“Soy therian y soy un gusano”: L'ironia politica dell'attivista Reyna Barreto dopo anni di prigione



Reyna Yacnara Barreto BatistaFoto © Captura di video Instagram / @nara_yack

L'attivista camagüeyana Reyna Yacnara Barreto Batista, rilasciata dopo aver scontato la pena per le proteste dell'11 luglio 2021, ha pubblicato un video su Instagram in cui ha utilizzato l'estetica del fenomeno “therian” per lanciare un messaggio carico di ironia politica.

“Ciao, sono Nara e sono therian che vive a Cuba. Sono un verme. Anche se non me lo considero, quelli a sinistra me l'hanno detto così tante volte che qualcosa rimane. Anche se mi considero più come una farfalla che vive in un fiume pieno di clarias”, ha affermato nella registrazione. 

Lontano dall'assumere letteralmente il termine "therian" —che si riferisce a persone che affermano di identificarsi simbolicamente con gli animali—, Reyna ha utilizzato il discorso di moda come strumento satirico.

La parola “gusano” è stata per decenni un insulto politico utilizzato dal regime cubano e dai suoi sostenitori per disumanizzare oppositori ed emigrati. Riappropriandosi del termine, la giovane attivista lo ha riformulato e lo ha trasformato in un marchio di identità contestataria.

La metafora si completa con il riferimento alle “clarias”. Nel gergo digitale cubano, “claria” non descrive semplicemente la specie invasiva di pesce introdotta negli anni '90, ma si riferisce ai cosiddetti cibercombatenti del regime: profili sui social media che difendono la narrativa ufficiale e attaccano attivisti, giornalisti indipendenti e voci critiche, spesso dall'anonimato.

In questo contesto, definendosi come “farfalla in un fiume di claria”, Reyna ha trovato l'immagine perfetta per rappresentare la vulnerabilità, la differenza e la resistenza degli attivisti come lei di fronte a un ambiente digitale ostile.

Nonostante il divertente post, il background delle sue parole è segnato da una storia personale drammatica. Reyna è stata ferita durante le proteste dell'11J a Camagüey e successivamente condannata a quattro anni di lavoro correttivo con internamento.

Durante il suo incarceramento ha ricevuto avvertimenti per non legarsi a nuove mobilitazioni civiche, la sua famiglia ha denunciato un deterioramento fisico ed emotivo, e nel 2023 ha perso suo padre mentre era ancora privata della libertà.

Quello stesso anno le fu negata la libertà condizionale. Infine, nel gennaio del 2025, fu rilasciata nel contesto di un processo di liberazione di prigionieri politici.

Dalla sua uscita dal carcere, ha mantenuto una presenza attiva sui social media, dove alterna messaggi personali con posizioni critiche contro il regime.

La sua più recente pubblicazione conferma che continua a utilizzare lo spazio digitale non solo per esprimere opinioni, ma anche per contestare il linguaggio con cui per anni hanno cercato di etichettarla.

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.