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Il ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, ha messo in discussione pubblicamente la politica tariffaria degli Stati Uniti e si è chiesto qual è il limite delle misure adottate contro i paesi che esportano combustibile sull'isola.
In un messaggio pubblicato sul suo profilo X, il cancelliere ha affermato che la decisione annunciata il 29 gennaio dal governo statunitense, che prevede dazi punitivi per le nazioni che vendono petrolio a Cuba, si basa sulla “falsità della presunta minaccia alla sicurezza nazionale”.
Rodríguez ha sostenuto che la misura rappresenta “una sfida di grandi proporzioni per tutti gli Stati” e l'ha qualificata come una limitazione, con “pretesti assurdi”, della prerogativa sovrana di ogni paese di determinare se esporta e a quale destinazione invia i propri prodotti.
“Chi può garantire qual è il limite di questo potere che, con l'aggressione a Cuba, ora si attribuisce agli Stati Uniti?”, ha scritto il funzionario, mettendo in discussione se in futuro Washington possa imporre dazi a paesi che importano soia, mais, grafite, automobili, aerei o altri beni da mercati che competono con quello statunitense.
Le dichiarazioni arrivano nel contesto di una crescente pressione sulla fornitura di carburante verso Cuba, in un periodo di grave crisi energetica sull'isola, caratterizzato da prolungati blackout e scarsità di risorse basilari.
Recentemente, il cancelliere ha affermato che il paese sta affrontando un momento particolarmente complesso e che la situazione richiederà maggiori sforzi da parte della popolazione.
“Il contesto è difficile e richiederà un grande sacrificio”, ha scritto in un messaggio pubblicato sul social network X, in cui ha nuovamente addossato la responsabilità agli Stati Uniti per il deterioramento economico ed energetico dell'isola.
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