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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha messo in dubbio questo mercoledì il tentativo del presidente Donald Trump di limitare la cittadinanza per nascita, in un'udienza caratterizzata sia dal scetticismo dei giudici che dalla presenza inedita dello stesso mandatario in aula.
Durante il dibattito, i magistrati di diverse correnti ideologiche hanno messo in discussione i fondamenti legali dell'ordine esecutivo, lasciando intravedere gravi riserve sulla sua costituzionalità.
Un interrogativo trasversale dal tribunale
Il centro del dibattito è l'ordine intitolato “Proteggere il significato e il valore della cittadinanza statunitense”, mediante il quale il governo sostiene che i figli nati negli Stati Uniti da genitori in situazione irregolare o temporanea non debbano essere considerati cittadini. Tuttavia, i giudici hanno mostrato scetticismo nei confronti di questa interpretazione.
Per oltre due ore, i giudici - sia conservatori che liberali - hanno esaminato la misura che mira a negare la cittadinanza automatica ai figli nati negli Stati Uniti da genitori in situazione irregolare o con status temporaneo.
La presenza di Trump, che è rimasto in tribunale per oltre un'ora, ha infranto le norme tradizionali e ha elevato il profilo politico di un caso considerato cruciale.
Il procuratore generale D. John Sauer si è trovato ad affrontare “una domanda scettica dopo l'altra”, mentre i giudici esaminavano sia il fondamento giuridico che le implicazioni pratiche della misura.
Il caso arriva alla Corte Suprema dopo che tutti i tribunali inferiori che lo hanno esaminato hanno concluso che l'ordine è illegale e hanno bloccato la sua attuazione.
In New Hampshire, il giudice federale Joseph N. LaPlante ha determinato che la misura “probabilmente viola” la Costituzione e la legge federale.
Trump ribadisce il suo discorso
Dopo l'udienza, il presidente non tardò a reagire pubblicamente.
In a post on Truth Social, he called the current policy absurd: “We are the only country in the world stupid enough to allow citizenship 'by birthright'!”
Tuttavia, dati del Pew Research Center contraddicono questa affermazione: almeno 32 paesi mantengono sistemi simili a quello statunitense, mentre altri 50 applicano versioni più restrittive.
Il nucleo del conflitto: La 14ª Emendamento
Il litigio ruota attorno all'interpretazione della Clausola di Cittadinanza del 14° Emendamento, che stabilisce che sono cittadini “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione”.
L'amministrazione Trump sostiene che le persone che si trovano nel paese in modo illegale o temporaneo non siano "soggette alla giurisdizione" statunitense e, di conseguenza, i loro figli non dovrebbero ricevere la cittadinanza automatica.
Questo argomento, sostenuto da alcuni settori conservatori, cerca di reinterpretare un principio consolidato da oltre un secolo.
Lo stesso Sauer ha esortato il tribunale a correggere quello che ha definito “malintesi di lunga data sul significato della Costituzione”, paragonando il caso a sentenze storiche come Brown v. Board of Education (1954) e District of Columbia v. Heller (2008).
Ma l'opposizione all'interno del tribunale è stata altrettanto ferma.
La giudice Sonia Sotomayor aveva già qualificato l'intento come "un compito impossibile alla luce del testo della Costituzione, della sua storia, dei precedenti di questo tribunale, della legge federale e della pratica del Potere Esecutivo".
Impatto potenziale: centinaia di migliaia di bambini
Oltre al dibattito legale, il caso ha conseguenze umane dirette. Secondo stime del Migration Policy Institute e dell'Università Statale della Pennsylvania, più di un quarto di milione di neonati nati ogni anno negli Stati Uniti potrebbero essere colpiti dall'ordine esecutivo.
I critici della misura, compresi i difensori dei diritti civili, sostengono che si tratta di una reinterpretazione radicale del concetto di cittadinanza.
“Abbiamo il presidente degli Stati Uniti che tenta di reinterpretare radicalmente la definizione di cittadinanza americana,” ha affermato Cecillia Wang, direttrice legale dell'Unione Americana per le Libertà Civili.
Inoltre, l'ordinanza non impatterebbe solo gli immigrati in situazione irregolare, ma anche le persone con status legale temporaneo, come studenti o richiedenti di residenza permanente.
Un'offensiva più ampia contro l'immigrazione
L'intento di limitare la cittadinanza per nascita fa parte di una politica migratoria più ampia promossa da Trump, che ha incluso un aumento delle deportazioni, la riduzione del numero di rifugiati ammessi, la sospensione dell'asilo al confine e l'eliminazione delle protezioni temporanee per i migranti.
Il caso rappresenta, inoltre, una nuova prova per una Corte Suprema che, in tempi recenti, ha permesso l'implementazione di alcune politiche migratorie restrittive, anche dopo essere state bloccate da tribunali inferiori.
La Corte Suprema non emetterà una decisione immediata. Si prevede che il verdetto sarà reso noto verso la fine di giugno, ma il suo impatto potrebbe essere profondo e duraturo.
In gioco non c'è solo un'ordinanza esecutiva, ma anche l'interpretazione di uno dei pilastri dell'identità giuridica degli Stati Uniti.
La decisione potrebbe riaffermare un principio storico o aprire la strada a una ridefinizione senza precedenti di chi ha diritto a essere considerato cittadino.
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