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Il Ospedale Provinciale Docente Clinico Chirurgico Manuel Ascunce Domenech di Camagüey ha rilasciato una dichiarazione ufficiale dopo la morte di Ana Ivis Suárez Batista, la giovane di 26 anni la cui scomparsa ha suscitato un'emozione profonda dopo che i familiari hanno denunciato pubblicamente la mancanza di un farmaco essenziale mentre era ricoverata in quella istituzione.
Il comunicato, pubblicato sulla pagina ufficiale dell'ospedale in , inizia con le condoglianze alla famiglia e al personale sanitario, e offre una dettagliata spiegazione medica del quadro clinico della paziente.
Secondo l'istituzione, la giovane era portatrice di diabete mellito di tipo 1 da diversi anni, oltre a ipotiroidismo e malattia renale cronica. L'ospedale ha segnalato che è arrivata al pronto soccorso “in stato di coma con una chetoacidosi diabetica, in shock settico secondario a una grave broncopolmonite comunitaria”, momento in cui — secondo il testo — sono stati attivati i protocolli stabiliti.
In uno dei punti centrali del comunicato, la direzione del centro riconosce in modo esplicito che non disponeva di norepinefrina, il vasopressore considerato di prima linea per il trattamento dello shock settico. “In realtà l'ospedale non dispone di norepinefrina, che è il farmaco di prima linea nello shock settico”, ammette il comunicato.
Ante questa carenza, i medici hanno utilizzato epinefrina, un farmaco di seconda linea. Il testo dedica diversi paragrafi a giustificare questa decisione, sottolineando che il suo uso è supportato da linee guida internazionali e che costituisce “un'alternativa terapeutica accettabile e riconosciuta”, sebbene riconosca che la risposta a questi farmaci “è imprevedibile e dipende da molteplici fattori”.
L'ospedale spiega inoltre le differenze farmacologiche tra i due vasopressori e sostiene che la scelta dell'epinefrina, in assenza del farmaco di prima linea, si è adeguata alla pratica clinica accettata.
Más allá dell'approccio medico, il comunicato stabilisce una posizione politica chiara. L'istituzione afferma che l'impossibilità di disporre di norepinefrina “non è un fatto isolato”, ma è una conseguenza diretta del “blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba”, al quale attribuisce la responsabilità di ostacolare l'acquisizione di farmaci, attrezzature e forniture mediche.
Secondo il testo, questa politica influisce su una parte significativa dei farmaci del quadro nazionale di base e provoca che numerose compagnie farmaceutiche si rifiutino di vendere a Cuba, anche in aree critiche del sistema sanitario.
Il comunicato si chiude con un tono confrontativo verso i media e le piattaforme critiche, che vengono definiti “mercenari”, accusandoli di disumanizzare il caso e di trasformare “un dramma umano in munizione per un'agenda politica”, mentre —secondo l'istituzione— si ignora il contesto che spiega la scarsità di risorse.
La pubblicazione del testo ha provocato una forte reazione sui social media. Numerosi utenti hanno espresso le loro condoglianze alla famiglia e hanno ribadito il loro rispetto per il lavoro del personale medico, ma allo stesso tempo hanno messo in discussione l'approccio del comunicato.
Tra i commenti più ricorrenti ci sono critiche alla politicizzazione della morte di una paziente e interrogativi su come si possa attribuire al blocco la responsabilità per l'assenza di un farmaco considerato imprescindibile nei servizi di terapia intensiva.
Altri messaggi hanno sottolineato la contraddizione tra la mancanza di farmaci negli ospedali pubblici e l'esistenza di medicinali nel mercato informale, così come la disuguaglianza nell'accesso alle risorse sanitarie all'interno del sistema stesso.
Ci sono state anche espressioni di sostegno per medici e infermieri, sottolineando che lavorano in condizioni estreme e che non possono supplire con la volontà all'assenza di materiali di base.
Ana Ivis Suárez Batista, di 26 anni, è deceduta presso l'Ospedale Provinciale Docente Clinico Chirurgico Manuel Ascunce Domenech, a Camagüey. La giovane lottava da anni con problemi di salute legati al diabete, una condizione che la rendeva particolarmente vulnerabile a qualsiasi scompenso.
La famiglia ha cercato di ottenere norepinefrina, il farmaco di cui aveva urgentemente bisogno per rimanere in vita, senza riuscirci in tempo. Secondo una fonte vicina al suo entourage, sono usciti a cercare il farmaco nel mercato informale mentre la giovane rimaneva in gravi condizioni e intubata.
La morte della giovane ha suscitato commozione a Camagüey e ha riportato all'attenzione le denunce sulla mancanza di medicinali nel sistema sanitario cubano, anche in situazioni di emergenza, dove ogni minuto risulta decisivo.
Mentre il sistema sanitario continua a essere presentato ufficialmente come uno dei principali successi del paese, casi come quello di Ana Ivis riflettono una realtà sempre più frequente: famiglie disperate, ospedali privi di risorse basilari e risultati che molti considerano evitabili.
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