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Lo scrittore e columnist spagnolo Juan Soto Ivars è intervenuto nel dibattito sulla controversa flottiglia "Nuestra América" con un messaggio che ha trovato grande risonanza, affermando che ciò che questi attivisti fanno dall'Europa sarebbe impossibile a Cuba.
In un video pubblicato sul suo canale di YouTube, Soto Ivars ha messo in discussione il senso dell'iniziativa sostenuta da figure della sinistra internazionale, tra cui Pablo Iglesias.
Il suo argomento centrale punta a una contraddizione che considera evidente: nei paesi democratici si può difendere il sistema cubano senza conseguenze, ma nell'isola non avviene lo stesso nel senso opposto.
“Puoi girare per la Spagna con una maglietta del Che e dire che la democrazia non esiste... ma provaci a fare in Cuba al contrario,” affermò.
Lo scrittore è andato oltre e ha definito Cuba come un “resort spirituale” per i settori della sinistra occidentale, un luogo al quale viaggiano —secondo quanto ha detto— attratti da una narrazione romantica che ignora la realtà quotidiana dei cubani.
“Difenderanno il governo che opprime il popolo cubano, non il popolo”, ha affermato, in una critica diretta alla flottiglia e a figure come Iglesias, che è stato accusato di partecipare nell'isola mentre annuncia interviste con le autorità del regime.
In his account on X, Soto Ivars reinforced this idea with even harsher messages. "Cuba has been under a dictatorship for 67 years that impoverishes it and prevents the choice of a path to prosperity," he wrote, stating that those who travel to the island do so to "defend the dictatorship, its resort."
Le sue dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato, caratterizzato dalla profonda crisi energetica ed economica che sta attraversando Cuba, con blackout prolungati, scarsità di cibo e carburante, e un crescente malcontento sociale.
La flottiglia "Nuestra América", presentata dai suoi organizzatori come un gesto di solidarietà internazionale, è stata sostenuta dal governo e accompagnata da una narrativa che attribuisce esclusivamente a fattori esterni la responsabilità della crisi. Tuttavia, sempre più voci —incluso da settori storicamente vicini alla sinistra— iniziano a mettere in discussione quella versione.
Uno di questi casi è quello del cineasta egiziano Basel Ramsis Labib, che ha partecipato a iniziative simili verso Gaza e ha sorpreso qualificando il convoglio verso Cuba come “ridicolo”. Secondo quanto dichiarato, l'operazione ha più di spettacolo politico che di aiuto reale, e potrebbe destinare meglio le sue risorse direttamente alla popolazione.
“Cuba non è Gaza”, ha sottolineato, mentre criticava l’“egocentrismo” di alcuni partecipanti.
Le critiche sono arrivate anche dalla stessa comunità cubana. Sui social media, una giovane giornalista cubana residente in Spagna, Náyare Menoyo, ha lanciato una sfida diretta a Pablo Iglesias: vivere un mese a casa sua all'Avana senza privilegi.
“Non portare euro né cibo, vivi con quello che ti daranno lì”, disse, mettendo in discussione il fatto che il politico emetta giudizi dopo essersi incontrato solo con funzionari del Partito Comunista.
Il contrasto tra queste testimonianze e le dichiarazioni dello stesso Iglesias —che ha assicurato che la situazione a Cuba “è difficile, ma non come viene presentata dall'esterno”— ha alimentato la polemica.
Nel frattempo, le parole di Soto Ivars hanno trovato eco in un punto particolarmente sensibile: la differenza tra il discorso politico che viene proiettato dall'esterno e la realtà che affrontano milioni di cubani all'interno dell'isola.
Il suo messaggio finale, carico di ironia, riassume il nucleo del dibattito: se difendere un sistema è così facile da fuori, perché non provare a farlo dall'interno?
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