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Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Lin Jian, ha respinto mercoledì le accuse del segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, su presunti operazioni di spionaggio cinese a Cuba.
Jian ha definito la cooperazione sino-cubana come «completamente legittima, trasparente e conforme al diritto internazionale».
La risposta di Pechino - citata dall'agenzia Efe - arriva poco dopo che Rubio ha dichiarato in un'intervista con Fox News che il regime cubano ha «accolto avversari degli Stati Uniti per operare all'interno del territorio cubano contro i nostri interessi nazionali, con totale impunità»; e ha avvertito che Washington non tollererà questa situazione «a solo 90 miglia dalle coste degli Stati Uniti».
Lin Jian è stato categorico oggi nel respingere quelle accuse.
«Inventare pretesti e diffondere voci per diffamare non può servire da giustificazione per il blocco brutale e le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro Cuba», ha affermato.
Il portavoce cinese ha inoltre accusato Washington di violare «gravemente i diritti dei cubani alla sopravvivenza e allo sviluppo» e di contravvenire «alle norme fondamentali delle relazioni internazionali» con un embargo che dura da oltre sei decenni e i cui danni accumulati superano i 170,677 milioni di dollari.
Pechino non si è limitata a respingere le accuse, ma ha formulato una richiesta diretta:
«La Cina sosterrà fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale, e esorta gli Stati Uniti a porre fine immediatamente al blocco e alle sanzioni contro Cuba, così come a qualsiasi forma di coercizione o pressione».
La Cancelleria cinese ha anche condannato le pressioni di Washington per «compromettere la pace e la stabilità regionali», e ha esortato l'amministrazione Trump ad «ascoltare la voce della giustizia».
Nella stessa linea, la nazione asiatica ha ribadito che «continuerà a offrire il proprio supporto e assistenza di fronte alle ripetute minacce degli Stati Uniti», e che «è pronta a collaborare con tutte le parti per tutelare la sovranità e la sicurezza nazionale di Cuba, così come per opporsi all'interferenza esterna».
Perché gli Stati Uniti avvertono di presunto spionaggio?
Le accuse di Rubio si basano su un rapporto del Centro di Studi Strategici e Internazionali che ha identificato almeno quattro installazioni di intelligence delle segnalazioni gestite dalla Cina a Cuba: Bejucal, El Wajay, Calabazar ed El Salao, quest'ultima situata a soli 70 miglia dalla Base Navale di Guantánamo ed equipaggiata con sistemi in grado di tracciare segnali a migliaia di chilometri.
Le immagini satellitari analizzate fino a marzo del 2024 mostrano una progressiva espansione di queste strutture dal 2021, e un rapporto ufficiale statunitense di dicembre 2024 ha elevato il numero totale ad almeno 12 siti attivi nell'isola.
Le dichiarazioni di Pechino arrivano in un momento di massima tensione tra Washington e L'Avana.
Este martedì il Senato degli Stati Uniti ha respinto con 51 voti contro 47 una risoluzione democratica che cercava di impedire al presidente Trump di ordinare azioni militari contro Cuba senza l'autorizzazione del Congresso.
Il contesto bilaterale cino-cubano spiega anche la fermezza della risposta cinese. Lo scorso gennaio, Trump ha firmato un'ordine esecutivo che ha dichiarato Cuba «minaccia insolita e straordinaria» per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e ha imposto dazi ai paesi che forniscono petrolio.
In risposta a quella pressione, Xi Jinping ha approvato 80 milioni di dollari in aiuti finanziari e 60.000 tonnellate di riso per Cuba.
A questo si è aggiunto che i cancellieri Wang Yi e Bruno Rodríguez hanno concordato a marzo di elevare le relazioni bilaterali a «livelli superiori», secondo conversazioni sostenute tra i rispettivi ministeri.
In febbraio, lo stesso Lin Jian aveva già anticipato la posizione di Pechino dichiarando che «la Cina, come sempre, offrirà a Cuba supporto e aiuto nella misura delle sue possibilità» di fronte alle minacce di Washington.
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