L'attore cubano Rigoberto Ferrera ha lanciato una critica feroce al governo dopo aver ascoltato la più recente proposta ufficiale per affrontare la crisi elettrica: generare energia a partire dalla biomassa.
In un video pubblicato sul suo account di Instagram, Ferrera ha reagito con ironia e rabbia all'idea di produrre elettricità da rifiuti organici, collegandola direttamente al discorso del potere.
"La energia utile prodotta dalla combustione della biomassa è la nuova soluzione per la crisi energetica a Cuba," affermò in tono sarcastico.
"Sa cosa è la biomassa? Gli escrementi degli animali. Con la quantità di merda di cui si è parlato in quel discorso, Cuba avrebbe avuto luce per 10 anni. Non sanno sfruttare le risorse," sentenziò mordace.
La pubblicazione ha generato un'ondata di reazioni e commenti. Tra questi, quello del cantante Leoni Torres, che ha scritto: "Con tutto il fango che hanno parlato, danno energia all'intero paese per 10 anni".
Le parole di Ferrera hanno colpito un sentimento diffuso nella popolazione: l'indignazione verso un potere che, in mezzo a blackout interminabili, propone soluzioni che sembrano più propaganda che reali rimedi.
La crisi economica ha colpito tutti gli aspetti della vita quotidiana - cibo, trasporto, servizi di base - e l'elettricità è diventata un lusso intermittente.
Invece di assumersi responsabilità e fornire risposte concrete, il governo insiste su racconti che sembrano sempre più distanti dalla realtà che vivono i cubani.
La risposta dell'attore al discorso vuoto del governante
La reazione dell'attore arriva dopo che il governante Miguel Díaz-Canel ha presentato pubblicamente l'idea di produrre energia a partire da "residui" convertiti in biogas, come parte di una presunta strategia per ottenere sovranità energetica.
Durante una conferenza con giornalisti di media ufficiali e corrispondenti di piattaforme affini, Díaz-Canel ha sostenuto che Cuba può generare elettricità utilizzando biomassa, ovvero rifiuti organici che, trasformati in biogas, servirebbero per cucinare, illuminare abitazioni e persino muovere generatori elettrici.
"Il biogas, trasformare i rifiuti in energia," ha spiegato il presidente, assicurando che con impianti di biogas si potrebbero creare "gasogeneratori" in grado di produrre corrente.
L'annuncio avviene in un contesto di profonda crisi elettrica.
Lo stesso Díaz-Canel ha ammesso che il paese è da settimane senza poter utilizzare gran parte della sua generazione distribuita a causa della mancanza di carburante. Secondo quanto dichiarato, ci sono più di 1.300 megawatt installati in quel sistema, ma sono fermi per assenza di gasolio e combustibile.
Ha anche riconosciuto che il deficit durante le ore di punta è oscillato tra 1.600 e 2.000 megawatt, il che si traduce in blackout massivi e prolungati in tutto il paese.
Il governante ha nuovamente sottolineato che la mancanza di combustibile è dovuta a pressioni esterne e sanzioni, mentre pone come priorità la fornitura ai settori produttivi durante il giorno, a scapito di maggiori interruzioni per le famiglie, anche all'Avana.
La proposta del biogas è stata presentata come un'opportunità per ridurre la dipendenza energetica. Arriva in un momento in cui le città cubane sono sommese dai rifiuti, i servizi comunali sono in crisi e l'accumulo di scarti è diventato un problema sanitario evidente.
In questo contesto, l'idea di generare "luce dai rifiuti" è stata vista da molti come un altro discorso scollegato dall'urgenza reale: la gente ha bisogno di elettricità adesso, non di promesse futuristiche mentre i rifiuti si accumulano e i blackout continuano a segnare la vita quotidiana.
La burla amara di Rigoberto Ferrera non si limita a una frase, ma rappresenta un modello che, con la sua inefficienza e la mancanza di risposte pratiche, ha condotto Cuba a una situazione limite.
In un paese dove la crisi economica attraversa tutto, l'elettricità non è più solo un servizio: è un simbolo del collasso.
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