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Mientras i blackout continuano senza soluzione a causa delle condizioni insufficienti in cui opera l'infrastruttura elettrica a Cuba, e il SEN si dedica, giorno dopo giorno, a fornire informazioni dettagliate su ritardi, disagi, incidenti e altro, all'improvviso compare un altro problema, molto più grave, all'orizzonte.
La crisi agonica che sta attraversando l'economia cubana si aggraverà nei prossimi mesi, poiché alla mancanza di petrolio per soddisfare le esigenze basilari della popolazione si aggiunge un'altra minaccia, di fronte alla quale il regime non dispone di strumenti per affrontarla. Si tratta dell'aumento dei prezzi dei principali prodotti agricoli di base, che potrebbe arrivare nel 2026 a un 8.5% a causa del conflitto con l'Iran. Questa è una previsione che gli analisti internazionali hanno già iniziato a includere nei loro rapporti, poiché si ritiene che la chiusura dello stretto di Hormuz abbia inflitto un duro colpo agli scambi di questi prodotti a livello mondiale.
In caso che il conflitto entrasse in una fase più complicata di quella vissuta finora, e che potesse verificarsi una chiusura dello stretto per sei mesi, con il blocco e la paralisi delle trattative tra Stati Uniti e Iran, la situazione potrebbe risultare particolarmente complessa.
In tal caso, i settori più colpiti dalla loro dipendenza dal petrolio o da materie prime derivate dal petrolio, come nel caso dell'agroalimentare, si troverebbero in una situazione altamente compromessa. Ad esempio, l'aumento dei prezzi dei fertilizzanti si rifletterà direttamente sui prezzi dei generi alimentari che aumenteranno in modo significativo entro la fine di quest’anno.
D'altro canto, l'aumento dei prezzi dell'energia influisce sulle diverse fasi della produzione alimentare, dalla coltivazione dei semi fino al raccolto, passando per la lavorazione, lo stoccaggio e il trasporto verso i mercati di consumo. Alcune analisi prevedono che il prezzo medio globale dei principali prodotti agricoli di base potrebbe aumentare dell'8,5% quest'anno e del 3,8% nel 2027, cifre che si discostano dalle stime precedenti al conflitto, che erano dello 0,7% e del 2,5% rispettivamente.
La economia cubana, altamente dipendente dall'estero per soddisfare le necessità alimentari della popolazione, a causa dell'improduttività strutturale del settore agropecuario nazionale, deve prepararsi a pagare prezzi più elevati e, soprattutto, a cercare finanziamenti, che è difficile ottenere in questo momento.
Bisogna muoversi e farlo in fretta, perché l'alternativa per il regime, cioè la donazione a fondo perduto, si complicherà in un contesto mondiale in cui molti paesi avranno anche difficoltà ad acquisire cibo. Pertanto, i prezzi più elevati che si dovranno pagare per soddisfare le esigenze di acquisto degli alimenti aumenteranno il saldo deficitario della bilancia dei pagamenti esteri, compromettere l'obiettivo di un equilibrio esterno, dal quale nel 2026 si potrà già dimenticare.
E se gli alimenti indicano uno scenario complicato di prezzi in aumento per il regime castrista, il l'altro componente dei prezzi che sarà maggiormente colpito dalla crisi sarà il trasporto, che nell'IPC dell'economia cubana ha già registrato un aumento a partire dallo scorso febbraio, con incrementi ben superiori alla media che tornano a ostacolare la necessaria stabilizzazione dell'economia, in questo caso, dei prezzi. Ad esempio, l'aumento delle spese di trasporto marittimo renderà più difficile per l'economia cubana affrontare il pagamento dei costi elevati del trasporto via mare, per i quali sono previsti incrementi tra il 15% e il 20%.
La revisione della tassa di variazione del PIL dell'economia per il 2026, che il piano del governo prevedeva all'1% ma che la CEPAL, nelle sue ultime previsioni, ha collocato a -6,5%, ha molto a che fare con questo scenario critico in cui il ciclo vizioso dell'economia cubana si stringe, e si accumulano anomalie che il regime comunista non sarà in grado di risolvere con la sua pratica abituale. È necessaria una profonda trasformazione per poter superare la grave crisi che è già in corso. Poi, daranno la colpa al blocco.
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