La attivista e dirigente provinciale del movimento oppositore Cuba Independiente y Democrática (CID) ad Artemisa, Arelis Rodríguez Silva, ha denunciato in un video la grave crisi che attraversa il municipio di Alquízar e, in generale, il paese.
“Stiamo vivendo una situazione caotica”, ha affermato, descrivendo la chiusura delle scuole, la mancanza di cibo e il collasso dei servizi di base e della salute.
Rodríguez Silva ha spiegato che le autorità hanno inviato i bambini a casa a causa dell'impossibilità di garantire il normale funzionamento dei centri educativi. Secondo quanto riferito, alcuni minori ricevono lezioni informali nelle abitazioni di madri che offrono supporto scolastico.
Ha anche denunciato la chiusura dei punti vendita di alimenti e la quasi totale carenza di prodotti essenziali.
Nel settore sanitario, la sua testimonianza è risultata particolarmente allarmante. L'attivista ha affermato che nell'ospedale locale non c'erano siringhe né farmaci di base quando si è recata per curare un'emicrania. “Non c'è nulla,” ha dichiarato, sostenendo che la precarietà contraddice il discorso ufficiale che minimizza la gravità della crisi.
Rodríguez Silva non è una voce nuova all'interno dell'attivismo cubano. Da anni è stata identificata come leader del CID ad Artemisa e ha preso parte a denunce pubbliche riguardo sgomberi, situazioni di vulnerabilità sociale e presunti abusi da parte delle autorità locali.
In reporti precedenti di media indipendenti è stata documentata la loro attività comunitaria, inclusi il trasporto gratuito di persone bisognose verso centri medici e il supporto a madri a rischio di perdere le loro abitazioni. Sono emersi anche episodi di molestie e brevi detenzioni a causa del loro attivismo.
La denuncia si verifica in un contesto di profonda crisi energetica che tiene Cuba in uno stato di prolungati blackout e deficit cronico di generazione elettrica.
Il degrado del sistema termoelettrico, la mancanza di manutenzione e la scarsità di combustibile hanno paralizzato settori chiave dell'economia e aggravato la vita quotidiana di milioni di cubani.
In parallelo, l'amministrazione del presidente Donald Trump ha inasprito le sanzioni relative alla fornitura energetica all'isola.
A fine gennaio 2026, Washington ha annunciato nuove misure destinate a penalizzare paesi, compagnie di navigazione e aziende che esportano petrolio o derivati a Cuba, con l'obiettivo dichiarato di interrompere le fonti di finanziamento dell'apparato statale cubano.
Dopo la caduta del regime di Nicolás Maduro e l'interruzione delle spedizioni venezuelane, il flusso di petrolio verso l'isola si è ridotto drasticamente, aggravando ulteriormente la già fragile generazione elettrica nazionale.
Esperti e organismi internazionali hanno avvertito che queste restrizioni, unite al deterioramento strutturale del sistema termoeletttrico cubano, stanno avendo un impatto diretto sulla disponibilità di elettricità, il trasporto e il funzionamento degli ospedali e dei servizi fondamentali.
Il testimonianza di Rodríguez Silva si unisce ad altre denunce dei cittadini che descrivono un paese immerso nei blackout, nei prezzi elevati —come il sacco di carbone a 2.500 pesos e l'olio vicino a 2.000— e in una crescente sensazione di abbandono.
“C’è fame, c’è miseria”, concluse nel suo messaggio, responsabile del regime totalitario cubano per oltre sei decenni di crisi accumulata.
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