Un nuovo video diffuso sui social mostra uno dei momenti più tesi - e anche più rivelatori - delle proteste che hanno scosso la città di Morón venerdì scorso: agenti di polizia e funzionari del regime ufficiale sono stati costretti a scappare e a rifugiarsi all'interno della sede locale del Partito Comunista dopo che i manifestanti li hanno affrontati lanciando loro delle pietre.
Le immagini, condivise su Instagram dall'utente Yaciel Magno, catturano come la situazione cambi in modo brusco nel giro di pochi secondi.
All'inizio del video, gli agenti appaiono in strada di fronte all'edificio del Partito. Mantengono distanza con i vicini, discutono con loro e cercano di imporre autorità in mezzo alle grida e al rumore metallico di lattine e pentole battute dai manifestanti.
Il suono dei cacerolazos domina la scena.
Decine di persone - molti dei quali giovani - si raggruppano di fronte agli agenti in uniforme mentre urlano slogan e insulti contro il sistema.
Per diversi secondi, la tensione rimane su quel punto: poliziotti da una parte, cittadini dall'altra.
Ma la situazione cambia all'improvviso.
Quando cominciano a volare i primi sassi, gli agenti arrivati con un atteggiamento provocatorio iniziano a indietreggiare. Prima fanno qualche passo indietro, poi molti di più… fino a quando alla fine iniziano a correre.
Il video mostra chiaramente come gli ufficiali e altri individui in abiti civili - membri dell'apparato repressivo - corrono verso l'edificio del Partito per rifugiarsi all'interno.
La reazione della folla è immediata.
Silbidi, risate e grida accompagnano la ritirata. Alcuni manifestanti celebrano la scena con aperta burlata, mentre altri continuano a lanciare pietre contro la facciata dell'edificio.
Il momento in cui l'autorità si sgretola
Le immagini hanno un carico simbolico difficile da ignorare.
Gli stessi corpi che per anni sono stati utilizzati per intimidire, fermare e colpire coloro che mettono in discussione il potere, alla fine sono scappati di fronte a una folla che non sembrava più disposta a indietreggiare.
Il contrasto è evidente.
Un apparato di polizia abituato a esercitare il controllo su una popolazione spaventata si trovò all'improvviso di fronte a cittadini che avevano perso la paura.
E quando quella barriera psicologica si rompe, anche la forza uniformata che sostiene il sistema inizia a mostrare crepe.
La scena -poliziotti in fuga mentre la gente li deride- riflette fino a che punto la relazione di potere possa invertirsi quando il malcontento sociale raggiunge il suo punto di ebollizione.
Reazioni sui social media
Il video è diventato rapidamente virale e ha generato decine di commenti.
Tra di loro è apparso quello del cantante Yotuel Romero, che ha reagito con un breve ma entusiasta "¡Vamoooos!".
Altri utenti hanno sottolineato il simbolismo del momento.
Una giovane ha commentato: "Insieme sono più di un intero paese, nessuno può fermarli".
Un'altra utente, da Cienfuegos, ha scritto: "Viva Cuba libera".
Un altro commento riassumeva il sentimento di molti: il popolo cubano si è stancato di aspettare, di tacere e di resistere in silenzio; quando la paura svanisce, l'equilibrio cambia.
Proteste che nascono da una crisi profonda
Le manifestazioni di venerdì a Morón non sono nate dal nulla.
Negli ultimi anni, la popolazione ha dovuto affrontare blackout sempre più prolungati, una cronica scarsità di cibo e un deterioramento generalizzato delle condizioni di vita.
Le ore senza elettricità si moltiplicano. Procurarsi cibo di base è diventata una battaglia quotidiana. I mezzi di trasporto sono sempre più rari e il salario perde valore di fronte a un'inflazione che continua a crescere.
In questo contesto, la pazienza sociale si è esaurita.
Ciò che è accaduto a Morón è stata un'espressione diretta di quel malcontento accumulato: i residenti di diversi quartieri sono scesi in strada colpendo pentole e casseruole, gridando "Libertà!" e denunciando la situazione che stanno vivendo.
La risposta dell'apparato repressivo
Come spesso accade in questo tipo di episodi, lo Stato ha reagito inviando forze di polizia per tentare di ripristinare il controllo.
Video diffusivi hanno mostrato il dispiegamento di un veicolo delle forze speciali e agenti che si muovevano verso la zona dove si concentravano i manifestanti.
Tuttavia, il video del momento in cui gli agenti iniziano a correre rivela che l'intervento non è stato così semplice come si aspettava l'apparato di sicurezza.
Durante la protesta si sono registrati anche danni alla sede municipale del Partito e diversi oggetti sono stati incendiati in strada.
I media ufficialisti hanno successivamente riferito che almeno cinque persone sono state arrestate.
Quando la paura cambia lato
Oltre ai dettagli concreti del confronto, le immagini di poliziotti che corrono di fronte ai manifestanti hanno un valore simbolico potente.
Per decenni, il controllo politico a Cuba si è basato su un'intimidazione costante: sorveglianza, arresti, interrogatori e punizioni esemplari contro coloro che sfidano il sistema.
Ma a Morón accadde qualcosa di diverso. La folla non indietreggiò. E quando i cittadini smettono di temere il potere, anche coloro che indossano una divisa iniziano a dubitare della propria autorità.
L'episodio di venerdì suggerisce che sta cambiando la relazione tra lo Stato e la società.
Perché quando la paura cambia fazione, le strade smettono di appartenere al potere.
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