. Un altro ricorda che «Bruno [Rodríguez Parrilla] dice che la spazzatura in Cuba è diversa». Un terzo conclude: «Dicono che toglieranno il "ministro" delle Comunali. In fin dei conti, non serve più».
Ma non tutto è una risata. Un commentatore riassume la disgiunzione macabra: «Non sappiamo cosa sia peggio, lasciare i rifiuti e far proliferare roditori e insetti, che si trasformano in epidemie, oppure bruciarli e respirare sostanze tossiche. Tra l'incudine e il martello. In attesa di "soluzioni divine"». Un altro vicino lo dice senza giri di parole: «Apri le finestre e non puoi respirare aria sana, perché è fumo e puzza di bruciato».
La spazzatura accumulata, inoltre, funge da allevamento per le zanzare Aedes, trasmettitrici di dengue e chikungunya. Il regime ha riconosciuto un'epidemia nel 2025 e poi ha smesso di pubblicare dati. Ha lanciato una «crociata» di pulizia nel dicembre di quell'anno, con il presidente Miguel Díaz-Canel che raccoglieva spazzatura per le telecamere. Pura propaganda e il problema, come la spazzatura, cresceva.
Non è la prima volta che Ferrera punta la sua macchina fotografica su questo disastro. Il 25 aprile ha pubblicato un altro video ironico di fronte a una montagna di rifiuti in Perfecto Lacoste: «Qui si stanno raccogliendo firme affinché raccolgano la spazzatura. Per una città migliore». La crisi, nel frattempo, travolge anche Matanzas e altre province.
Un commentatore ha avvertito Ferrera, tra scherzo e una genuina preoccupazione: «Amico, prenditi un bodyguard, che Comunales ti farà giustiziare». Un altro, con la rassegnazione data da 67 anni di dittatura, ha lasciato scritto: «È bene filmarlo, per caso un giorno arrivi il capitalismo, così le nuove generazioni vedano una delle conquiste della rivoluzione».
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