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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha presentato una causa civile per 10 miliardi di dollari contro il Servizio Interno di Imposte (IRS) e il Dipartimento del Tesoro, accusando entrambe le agenzie federali di non aver impedito la fuga di informazioni fiscali riservate riguardanti lui, i suoi figli e l'Organizzazione Trump.
La querela, presentata in un tribunale federale di Miami, sostiene che l'IRS e il Tesoro “hanno mancato di proteggere e salvaguardare” informazioni private e finanziarie che sono state divulgate da un appaltatore esterno dell'IRS, identificato come Charles “Chaz” Littlejohn. Il documento afferma che le fughe di notizie “hanno causato danni reputazionali e finanziari ai querelanti e hanno influenzato negativamente il sostegno degli elettori al presidente Trump durante le elezioni presidenziali del 2020”.
Littlejohn è stato condannato a cinque anni di prigione nel 2024 dopo essersi dichiarato colpevole di aver filtrato i registri fiscali di Trump e di altre persone ai media, tra cui The New York Times e ProPublica. Secondo l'accusa statunitense, le fughe di notizie "non avevano precedenti nella storia dell'IRS".
Secondo rapporti concordanti di media internazionali, la denuncia menziona come denuncianti anche i figli del presidente, Donald Trump Jr. ed Eric Trump, così come l'Organizzazione Trump. Il testo legale accusa l'IRS e il Tesoro di aver "pubblicamente umiliato" il capo dello Stato e di aver "inquinato ingiustamente la sua reputazione imprenditoriale".
Littlejohn, che lavorava per l'appaltatore della difesa e della sicurezza Booz Allen Hamilton, ha avuto accesso a database fiscali dell'IRS e ha filtrato informazioni tra il 2018 e il 2020. Dopo che è emersa la sua implicazione, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato la cancellazione dei contratti con quella azienda, sostenendo che “non ha implementato salvaguardie adeguate per proteggere dati sensibili, inclusi le informazioni riservate dei contribuenti”.
Durante il processo giudiziario, Littlejohn ha ammesso di aver agito per motivi politici e ha dichiarato di considerare Trump "una minaccia per la democrazia".
Nel 2020, The New York Times pubblicò un reportage basato in parte su quegli archivi, nel quale rivelò che Trump pagò solo 750 dollari in tasse federali sul reddito nel 2016 e nel 2017, e non pagò tasse in dieci degli ultimi quindici anni. L'allora presidente definì queste informazioni come “notizie totalmente false” e sostenne che i documenti erano stati “ottenuti illegalmente”.
Successivamente, nel 2022, la Camera dei Rappresentanti —allora sotto controllo democratico— pubblicò sei anni delle dichiarazioni fiscali del presidente, che mostrarono che nel 2020 non aveva pagato imposte federali, mentre negli anni precedenti aveva versato somme molto ridotte sostenendo perdite milionarie.
Trump e i suoi avvocati sostengono ora che la fuga e la pubblicazione di quei dati costituiscono una violazione diretta della riservatezza stabilita nel Codice 6103 dell'IRS, che protegge i registri fiscali di ogni cittadino statunitense.
Fino a questo momento, né il Dipartimento del Tesoro né l'IRS hanno rilasciato commenti pubblici sulla causa, secondo quanto riportato da diversi media statunitensi.
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