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Il presidente Donald J. Trump ha dichiarato il 29 gennaio una "emergenza nazionale" di fronte a quella che ha definito “una minaccia insolita e straordinaria” che rappresenta il Governo di Cuba per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti.
La misura, formalizzata tramite un Ordine Esecutivo firmato alla Casa Bianca, introduce un nuovo sistema tariffario rivolto ai paesi che forniscono direttamente o indirettamente petrolio all'isola.
La decisione si basa sulla "Legge sulle Emergenze Nazionali" e sulla "Legge sui Poteri Economici di Emergenza Internazionale", e risponde all'allineamento del regime cubano con “paesi ostili, gruppi terroristici transnazionali e attori maligni avversi agli Stati Uniti”, tra cui Russia, Cina, Iran, Hezbollah e Hamas.
Secondo quanto chiarito dall'ex segretario assistente del Dipartimento di Stato, , la dichiarazione di emergenza nazionale riguardante Cuba non è nuova, bensì una continuazione di quella emessa il 1° marzo 1996, dopo l'abbattimento di due aerei umanitari statunitensi da parte di caccia cubani, evento che ha causato la morte di tre cittadini statunitensi e un residente permanente.
Questa emergenza è stata prorogata annualmente da presidenti succedenti, inclusa l'ultima proroga firmata da Trump il 24 febbraio 2025. La novità del documento attuale è l'inclusione di dazi contro i paesi che vendono o forniscono petrolio al regime cubano.
Le ragioni della minaccia: Alleanze pericolose e minacce dirette
La Casa Blanca sostiene che Cuba ospita la più grande installazione di intelligence russa all'estero, utilizzata per spiare e rubare informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale statunitense.
Inoltre, accusa il regime cubano di sviluppare una “profonda cooperazione” con la Repubblica Popolare Cinese in materia di difesa e intelligence, così come di offrire rifugio sicuro a organizzazioni terroristiche come Hezbollah e Hamas.
Queste relazioni, secondo La Casa Blanca, creano un "ambiente sicuro" affinché questi gruppi espandano la loro influenza economica e militare nell'emisfero occidentale, ciò che Washington interpreta come un tentativo deliberato di destabilizzare la regione e minacciare direttamente gli Stati Uniti.
La prima misura dura: dazi per chi rifornisce Cuba
La ordinanza firmata da Trump autorizza l'imposizione di dazi aggiuntivi sui beni importati da paesi che forniscono petrolio a Cuba, anche indirettamente attraverso terzi.
Il Dipartimento del Commercio e il Dipartimento di Stato saranno responsabili dell'identificazione delle nazioni coinvolte e dell'applicazione delle sanzioni corrispondenti. La Casa Bianca ritiene che questo meccanismo permetterà di “responsabilizzare il regime cubano” e di interrompere il suo accesso a risorse strategiche.
La disposizione conferisce anche ampie facoltà al presidente per modificare le misure se L'Avana, o i paesi interessati, adottano passi significativi per allinearsi con gli obiettivi di sicurezza nazionale e politica estera degli Stati Uniti.
Minaccia ai valori democratici e destabilizzazione regionale
Il comunicato presidenziale sottolinea che il regime comunista cubano è un attore che "perseguita e tortura i suoi oppositori politici, nega la libertà di espressione e di stampa e si approfitta in modo corrotto della miseria del suo popolo".
Inoltre, lo accusa di “diffondere le sue idee e politiche comuniste in tutta la regione”, il che, secondo Washington, rappresenta una minaccia per i valori democratici e per l'ordine emiterraneo.
L'amministrazione Trump sottolinea che l'emergenza nazionale non mira solo a fermare le alleanze militari e di intelligence del regime cubano, ma anche a sostenere "le aspirazioni del popolo cubano a una società libera e democratica".
La misura fa parte di una linea d'azione più ampia promossa dal presidente Trump sin dal suo primo mandato, che include restrizioni migratorie, sanzioni economiche e la reversibilità degli approcci attuati durante l'amministrazione di Barack Obama.
La Casa Bianca assicura che il suo obiettivo è “proteggere gli interessi nazionali e chiedere conto al regime comunista cubano per i suoi atti malvagi”.
Washington, con la dichiarazione di emergenza nazionale, formalizza il suo giudizio sul regime dell'Avana e lo colloca nel panorama geopolitico non solo come un avversario ideologico, ma come un rischio concreto per la sicurezza degli Stati Uniti e la stabilità regionale.
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