La pubblicazione di una nota di CiberCuba sulla propaganda del regime ha scatenato un'onda di reazioni su Facebook che hanno riflesso, con crudezza, lo stato d'animo di molti cubani dentro e fuori dall'isola.
In pochi minuti, il post si è riempito di commenti che oscillavano tra l'indignazione, la derisione e la stanchezza accumulata dopo anni di crisi. “'Sempre vinceremo'… anche se non c’è nulla da mangiare” ha titolato il media per raccogliere le parole espresse questo sabato da Miguel Díaz-Canel davanti ai componenti dell'Associazione dei Combattenti della Rivoluzione Cubana (ACRC).
Il tono predominante è stato di rifiuto frontal. Per una grande parte degli utenti, la retorica del governante risulta non solo scollegata dalla realtà, ma anche offensiva.
“Questo è uno scherzo,” ha scritto un utente, tracciando una linea che si ripeterà decine di volte. Altri sono stati più diretti: “Lo scherzo del giorno”, “Che meme carino” o “Fa ridere”, commenti che evidenziano come il discorso ufficiale sia percepito sempre più come qualcosa di caricaturale.
Tuttavia, dietro l'umorismo si cela un profondo senso di disagio. Numerosi commenti hanno evidenziato quella che consideravano una palese contraddizione tra il discorso politico e le condizioni di vita a Cuba.
“Non c'è da mangiare per il popolo, ma loro mangiano nei posti migliori”, ha riassunto un internauta. Un altro commento, corretto nella sua redazione, insisteva: “Con la pancia piena sì, ma con la fame di 67 anni di regime è molto difficile”.
L'idea che la dirigenza viva in condizioni privilegiate mentre il cittadino comune affronta la scarsità è stata uno dei temi più ripetuti. “Loro sì devono mangiare; il popolo no”, è stata ripetuta quasi come un ritornello nel corso di centinaia di interventi.
In questo stesso senso, un altro utente ha messo in discussione: “Come si può vincere senza cibo, senza luce e senza medicine? Non ha senso”.
Sono stati molti anche i messaggi che hanno messo in dubbio la stessa validità del discorso ufficiale. “Senza cibo non c'è forza per combattere”, ha scritto un commentatore, mentre un altro ha aggiunto: “Se non mangi, non puoi vivere; tanto meno vincere”.
Tra le risposte, alcuni utenti hanno offerto riflessioni più ampie sul concetto di "vittoria" promosso dal discorso ufficiale. Uno dei commenti più condivisi ha sottolineato: "Vincere chi? La fame, i blackout, la mancanza di medicine? Perché finora l'unico sconfitto è il popolo".
La frustrazione si è espressa anche attraverso domande retoriche: “Fino a quando quest'uomo continuerà a dire le stesse cose?”, “Chi può credere a questo?”, “Davvero ha detto questo?”. Questi dubbi hanno riflesso non solo incredulità, ma anche una rottura nella fiducia verso le figure del potere.
Un altro elemento ricorrente è stata la referenza alle condizioni quotidiane: blackout, mancanza di cibo, scarsità di medicinali e difficoltà nell'accesso ai prodotti di prima necessità. “Senza cibo, senza acqua, senza energia elettrica, con quali forze si può vincere?”, ha chiesto un utente. Un altro ha aggiunto: “Il popolo è indebolito perché non ci sono alimenti; non si può coprire il sole con un dito.”
In mezzo a questo panorama, alcuni commenti hanno anche messo in evidenza il disfacimento del linguaggio politico tradizionale. “Solo bla, bla, bla”, ha scritto un internauta, mentre un altro riassumeva: “Slogan vuoti senza soluzioni”.
L'uso del sarcasmo è stato un'altra costante. “Vinceremo a digiuno”, ha ironizzato un utente, mentre un altro scriveva: “Fino alla fame sempre”, in chiara allusione a slogan storici.
C'è stato anche spazio per commenti più emotivi, che riflettevano stanchezza e disperazione. “Non ce la faccio più”, “Che tristezza”, “È troppo quello che si deve ascoltare” sono state alcune delle espressioni raccolte. In diversi casi, è stato menzionato l'impatto su bambini e anziani, sottolineando la dimensione umana della crisi.
Molti commenti hanno fatto notare che il problema non è solo economico, ma anche comunicativo. “Non è solo la mancanza di cibo, è la mancanza di rispetto”, riassumeva un utente.
Nel complesso, la reazione sui social media alla pubblicazione di CiberCuba ha funzionato come un termometro del clima sociale. Lungi dall'indurre mobilitazione o sostegno, il motto "sempre vinceremo" è sembrato provocare l'effetto opposto: incredulità, rifiuto e, in molti casi, derisione.
Quanto accaduto conferma una tendenza che si è consolidata negli ultimi anni: lo spazio digitale è diventato un canale dove i cubani esprimono senza filtri il loro disagio, mettono in discussione il discorso ufficiale e condividono esperienze che contrastano con la narrativa istituzionale.
Oltre al tono dei commenti, ciò che emerge con chiarezza è una domanda implicita: soluzioni concrete di fronte a problemi quotidiani. Finché questa distanza persisterà, frasi come quella che ha originato la polemica continueranno a generare reazioni simili.
La pubblicazione, in definitiva, non solo ha provocato interazione (quasi mille commenti in pochi minuti); ha messo in luce una realtà scomoda per il potere: sempre più cittadini non solo dubitano del discorso ufficiale, ma lo confrontano apertamente.
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