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Il sacerdote cattolico cubano Alberto Reyes Pías ha pubblicato un nuovo messaggio su Facebook, in cui smonta la narrativa ufficiale del regime riguardo a vari casi di repressione recente e espone ciò che, a suo avviso, si nasconde dietro ciascuno di essi.
Sotto il titolo "Ho pensato a ciò che è e a ciò che non è", il parroco di Esmeralda, Camagüey, apre con una premessa che attraversa tutto il testo: "In questo mondo, non tutto è come sembra, e a Cuba, questa regola si massimizza".
Il primo caso che analizza è quello di Jonathan David Muir Burgos, di 16 anni, arrestato a marzo dopo aver partecipato a manifestazioni a Morón, Ciego de Ávila, recluso in un carcere di massima sicurezza e accusato di sabotaggio.
"Jonathan è un oggetto politico, è un avvertimento contro i giovani, contro i genitori dei giovani e persino un avvertimento contro le Chiese", dice Reyes. "È un trofeo del potere e, pur di mantenere quel trofeo, non importa privarlo della sua condizione di persona, non importa romperlo, non importa se si distrugge".
Il sacerdote affronta anche la detenzione di Ernesto Ricardo Medina e Kamil Zayas Pérez, membri del progetto audiovisivo El4tico, di Holguín, arrestati a febbraio durante un'operazione che ha incluso la confisca di attrezzature e macchine fotografiche.
"Se Ernesto e Kamil fossero terroristi o promotori di un linguaggio d'odio, la società avrebbe accolto con favore il loro arresto," avverte il sacerdote, che sottolinea che il loro arresto è "il messaggio alto e chiaro di un Governo deciso a non tollerare voci dissidenti."
Il testo menziona Anna Sofía Benítez Silvente (Anna Bensi), un'attivista di 21 anni in arresto domiciliare dal 25 marzo, e il collettivo "Fuera de la Caja", i cui membri hanno subito molestie da parte della Sicurezza dello Stato nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie.
"Se Anna Sofía e i ragazzi di 'Fuera de la Caja' fossero giovani disorganizzati, alienati, squilibrati, questo Governo non si sarebbe neanche scomodato ad ascoltarli," esprime Reyes.
E aggiunge: "Sono la voce della giovane gioventù cubana, sono l'espressione del sentire reale delle nuove generazioni. La loro persecuzione e il loro assillo non sono un atto di giustizia nei confronti della Rivoluzione, ma un tentativo di eradicazione di un pericolo".
La colonna smonta anche la campagna "La mia firma per la patria", lanciata dal Partito Comunista il 19 aprile, con cui il regime vanta oltre 6,2 milioni di firme raccolte.
Un audio filtrato del 2 maggio espone ordini diretti di firmare sotto la minaccia di licenziamento in luoghi di lavoro, scuole e magazzini.
Per il sacerdote, la campagna "non è altro che un ulteriore promemoria di chi ha il piede sul nostro collo, non è altro che un'altra prova di quanto possa essere controllato un popolo attraverso la paura".
El P. Reyes chiude con una domanda che riassume l'arbitrarietà del sistema: "Può una vetrina rotta costare 15 anni di vita?", in riferimento ai più di mille prigionieri politici incarcerati dal 11 luglio 2021, ai quali il regime si riferisce come "promotori dell'ordine pubblico" e "distruttori della proprietà sociale".
"Questo pueblo non è stupido, e al di là di quello che sembra, tutti sappiamo cosa è ogni cosa", conclude, in quella che costituisce una delle sue dichiarazioni più dirette e documentate contro la dittatura.
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