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Il cimitero municipale di Mayabe ha smesso di essere un luogo di raccoglimento e rispetto.
Según denunció Radio Holguín la Nueva en Facebook, quello che doveva essere "uno spazio sacro per il lutto" oggi è una scena di "profana, abbandono e desolazione che viola la dignità dei defunti e moltiplica il dolore delle loro famiglie".
Le immagini diffuse mostrano nicchie rotte con resti ossei esposti, bare ridotte in pezzi e ossari trascurati.
La devastazione non è accidentale: è la conseguenza visibile di anni di abbandono da parte dello stato e del collasso dei servizi necrologici.
La situazione di Mayabe ritrae una crisi che va oltre l'infrastruttura.
In un paese immerso in penurie materiali - con gravi carenze di cibo, trasporti ed elettricità - il deterioramento sociale colpisce persino gli spazi destinati a onorare i defunti.
Quando lo Stato non garantisce il minimo indispensabile per vivere, non riesce nemmeno a garantire il rispetto dopo la morte. Il risultato è una profonda perdita di riferimenti etici: l'indifferenza diventa la norma e la profanazione diventa routine.
La responsabilità non è delle famiglie che non possono custodire le tombe a distanza o con risorse minime; ricade su un governo incapace di garantire servizi essenziali e di proteggere luoghi che dovrebbero essere inviolabili.
Radio Holguín la Nueva è stata chiara nel descrivere il panorama: il cimitero "ha smesso di essere un luogo di riposo e memoria".
Le foto confermano la gravità: pantheon aperti, volte distrutte, resti al di fuori dei loro nicchi. Non si tratta solo di abbandono per mancanza di manutenzione; ci sono evidenze di saccheggio.
In molti cimiteri del paese sono stati denunciati furti di ossa per venderle con scopi di stregoneria e la commercializzazione illegale di tombe. La profanazione di tombe per estrarre resti mortali è diventata una pratica ricorrente.
Il dramma di Mayabe non è un fatto isolato.
Nel Cimitero Generale di Camagüey sono state documentate tombe aperte, cripte distrutte, acqua stagnante, vegetazione infestante e un degrado così critico che alcuni mausolei si presentano senza coperchi e con macerie.
In Las Tunas, nel Cementerio Vicente García, i familiari hanno trovato resti sparsi per terra e urne funerarie rubate.
In Colón, Matanzas, il cimitero San Rafael presenta ossari aperti, ossa esposte, cappelle distrutte e un ambiente insalubre, secondo quanto riportato lo scorso luglio dal Periódico Girón, che ha pubblicato immagini e testimonianze di lavoratori e residenti indignati.
In altre province si ripete lo stesso schema: nicchie forzate, scomparsa di resti, furto di oggetti funerari e persino di parti dei corpi. Le conseguenze sono devastanti sul piano umano e culturale.
Se si frantuma la continuità della memoria, si viola l'identità delle famiglie - molte delle quali hanno parenti emigrati che non possono vegliare le tombe da lontano - e si normalizza il mancato rispetto.
I cimiteri, concepiti come spazi sacri dove le generazioni rendono omaggio, sono diventati scenari di negligenza, saccheggio e profanazione.
Ciò che accade a Mayabe è, quindi, il sintomo di uno Stato che non si prende cura né dei vivi né dei morti.
La crisi economica e dei servizi non spiega da sola l'entità del danno: a aggravarlo è l'assenza di politiche efficaci, di sorveglianza, di manutenzione e di un'etica pubblica che imponga dei limiti.
Finché il governo non si assumerà la responsabilità di garantire i servizi necrologici e la protezione dei cimiteri, la profanazione continuerà ad aumentare e il dolore delle famiglie continuerà a moltiplicarsi.
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