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La compagnia privata cubana Havana Agro SURL ha lanciato una forte denuncia pubblica contro l'Istituto di Ingegneria Agricola del Ministero dell'Agricoltura (MINAG), accusandolo di imporre ostacoli “in modo reiterato e intenzionale”, che stanno influenzando il suo funzionamento e limitando l'accesso dei produttori a attrezzature moderne nel paese.
In un comunicato diffuso sui social media, la mipyme ha assicurato che la situazione è giunta a un punto critico.
“Tenendo conto dell'impossibilità di mantenere un sistema di lavoro coerente e un dialogo costruttivo con la direzione dell'Istituto […] abbiamo preso la seguente decisione”, hanno indicato.
A seguito di ciò, l'azienda ha annunciato che ridurrà temporaneamente la sua attività a “importare, assemblare e commercializzare […] unicamente le attrezzature agricole già validate nel paese o in via di validazione”.
Si assicura che quella misura sarà valida “fino a quando non saranno nuovamente create le condizioni necessarie” per un ambiente di lavoro “adeguato, trasparente, proficuo”.
"Interpretano le norme a convenienza."
Il nucleo della denuncia punta direttamente al funzionamento istituzionale.
Habana Agro accusa l'entità statale di agire con discrezionalità: “Continua a creare ostacoli […] interpretando le norme giuridiche vigenti a convenienza e interpretazione individuale.”
Secondo l'azienda, questa dinamica ha bloccato i processi di validazione di nuovi apparecchi, il che influisce direttamente sul settore agricolo.
“Si impedisce che i nostri produttori agricoli cubani accedano senza difficoltà a equipaggiamenti di prima linea, a prezzi accessibili in moneta nazionale”, avvertono.
Il comunicato sottolinea che questi apparecchi potrebbero essere acquisiti anche con "facilità di pagamento attraverso le istituzioni bancarie", un aspetto che considerano fondamentale "in un contesto di alta e crescente dollarizzazione".
La mipyme insiste nel fatto che ha cercato di mantenere una relazione di cooperazione.
"La nostra azienda ha sempre dimostrato un approccio costruttivo", hanno assicurato.
Dettagliarono, inoltre, che hanno presentato “le proposte di lavoro congiunto più varie […] a beneficio economico” che sono state “oggetto di costante rifiuto, mancanza di interesse e disattenzione sistematica”.
"Affettano l'Economia Nazionale"
Il tono del messaggio si indurisce nel valutare le conseguenze di questi ostacoli.
“Ci troviamo di fronte a un chiaro esempio di funzionari pubblici che con il loro atteggiamento […] influenzano radicalmente l'Economia Nazionale, i Sistemi Produttivi cubani e la popolazione contadina”, denuncia il testo.
L'azienda sottolinea che il problema non è isolato, ma colpisce in un momento di crisi: “Specialmente in un contesto di grave e persistente crisi multifattoriale del paese”.
A dispetto del conflitto, Habana Agro ha assicurato che continuerà a puntare sulla cooperazione: “Continueremo a promuovere la realizzazione di alleanze costruttive [...] con o —come ben mostra questo triste esempio— senza il supporto delle istituzioni direttive”.
Ha anche ribadito la sua visione sul ruolo del settore privato: “Il settore privato cubano per diritto proprio costituisce un attore economico con il suo giusto posto”.
Incrocio di commenti: Tensione e rimproveri
La pubblicazione ha generato un intenso dibattito sui social media, dove non sono mancate posizioni contrastanti.
Un utente ha ritenuto che entrambe le parti abbiano responsabilità e ha sottolineato un problema strutturale: “Il nostro sistema non è progettato per riconoscere che un settore privato ha la possibilità di sostituire funzioni della parte statale”.
L'azienda ha risposto con fermezza: “Per esprimere un giudizio coerente, la prima cosa è essere ben informati”, aggiungendo che non ci si deve “assumere il ruolo di arbitro quando non si ha la più pallida idea dei problemi”.
Nella sua replica, Habana Agro è stata ancora più esplicita riguardo alle cause della sua decisione: “Motivata fondamentalmente dal disinteresse, dal cattivo lavoro e da un burocratismo rigido che impedisce il buon funzionamento dei processi”.
Un'altra internauta ha affermato che la relazione tra i due settori è impraticabile: “Mescolare enti statali [...] con aziende private è come voler mescolare acqua e olio”.
L'azienda ha risposto evidenziando un problema di fondo: “Non sono stati creati i presupposti soggettivi che favoriscano questa relazione di lavoro.”
In quel confronto, lanciò una delle sue critiche più dure: “Molti funzionari pubblici […] vedono il settore privato come nemici, banditi o una classe inferiore”.
Ci sono stati anche appelli a una risposta istituzionale. “È ora di […] una risposta del Ministero dell'Agricoltura”, ha commentato un altro esperto.
L'azienda ha precisato: “Non si tratta di una denuncia, ma dell'annuncio di una nuova strategia commerciale”, anche se ha insistito: “Che ci smentiscano, perché elementi per farlo non esistono”.
Di fronte a domande riguardanti il percorso utilizzato, la mipyme ha difeso la sua decisione: “L'obiettivo della pubblicazione è l'informazione commerciale […] La via ufficiale è già in uso per esporre gli ostacoli”.
Un conflitto in mezzo alla crisi agricola
Il caso di Habana Agro si verifica in un contesto in cui le autorità hanno approvato norme per promuovere la cooperazione tra il settore statale e quello privato, ma dove l'attuazione pratica continua a fronteggiare ostacoli.
L'azienda, dedicata all'importazione, assemblaggio e commercializzazione di macchinari agricoli e attrezzature per la lavorazione degli alimenti, ha sostenuto in altre pubblicazioni la necessità di promuovere la produzione "senza ostacoli, senza burocrazia, con supporto istituzionale".
La denuncia avviene in un momento di profonda contraddizione: il regime ha appena messo in vigore il Decreto-Ley 114 che consente associazioni tra enti statali e privati, e ha approvato lo scorso dicembre il Decreto 143, che elimina il monopolio di Acopio e autorizza le mipymes a partecipare alla commercializzazione agroalimentare.
Il caso illustra che, nonostante queste misure, le istituzioni statali di base continuano a operare con logiche di blocco e controllo verso il settore privato, che rappresenta un terzo dell'occupazione a Cuba e domina il 55% del commercio al dettaglio, ma rimane escluso da settori strategici.
Il contesto è una crisi alimentare senza precedenti: la produzione di riso è diminuita del 81%, le radici del 44%, le uova del 61% e la carne di maiale del 93,2%.
Cuba importa tra il 70% e l'80% dei suoi alimenti, con una spesa annuale di circa 2.000 milioni di dollari.
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