"Impoveriti, esausti, senza speranza", i cubani abbiamo bisogno che Cuba cambi, dice Padura in El País



Leonardo PaduraFoto © FB/Juan Antonio García

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Il scrittore Leonardo Padura, Premio Princesa de Asturias de las Letras, ha pubblicato questo sabato sul quotidiano spagnolo El País un articolo intitolato "¿Y qué va a pasar en Cuba?" in cui descrive con crudezza la situazione che vive l'isola dall'interno e conclude che il cambiamento è un'urgenza per il popolo cubano.

Anche lui, giornalista residente a L'Avana, avverte che sul tavolo ci sono "tutti gli scenari", da "un cambiamento che non cambia nulla" a "qualche tipo di operazione militare dalle conseguenze imprevedibili" eseguita dal Governo degli Stati Uniti, e riconosce che nessuno può prevedere con certezza cosa accadrà.

A giudizio del Premio Nazionale di Letteratura, il presente è uno dei momenti economici e sociali più drammatici di Cuba, aggravato dal blocco energetico dell'amministrazione Trump, che ha paralizzato attività in più settori e si è sommato a una crisi preesistente di blackout prolungati, deterioramento dei trasporti pubblici, mancanza di forniture mediche, inflazione e povertà salariale.

Padura delinea una genealogia della debacle attuale che ha inizio con le riforme di Raúl Castro, le quali, sotto lo slogan "senza fretta, ma senza sosta", hanno comportato lo smantellamento del precedente "sistema egalitario" e hanno aperto il divario della disuguaglianza eliminando le cosiddette "gratuite e indebite".

A quella eredità si sono aggiunti lo scioglimento dei ghiacci con il presidente Barack Obama, che il regime non ha sfruttato, la pandemia che ha devastato il turismo, la riduzione degli aiuti venezuelani e la "tarea di ordinamento" del 2021, che ha unificato le monete ma ha fatto schizzare l'inflazione e distrutto il potere d'acquisto dei cittadini.

Lo scrittore stabilisce una differenza chiave con il Periodo Speciale degli anni novanta: allora le carenze erano "orizzontali", ossia colpivano quasi tutti allo stesso modo e sostenevano il tessuto omogeneo della società. Oggi, al contrario, la crisi è "verticale": "molti sono nei guai, ma un settore già visibile si è arricchito mentre opera con le carenze che lo Stato non è in grado di alleviare", ha opinato lo scrittore.

In base all'opinione di economisti e altri ricercatori sociali, così come al sentire popolare, considerando molteplici variabili, l'attuale crisi supera le carenze degli anni '90, e si trova di fronte a una popolazione decimata, repressa, con molti dei suoi giovani in emigrazione.

Padura critica anche la cattiva gestione degli investimenti del regime: sono stati costruiti hotel per turisti che non sono mai arrivati, mentre si è esitato a investire nell'energia solare, che ora viene installata a ritmo accelerato in luoghi critici.

Sui recenti movimenti del regime, lo scrittore analizza con scetticismo la tardiva misura che autorizza gli emigrati cubani a investire in quasi ogni settore dell'economia, compresi infrastruttura e banca. La decisione esclude i residenti nell'Isola, limitati a piccole e medie imprese. "È come se si assumesse che quelli dentro siano così poveri che non potrebbero nemmeno avviare una fabbrica di scarpe", scrive.

I possibili investitori stranieri agiscono con cautela di fronte a un governo che cambia le regole a suo piacimento, paga male i propri debiti e ha conti bancari congelati mentre promuove l'apertura di altri nuovi, valuta l'autore della saga poliziesca di Mario Conde.

"Cuba deve cambiare, ma non dovrebbe essere perché forze esterne la stanno soffocando, ma perché i cubani, ridotti in miseria, stanchi, senza speranza, abbiamo bisogno che cambi, in molti sensi", conclude Padura.

Il governo cubano guidato da Miguel Díaz-Canel, tuttavia, sembra non rendersi conto di tale urgenza; e reprime incessantemente le voci critiche che cercano di promuovere le trasformazioni. 

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