La repressione a Cuba si intensifica con l'aumento delle aggressioni alla libertà di espressione



Repressione a Cuba (Illustrazione generata con IA)Foto © CiberCuba/Sora

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La repressione contro la libertà di espressione e di stampa a Cuba si è intensificata nel gennaio del 2026, con un aumento significativo delle aggressioni documentate in tutto il paese.

Secondo il più recente rapporto dell'Istituto Cubano per la Libertà di Espressione e Stampa, l'ICLEP ha registrato 114 aggressioni nel gennaio di quest'anno, il che rappresenta un aumento del 12,9 percento rispetto a dicembre 2025 e una crescita annuale del 67,6 percento rispetto a gennaio dell'anno precedente.

Del totale delle violazioni, 92 riguardavano la libertà di espressione e 22 la libertà di stampa. L'indicatore più allarmante è stato quello delle detenzioni arbitrarie, con 69 casi, pari al 60,5 percento del totale e un aumento del 430,8 percento rispetto a gennaio 2025.

Il rapporto sottolinea che la privazione della libertà, anche per brevi periodi, è diventata il principale meccanismo di intimidazione contro giornalisti, attivisti e cittadini critici.

Sono stati documentati anche 23 attacchi, minacce o aggressioni psicologiche, 15 abusi del potere statale, sei restrizioni nello spazio digitale e un'aggressione fisica.

Sebbene nel mese non siano stati registrati nuovi casi di detenzione, il rapporto avverte che persistono persone incarcerate per aver esercitato il proprio diritto di esprimersi.

La Habana ha registrato 52 violazioni, consolidandosi come il principale epicentro della repressione, seguita da Matanzas con 16, Camagüey con 12 e Villa Clara con 11.

L'ICLEP chiarisce che l'assenza di registrazioni in determinate province non implica l'assenza di repressione, ma possibili limitazioni nel documentarla a causa di maggiori livelli di controllo e autocensura.

Per quanto riguarda i perpetratori, la Sicurezza di Stato è stata coinvolta in 71 eventi e la Polizia Nazionale Rivoluzionaria in 34, il che conferma, secondo il rapporto, il carattere strutturale e istituzionale della repressione.

Si è registrata anche la partecipazione del sistema giudiziario, del sistema penitenziario, di ETECSA e di altre entità statali.

Il profilo delle vittime rivela che gli attivisti sono stati il gruppo più colpito, con 23 casi, seguiti da oppositori, prigionieri politici e giornalisti.

Inoltre, il rapporto sottolinea un preoccupante aumento delle aggressioni contro le donne, che sono passate da 11 casi a gennaio 2025 a 25 a gennaio 2026.

Tra i casi emblematici, spiccano le detenzioni ripetute del giornalista Henry Constantín, direttore del media indipendente La Hora de Cuba, che è stato arrestato in almeno tre occasioni nel corso del mese, in un modello che l'ICLEP definisce come persecuzione sistematica.

Il rapporto identifica anche quattro momenti di intensificazione repressiva legati a congiunture politiche interne e internazionali, inclusi interventi per impedire l'assistenza di attivisti e giornalisti a eventi diplomatici e azioni preventive in date considerate sensibili dalle autorità.

L'ICLEP conclude che l'inizio del 2026 si profila come un periodo ad alto rischio per l'esercizio della libertà di espressione e di stampa a Cuba, con una tendenza verso un uso crescente di detenzioni brevi, sorveglianza preventiva e controllo dell'ambiente digitale come strumenti per neutralizzare il dissenso.

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