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Kamil Zayas Pérez, uno dei creatori del progetto audiovisivo indipendente El4tico, ha scritto lo scorso 17 aprile una lettera manoscritta dalla sede di Istruzione Penale di Holguín in cui denuncia che il regime cubano sa solo lanciare in prigione chi ha il coraggio di aprire la bocca per rendere omaggio alla verità.
La lettera è stata pubblicata su Facebook da Paula Amador Lobón, che ha sottolineato che sono già passati più di 70 giorni dalla detenzione del giovane: "Nessuno dovrebbe essere in prigione per aver espresso il proprio pensiero. Kamil ed Ernesto devono essere liberati e Cuba deve smettere di essere la fattoria dei Castro."
Kamil e il suo compagno sono stati detenuti il 6 febbraio 2026 in un'operazione in cui sono stati sequestrati anche attrezzature e materiali di lavoro. Da allora, entrambi rimangono in carcere in attesa di giudizio, affrontando accuse di propaganda contro l'ordine costituzionale, secondo quanto riportato dalla Procura di Holguín.
Nel testo, Kamil spiega il motivo d'essere di El4tico: "È nato con l'intento di affrontare e analizzare la narrativa così pittoresca e immaginativa che ci viene proposta in ogni discorso politico, i quali sono carichi di punti su cui dissentiamo, ed è nostro dovere segnalarli man mano che emergono."
Quello che è iniziato come un umile stanzino, sono riusciti a trasformarlo in uno spazio di riferimento per molti cubani che cercano analisi critiche al di fuori dei media ufficiali.
In sua difesa, la famiglia ha presentato un ricorso di habeas corpus, che è stato accolto dal Tribunale di Holguín, anche se senza esito favorevole per i detenuti.
Per quanto riguarda Ernesto, l'altro membro del progetto, ha rifiutato di registrare un video di pentimento e di ritrattazione, secondo quanto riferito da fonti vicine alla sua famiglia.
La pressione internazionale è aumentata. Il diplomatico americano Mike Hammer ha conversato con i familiari dei detenuti, esprimendo la necessità di continuare a insistere affinché vengano liberati. Inoltre, Amnesty International ha anche chiesto la loro liberazione, unendosi al grido di organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo.
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