L'attivista cubana Amelia Calzadilla ha invitato il resto del paese a unirsi alle proteste e ai cacerolazos che si sono registrati a L'Avana per diversi giorni consecutivi in mezzo ai prolungati blackout.
En una diretta pubblicata sui suoi social media, Calzadilla ha messo in discussione il fatto che le manifestazioni si concentrino principalmente nella capitale e ha chiesto supporto da altre province.
“È preoccupante che in un momento come questo, in cui L'Avana ha già vissuto sei notti di cacerolazo, di uscire per le strade, di scontri con la polizia, di riprese, di arresti… il resto del paese sia in una condizione di conformismo,” ha affermato.
Durante il suo intervento, l'attivista ha insistito sul fatto che le proteste locali risultano difficili da sostenere se non c'è una partecipazione più ampia da parte dei cittadini in tutto il paese.
“Non possono sostenersi nel tempo a meno che non si uniscano tutti”, ha detto, sottolineando che la situazione che vive la capitale influisce anche sul resto dei cubani.
Calzadilla ha sostenuto che le proteste non dovrebbero essere viste come un problema esclusivo degli habaneri, ma come una situazione che coinvolge tutta la società. “Ciò che stanno facendo gli habaneri ha bisogno di sostegno perché è l'unico modo per riuscire realmente a decimare le forze repressive,” ha espresso.
Ha anche insistito sul fatto che un cambiamento nel paese non avverrà se la popolazione non manifesta apertamente il proprio dissenso. “A meno che il popolo di Cuba non dimostri veramente il proprio discontento, mostrando di essere disposto a un cambiamento nel paese, non otterremo nulla”, ha affermato.
L'attivista risiede da diversi anni in Spagna, da dove continua a svolgere attività per la libertà di Cuba e partecipa a progetti di aiuto per le persone all'interno dell'isola.
Le sue dichiarazioni avvengono in un contesto di proteste legate alla crisi energetica. Negli ultimi giorni si sono sentiti cacerolazos in diversi municipi dell'Avana, tra cui Diez de Octubre, L'Avana Vecchia, Guanabacoa, La Lisa e El Cerro, in mezzo a prolungati blackout che colpiscono migliaia di famiglie.
I residenti hanno denunciato interruzioni di corrente di molte ore, aggravate dalle alte temperature, dalla scarsità d'acqua e dalle difficoltà nel conservare gli alimenti. I cacerolazos, effettuati dalle abitazioni e dai balconi, sono diventati una delle forme di protesta cittadina più visibili di fronte al deterioramento dei servizi essenziali.
In parallelo, organizzazioni di consulenza legale hanno documentato arresti legati a queste manifestazioni. Un monitoraggio recente ha riportato almeno 14 arresti collegati a proteste e cacerolazos registrati dal 6 marzo in diverse località del paese, in un contesto di crescente malcontento per i blackout e le condizioni di vita.
Tra i casi segnalati figurano arresti in quartieri de L'Avana come Lawton e Marianao, così come detenzioni in province come Granma e Ciego de Ávila. In alcuni casi, le persone detenute sono state rilasciate successivamente, mentre in altri non è stata confermata la loro situazione attuale.
Le proteste notturne e i cacerolazos si sono ripetuti per diversi giorni in vari punti della capitale, riflettendo il malcontento dei cittadini di fronte alla crisi energetica che attraversa il paese.
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