"Che se ne vadano!": lanciano una campagna per una transizione democratica a Cuba



Campagna per una transizione democratica a Cuba (Illustrazione non reale generata con IA)Foto © CiberCuba / Illustrazione non reale generata da IA

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Una nuova campagna cittadina sotto il motto “Che se ne vadano!” è stata lanciata con l'obiettivo di promuovere una transizione democratica a Cuba e di chiedere l'uscita dal potere del regime che governa l'Isola da oltre sei decenni.

La iniziativa, intitolata “Che se ne vadano! Per una Cuba libera e prospera”, invita i cubani dentro e fuori dal paese a firmare una petizione online ospitata su Action Network e a unirsi a una mobilitazione digitale sui social media.

Nel manifesto, i suoi promotori affermano che “l'agonia del popolo cubano, di fronte alla profonda crisi che lacera la nazione, ci obbliga —come figli di Cuba dentro e fuori dal paese— a chiedere con urgenza la fine della dittatura”.

Proposta di transizione

Il documento sostiene che l'uscita dalla crisi passa attraverso “una transizione verso una democrazia pluripartitica” che consenta di “ristabilire i diritti fondamentali, ricostruire una Repubblica giusta, prospera e sovrana, e aprire un futuro dignitoso per tutti i cubani”.

Tra le misure proposte figurano la liberazione dei prigionieri politici, il ripristino delle libertà fondamentali, l'attenzione all'emergenza umanitaria, il ripristino dei servizi essenziali e lo svolgimento di elezioni libere in tempi ragionevoli.

Il testo invita altresì a “smantellare le imprese e gli organi repressivi e politici della dittatura”, preservare gli archivi ufficiali e canalizzare l’aiuto internazionale attraverso vie indipendenti. Esorta anche la comunità internazionale a non concedere crediti all’attuale governo e a sanzionare i suoi dirigenti nel caso si rifiutino di facilitare una transizione democratica.

La campagna conta tra i suoi primi firmatari l'artista e prigioniero politico Luis Manuel Otero Alcántara e l'oppositore José Daniel Ferrer García, coordinatore generale dell'UNPACU.

Impatto e mobilitazione nelle reti

Il giornalista Mario J. Pentón ha diffuso l'iniziativa sul suo profilo Facebook, dove ha spiegato che la campagna mira a canalizzare il malcontento dei cittadini verso un'azione concreta e ha invitato a firmare e condividere il messaggio, come si può vedere nel suo post.

Facebook / Mario J. Pentón

In precedenza, la pagina ufficiale del movimento aveva ribadito l'appello all'unità dentro e fuori dall'Isola e aveva incoraggiato i cubani a registrare brevi video con la consigna "Que se vayan".

Facebook / Che se ne vadano

In un altro messaggio diffuso sui social, l'attivista Willian Ricardo Expósito ha chiamato all'unità e ha sostenuto che “ciò che fa più male alla dittatura è che il popolo sia unito”, esortando a firmare la petizione e a moltiplicarne la portata, come ha espresso in un video condiviso su Facebook.

La consigna “Que se vayan” non è nuova nel dibattito cubano. La frase è stata utilizzata per anni in esilio e in manifestazioni contro il regime, ed è stata presente anche nel campo musicale, come nella canzone omonima ("Que se vayan ya") interpretata da Willy Chirino insieme a Srta Dayana, Lenier, Micha, Chacal e Osmani García.

Negli ultimi giorni è tornato a farsi notare nel panorama musicale quando il reguetonero Oniel Bebeshito ha pubblicato su Instagram un video in cui appariva quella espressione accompagnata dalla bandiera cubana, un gesto che ha suscitato molteplici interpretazioni in mezzo all'attuale contesto nazionale, segnato da prolungati blackout, scarsità e crescente malcontento sociale.

Anche se l'artista non ha rilasciato una dichiarazione politica esplicita, il frammento del brano interpretato, insieme al post, è stato interpretato da numerosi seguaci come un'allusione al momento che vive il paese.

Il manifesto della nuova convocazione a favore di "una Cuba libera e prospera", da parte sua, si conclude con un appello diretto: “Ogni firma conta. Ogni voce importa”. I suoi promotori insistono sul fatto che l'unità dei cittadini è fondamentale per avviare un processo di cambiamento strutturale a Cuba.

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