Profanazione e abbandono: Così si presenta il cimitero municipale di Mayabe



Cimitero municipale di MayabeFoto © Facebook / Radio Holguín la Nueva / Adrianelys D. González Tamayo

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Il cimitero municipale di Mayabe ha smesso di essere un luogo di raccoglimento e rispetto.

Según denunció Radio Holguín la Nueva en Facebook, quello che doveva essere "uno spazio sacro per il lutto" oggi è una scena di "profana, abbandono e desolazione che viola la dignità dei defunti e moltiplica il dolore delle loro famiglie".

Foto: Facebook / Radio Holguín la Nueva / Adrianelys D. González Tamayo

Le immagini diffuse mostrano nicchie rotte con resti ossei esposti, bare ridotte in pezzi e ossari trascurati.

Foto: Facebook / Radio Holguín la Nueva / Adrianelys D. González Tamayo

La devastazione non è accidentale: è la conseguenza visibile di anni di abbandono da parte dello stato e del collasso dei servizi necrologici.

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La situazione di Mayabe ritrae una crisi che va oltre l'infrastruttura.

Captura di Facebook / Radio Holguín la Nueva / Adrianelys D. González Tamayo

In un paese immerso in penurie materiali - con gravi carenze di cibo, trasporti ed elettricità - il deterioramento sociale colpisce persino gli spazi destinati a onorare i defunti.

Foto: Facebook / Radio Holguín la Nueva / Adrianelys D. González Tamayo

Quando lo Stato non garantisce il minimo indispensabile per vivere, non riesce nemmeno a garantire il rispetto dopo la morte. Il risultato è una profonda perdita di riferimenti etici: l'indifferenza diventa la norma e la profanazione diventa routine.

La responsabilità non è delle famiglie che non possono custodire le tombe a distanza o con risorse minime; ricade su un governo incapace di garantire servizi essenziali e di proteggere luoghi che dovrebbero essere inviolabili.

Radio Holguín la Nueva è stata chiara nel descrivere il panorama: il cimitero "ha smesso di essere un luogo di riposo e memoria".

Le foto confermano la gravità: pantheon aperti, volte distrutte, resti al di fuori dei loro nicchi. Non si tratta solo di abbandono per mancanza di manutenzione; ci sono evidenze di saccheggio.

In molti cimiteri del paese sono stati denunciati furti di ossa per venderle con scopi di stregoneria e la commercializzazione illegale di tombe. La profanazione di tombe per estrarre resti mortali è diventata una pratica ricorrente.

Il dramma di Mayabe non è un fatto isolato.

Nel Cimitero Generale di Camagüey sono state documentate tombe aperte, cripte distrutte, acqua stagnante, vegetazione infestante e un degrado così critico che alcuni mausolei si presentano senza coperchi e con macerie.

In Las Tunas, nel Cementerio Vicente García, i familiari hanno trovato resti sparsi per terra e urne funerarie rubate.

In Colón, Matanzas, il cimitero San Rafael presenta ossari aperti, ossa esposte, cappelle distrutte e un ambiente insalubre, secondo quanto riportato lo scorso luglio dal Periódico Girón, che ha pubblicato immagini e testimonianze di lavoratori e residenti indignati.

In altre province si ripete lo stesso schema: nicchie forzate, scomparsa di resti, furto di oggetti funerari e persino di parti dei corpi. Le conseguenze sono devastanti sul piano umano e culturale.

Se si frantuma la continuità della memoria, si viola l'identità delle famiglie - molte delle quali hanno parenti emigrati che non possono vegliare le tombe da lontano - e si normalizza il mancato rispetto.

I cimiteri, concepiti come spazi sacri dove le generazioni rendono omaggio, sono diventati scenari di negligenza, saccheggio e profanazione.

Ciò che accade a Mayabe è, quindi, il sintomo di uno Stato che non si prende cura né dei vivi né dei morti.

La crisi economica e dei servizi non spiega da sola l'entità del danno: a aggravarlo è l'assenza di politiche efficaci, di sorveglianza, di manutenzione e di un'etica pubblica che imponga dei limiti.

Finché il governo non si assumerà la responsabilità di garantire i servizi necrologici e la protezione dei cimiteri, la profanazione continuerà ad aumentare e il dolore delle famiglie continuerà a moltiplicarsi.

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