
Video correlati:
Una cubana, con la voce rotta e le lacrime agli occhi, ha riassunto in una sola frase l'angoscia di migliaia di famiglie all'interno dell'isola, affermando che “non voglio essere ricca, ma non voglio morire di fame”. La sua testimonianza, raccolta da CNN, ha nuovamente umanizzato una crisi energetica che ormai supera l'aspetto tecnico e colpisce direttamente la sopravvivenza quotidiana.
La donna ha parlato da un paese dove le interruzioni di corrente si prolungano fino a 15 ore al giorno, il gas domestico è scomparso e cucinare è diventato un'odissea. Non ha chiesto lussi né privilegi, solo il necessario, ossia poter mangiare, vivere con un minimo di dignità e non dipendere, come ha detto lei stessa, da "un miracolo" affinché la situazione migliori.
Il collasso energetico si è aggravato dopo la decisione degli Stati Uniti di interrompere definitivamente le spedizioni di petrolio dal Venezuela verso Cuba. Dopo l'intervento autorizzato da Donald Trump nel territorio venezuelano e la cattura di Nicolás Maduro, il presidente statunitense ha annunciato che non ci sarebbe stato più fornitura di greggio per l'isola da Caracas, una delle principali fonti di approvvigionamento del regime cubano negli anni.
Le conseguenze si fanno già sentire per le strade. La mancanza di carburante paralizza i trasporti pubblici, riduce ulteriormente la mobilità e rende i viaggi in auto private inaccessibili per la maggior parte dei cubani. “Non ci sono guaguas”, ha raccontato un altro isolano intervistato da CNN, mentre una giovane riassumeva il dramma con durezza: “Nessun salario riesce a coprire il mese”.
Según dati citati da media internazionali, Cuba ha bisogno di circa 110.000 barili di petrolio al giorno, ma riesce a produrne solo una parte. Il resto dipende da approvvigionamenti esterni che oggi sono a rischio. Stime recenti indicano che le riserve disponibili basterebbero appena per poche settimane, uno scenario che preannuncia blackout più lunghi e un ulteriore deterioramento della vita quotidiana.
Washington ha indurito la sua strategia. Un nuovo ordine esecutivo firmato da Trump minaccia di imporre sanzioni aggiuntive ai paesi che forniscono petrolio a Cuba, sostenendo che il regime dell'Avana rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti. L'approvvigionamento energetico è così diventato un asse centrale di pressione politica.
Il governo cubano di Miguel Díaz-Canel ha risposto accusando gli Stati Uniti di tentare di “soffocare” l’economia cubana e ha qualificato le misure come basate su falsità. Il suo ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, ha parlato di ricatto e di una nuova escalation del blocco, mentre il discorso ufficiale torna a scontrarsi con la realtà delle famiglie che passano ore senza elettricità, senza gas e senza cibo a sufficienza.
In mezzo alle pressioni, il Messico ha annunciato l'invio di aiuti umanitari con cibo e beni di prima necessità, esprimendo la sua intenzione di mantenere il rifornimento per motivi umanitari. Tuttavia, per molti cubani, tale assistenza non riesce a dissipare la sensazione di abbandono.
Archiviato in: