
Video correlati:
Almeno cinque medici cubani che hanno abbandonato la brigata medica in Calabria, Italia, si trovano in un limbo amministrativo che impedisce loro di essere assunti dal sistema sanitario provinciale, in mezzo a segnali che il regime cubano preme sulle autorità locali per bloccare il loro reintegro lavorativo, ha riportato Diario de Cuba.
Fonti familiari con il processo segnalano che queste irregolarità potrebbero essere collegate a pressioni esercitate dalla struttura della missione medica cubana per impedire che i professionisti che abbandonano il programma possano integrarsi in modo indipendente nel sistema sanitario italiano.
I medici si erano specializzati nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, e hanno manifestato interesse a lavorare direttamente con il servizio sanitario provinciale (ASP) dopo aver appreso dell'intenzione del governo regionale di ampliare l'assunzione di personale medico straniero per alleviare la grave carenza di professionisti.
Uno dei medici ha raccontato a Diario de Cuba che, nel tentativo di ottenere il proprio certificato di servizio dopo aver lasciato la missione, l'ASP glielo ha negato.
Al presentarsi nell'istituzione, scoprì nel suo fascicolo una comunicazione ufficiale inviata a suo nome da Luis Enrique Pérez Ulloa, capo della missione medica cubana in Italia, che notificava una presunta rinuncia che non aveva mai presentato.
Il caso non è isolato. Altri medici hanno denunciato situazioni simili, in cui le autorità sanitarie italiane hanno ricevuto comunicazioni a loro nome dalla missione medica cubana, senza il loro consenso, il che ha portato a blocchi amministrativi e all'impossibilità di accedere a posti di lavoro al di fuori del programma ufficiale
Questo tipo di manovre fa parte di una catena di contraddizioni amministrative che i medici che decidono di abbandonare le missioni affrontano sistematicamente, e che esperti in diritti umani hanno documentato come parte di un modello di controllo e ritorsione.
In alcuni casi, le decisioni riguardanti le assunzioni sono state annullate verbalmente da funzionari, senza documentazione di supporto né base legale, il che, secondo esperti giuridici, viola il giusto processo e lascia i professionisti in uno stato di indifesa giuridica.
Anche quando le risoluzioni ufficiali avevano approvato la reintegrazione di alcuni medici nel sistema sanitario, queste decisioni furono successivamente annullate in modo informale, senza notifica scritta né giustificazione legale, creando uno scenario di incertezza e arbitrarietà.
La Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha pubblicato un rapporto di 199 pagine in cui si dettagliano le condizioni a cui sono sottoposti i professionisti della salute cubani all'estero.
Tra le condizioni denunciate figura la trattenuta del 75% da parte dello Stato cubano degli stipendi percepiti dai medici all'estero, una pratica che il Parlamento Europeo ha definito questo modello come schiavitù moderna.
A questa situazione si aggiunge la rimozione di benefici come l'alloggio, il che costringe i medici a coprire personalmente i costi dell'abitazione, aumentando la loro vulnerabilità economica mentre continuano a essere soggetti a restrizioni del programma ufficiale.
Il fenomeno è in aumento. Decine di medici hanno abbandonato le missioni negli ultimi mesi in Italia, in un contesto di crescente messa in discussione internazionale di questo modello di esportazione di servizi medici.
"La mia domanda è: come può un semplice cubano come Luis Enrique, senza voce né voto in questo paese, avere tale potere sulle Aziende Sanitarie per impedire a noi che abbiamo deciso di non inviare più denaro al Governo di Cuba di lavorare qui in Italia?"
Archiviato in: