Oscar Pérez-Oliva cerca di attrarre investimenti dall'esilio sotto "nuove regole economiche" a Cuba



Óscar Pérez-Oliva FragaFoto © YouTube AlmaPlusTV (cattura dello schermo)

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Il Ministero delle Relazioni Estere di Cuba ha condiviso questo mercoledì sul suo sito dichiarazioni recenti del vice primo ministro e titolare del Commercio Estero e degli Investimenti Esteri, Oscar Pérez-Oliva Fraga, riguardo al pacchetto di misure del regime per attirare gli investimenti dei cubani residenti all'estero.

Más che una riforma tecnica, l'annuncio di Pérez-Oliva punta a un obiettivo politico ed economico molto concreto: attrarre capitale dall'esilio verso un'economia soffocata dalla mancanza di valuta, dal calo della produzione e dalla scarsa capacità dello Stato di riattivare settori chiave.

La novità non risiede solo nel permettere nuove modalità di partecipazione agli esiliati, ma nel cambiamento del discorso ufficiale nei confronti di una comunità che per anni è stata riconosciuta soprattutto come fonte di rimesse, ma non come partner diretto negli investimenti.

Con queste nuove regole, il Governo cerca di trasformare i cubani all'estero in investitori potenziali, specialmente in settori come l'agricoltura, i servizi finanziari e le imprese private.

Le dichiarazioni di Pérez-Oliva arrivano in un contesto di crescente deterioramento economico nell'isola, quando il governo ha un urgente bisogno di liquidità.

Tra i cambiamenti più rilevanti è emersa per la prima volta la possibilità che i cubani senza residenza nel paese possano investire direttamente in aziende private e associarsi con attori economici nazionali del settore non statale.

"Questo apre uno spazio diverso per la partecipazione di questa comunità nello sviluppo economico e sociale del paese", ha dichiarato.

L'apertura include l'opzione di effettuare investimenti tramite aziende costituite all'estero sotto la protezione della Legge 118 sugli Investimenti Stranieri, una figura che in precedenza era limitata ai legami con entità statali.

Il governo cubano cerca di rendere parzialmente più flessibile il suo schema tradizionale di controllo economico senza rinunciare ai meccanismi regolatori esistenti.

Nel settore finanziario, le autorità propongono di consentire la partecipazione degli emigrati nella creazione di istituzioni finanziarie non bancarie e banchi d'investimento, previa autorizzazione della Banca Centrale di Cuba. Inoltre, sarà loro permesso aprire conti in valuta con condizioni simili a quelle dei residenti nel paese.

"Stiamo parlando di alleanze che potrebbero essere stabilite, ad esempio, tra il settore privato cubano e il capitale estero legato alla nostra diaspora", ha precisato.

Ha ricordato anche che i residenti all'estero hanno ora la possibilità di partecipare a fondi di investimento e progetti agricoli con accesso a terreni in usufrutto.

Sin embargo, l'annuncio arriva in un momento in cui crescono i dubbi sulla reale fattibilità di attrarre capitali esterni senza profondi cambiamenti strutturali nel Governo di Cuba.

I cubani all'estero non si fidano del regime e si rifiutano di investire a Cuba

La scorsa settimana, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha ribadito che nel caso cubano "non puoi sistemare l'economia se non cambi il sistema di governo", mettendo in discussione direttamente la capacità del modello socialista di generare fiducia e convincere gli investitori internazionali.

In quella stessa direzione, Rubio ha chiesto: "Chi investirà miliardi in un paese comunista?", sottolineando che la mancanza di garanzie istituzionali rappresenta un ostacolo chiave per qualsiasi investimento significativo.

Il Governo cubano promette una maggiore agilità amministrativa e una gestione migliore delle opportunità di business, ma le nuove misure sembrano più orientate a catturare valuta dalla diaspora che a trasformare in modo sostanziale le regole del sistema economico del regime.

"Le porte di Cuba sono aperte per l'investimento della comunità cubana residente all'estero", ha assicurato Pérez-Oliva Fraga.

Il vero desafio, tuttavia, sarà tradurre quella "apertura" in fiducia reale per gli investitori che storicamente hanno dovuto affrontare incertezze giuridiche, restrizioni operative, insolvenze, ritardi burocratici e un ambiente economico altamente centralizzato.

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