Il fotografo e creatore di contenuti cristiano Iván Daniel Calás Navarro ha pubblicato un video su Instagram in cui risponde direttamente alle dichiarazioni del governante cubano Miguel Díaz-Canel dopo le proteste registrate questo fine settimana nella città di Morón.
Nel suo messaggio, il giovane ha messo in discussione le parole del mandatario, che poche ore prima aveva affermato che le lamentele della popolazione sono "legittime" purché siano espresse con civismo e rispetto dell'ordine pubblico.
Calás Navarro ha respinto questo approccio e ha ricordato episodi storici legati al movimento rivoluzionario che ha portato al potere l'attuale sistema politico cubano.
"Sono legittime le lamentele e i reclami purché si agisca con civismo e rispetto per l'ordine. Da cristiano non inciterò mai alla violenza, ma voi non potete parlare di violenza", ha espresso il giovane nel suo video.
Una critica diretta al discorso ufficiale
Nella sua intervento, il creatore cristiano ha rivolto parte del suo messaggio alle nuove generazioni che, secondo lui, spesso non conoscono certi episodi della storia cubana.
Per illustrare il suo argomento, menzionò eventi accaduti prima del 1959, come l'assalto ai quartieri militari nel 1953 e altri episodi di violenza legati alla lotta contro la dittatura di allora.
Calás Navarro ha affermato che quei fatti, attribuiti a gruppi "rivoluzionari" dell'epoca, contraddicono il discorso attuale del governo quando condanna le proteste o accusa i manifestanti di agire in modo violento.
"Voi non avete la morale per parlare né di civismo né di democrazia," ha affermato.
Il giovane ha concluso il suo messaggio appellandosi alla sua fede cristiana e citando una frase biblica.
"Termino con le parole di il mio Signore, che non è il Partito Comunista di Cuba, è Gesù Cristo. Chi di spada ferisce, di spada perisce", disse.
Proteste, minacce e versioni contrastanti
Il video di Calás Navarro è stato pubblicato un giorno dopo le dichiarazioni di Miguel Díaz-Canel sulle proteste avvenute a Morón.
Il governante ha affermato di comprendere il malessere della popolazione riguardo ai blackout, ma ha insistito sul fatto che le manifestazioni sarebbero accettabili solo se si svolgessero con civismo e rispetto per l'ordine pubblico.
Al contempo, ha lanciato un avviso diretto a coloro che hanno partecipato alle proteste. "Per il vandalismo e la violenza non ci sarà impunità", ha scritto.
Le sue parole sono arrivate alcune ore dopo una notte di forti tensioni a Morón.
Video diffusi in Internet hanno mostrato gruppi di vicini che percorrevano le strade, colpendo pentole e intonando slogan contro il regime.
La protesta ha incluso comportato scontri davanti alla sede municipale del Partito Comunista, dove si sono registrati danni all'edificio e un falò in piena strada.
Uno dei momenti più sconvolgenti della notte è stato catturato in un video che mostra un giovane cadere a terra dopo aver udito uno sparo vicino all'edificio del Partito.
Nelle immagini, il ragazzo è soccorso da diversi manifestanti che lo sollevano e lo sistemano su una motorina per portarlo in ospedale.
Sebbene molte segnalazioni sui social media affermino che sia stato colpito da un proiettile della polizia, i media statali negano questa versione, sostenendo che il giovane si sia infortunato cadendo e che le forze di sicurezza non abbiano mai sparato contro i manifestanti.
Le stesse bugie del regime
I mezzi di informazione legati al governo hanno cercato di presentare i fatti come disordini isolati protagonizzati da un piccolo gruppo di persone presumibilmente manipolate dall'esterno.
Tuttavia, le proteste evidenziano il livello di malcontento presente nella popolazione.
Le autorità hanno inoltre comunicato che almeno cinque persone sono state arrestate dopo i disordini.
Nel frattempo, profili ufficiali hanno diffuso video registrati all'alba in strade deserte per trasmettere l'immagine che la città fosse tornata alla normalità.
La protesta di Morón si inserisce in un'ondata di manifestazioni legate al peggioramento della crisi energetica ed economica che attraversa il paese, uno scenario in cui un numero crescente di cittadini mette in discussione apertamente la gestione del governo.
In questo contesto, i social media sono diventati uno dei pochi spazi in cui cittadini, attivisti e creatori di contenuti possono esprimere pubblicamente il loro dissenso riguardo alla situazione del paese
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