
Video correlati:
La Habana è tornata ad essere il palcoscenico di un incontro con un forte colore politico. Il ministro dell'Interno della Russia, Vladimir Kolokoltsev, ha iniziato una visita ufficiale a Cuba ed è stato ricevuto al Palazzo da Miguel Díaz-Canel, in un incontro che il governante ha definito di “enorme significato”.
Non era una cortesia diplomatica. In mezzo all'isolamento internazionale, al deterioramento interno e al recente collasso del suo principale alleato regionale —Venezuela—, la presenza del massimo responsabile della polizia russa a L'Avana ha un messaggio chiaro: Mosca continua a essere il sostegno strategico di un governo in crisi.
Kolokoltsev non è un cancelliere né un funzionario economico. È un generale con un rango politico all'interno del circolo ristretto del Cremlino, capo dell'apparato poliziesco russo e responsabile della sicurezza interna, della sorveglianza sociale e della repressione della dissidenza.
Dal 2012 dirige il Ministero dell'Interno ed è stato sanzionato dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea per il suo ruolo nelle politiche repressive e nella guerra contro l'Ucraina. La sua presenza a Cuba non è orientata verso investimenti o cooperazione culturale, ma verso sicurezza, controllo e sopravvivenza politica.
Ricevuto con onori dal suo omologo Lázaro Alberto Álvarez Casas e accolto dal generale novantagenario Raúl Castro, Kolokoltsev atterra all'Havana per rafforzare i meccanismi di controllo interno in un momento di fragilità sociale e perdita di sostegni regionali.
Dalla retorica alla dipendenza
Per comprendere cosa fa Kolokoltsev a Cuba nel gennaio del 2026, è necessario tornare indietro al 2022.
Nei mesi precedenti all'invasione dell'Ucraina, Mosca ha insinuato che potrebbe dispiegare infrastrutture militari nell'isola (includendo missili e armi nucleari), una manovra simbolica che ha riattivato il suo interesse nei Caraibi come zona di pressione geopolitica nei confronti degli Stati Uniti.
Dopo l'inizio della guerra, Cuba ha fatto fronte comune con Mosca. Nel 2023, le visite di alti funzionari russi della sicurezza e i contatti tra il MININT e il Ministero dell'Interno russo hanno consolidato una cooperazione sempre più stretta.
Non si trattava solo di affinità ideologica, ma di una convergenza pratica tra due Stati sotto sanzioni, ossessionati dal controllo interno. Da allora, la relazione bilaterale si è spostata dal terreno simbolico a quello operativo, soprattutto in ambiti di sicurezza e intelligence.
Un historico di cooperazione in sicurezza e repressione
Dal 2023, le relazioni tra il Ministero dell'Interno cubano (MININT) e la sua controparte russa si sono intensificate in modo notevole. Delegazioni tecniche, programmi di formazione e visite di alti dirigenti hanno creato un asse di cooperazione in materia di intelligence, sorveglianza e cibercontrollo.
La Russia ha esportato a Cuba tecnologie di monitoraggio digitale, software per la polizia e formazione tattica, sostenendo la "modernizzazione della sicurezza". Tuttavia, per gli osservatori internazionali, tutto indica un rafforzamento degli apparati di repressione e controllo civile.
La visita di Kolokoltsev alla fine del 2023 ha segnato questa direzione. Il suo nuovo viaggio nel 2026, dopo la caduta del chavismo in Venezuela, riafferma il ruolo di Mosca come garante esterno della sopravvivenza del regime cubano.
2024: Dimostrazioni di forza e cooperazione "tecnica"
L'anno 2024 ha segnato un punto di svolta evidente. L'arrivo di navi da guerra russe —incluso un sottomarino nucleare— al porto de L'Avana è stata una dimostrazione esplicita di allineamento strategico.
Anche se è presentata come una visita di "cortesia", il messaggio era inequivocabile: la Russia ha ancora alleati disposti a mostrare questa relazione anche in piena guerra.
In parallelo, si è consolidata una cooperazione meno visibile ma più profonda: formazione di quadri polizieschi, consulenza tecnica e addestramento nel controllo dell'ordine pubblico.
Non è un caso che tutto venga canalizzato attraverso il Ministero dell'Interno russo. Mosca non esporta prosperità; esporta know-how repressorio.
2025: Dall'appoggio politico alle risorse umane
Nel 2025, la relazione Cuba-Russia ha mostrato il suo volto più crudo. Le denunce sul reclutamento di migliaia di cubani per combattere in Ucraina hanno rivelato fino a che punto L'Avana fosse disposta a pagare il prezzo del suo allineamento.
Giovani spinti dalla miseria o ingannati da promesse di lavoro si sono ritrovati integrati nello sforzo bellico dell'esercito invasore della Russia.
Quel episodio ha confermato che l'alleanza non era più solo diplomatica o militare, ma funzionale: Cuba fornisce risorse umane e lealtà politica; la Russia offre sostegno finanziario, copertura diplomatica e cooperazione in materia di sicurezza. In quel contesto, il Ministero dell'Interno russo occupa un ruolo centrale.
Il vuoto che lascia il Venezuela
Durante l'incontro con Kolokoltsev, Díaz-Canel ha fatto riferimento ai "fatti del 3 gennaio", un chiaro riferimento all'arresto di Nicolás Maduro e al collasso del suo regime.
La perdita di Caracas —principale fonte di sostegno energetico per due decenni— lascia L'Avana in una posizione di estrema vulnerabilità.
Il Venezuela è stato il sostegno politico ed economico del castrismo negli anni più duri del “periodo speciale”. La sua caduta costringe Cuba a raddoppiare la dipendenza da Mosca.
Senza petrolio venezuelano e con un'economia collassata, il regime concentra la sua strategia sulla sicurezza interna e sul mantenimento del sostegno russo nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
L'alleanza del controllo
Il discorso ufficiale presenta la visita di Kolokoltsev come un atto di cooperazione "fraterna", ma nella pratica si tratta di un'alleanza di convenienza tra due apparati autoritari.
Per il Cremlino, Cuba è un elemento simbolico nella sua strategia di influenza; per il castrismo, la Russia è un salvagente logistico e una fonte di legittimità nei confronti della sua base più rigorosa.
L'agenda ufficiale del ministro russo include incontri con il MININT, la Polizia Nazionale Rivoluzionaria e alti dirigenti della Sicurezza dello Stato. Secondo fonti diplomatiche, gli incontri si concentrano su "meccanismi di cooperazione tecnica e operativa", un eufemismo per uno scambio su come mantenere il controllo in contesti di crisi e proteste.
Nel frattempo, il paese affonda
La visita avviene in un momento particolarmente difficile per la popolazione cubana. Blackout prolungati, inflazione galoppante, scarsità di cibo e medicine e migrazione di massa caratterizzano la vita quotidiana.
In questo scenario, risulta evidente che il regime dà priorità alla sopravvivenza del proprio potere piuttosto che al benessere dei cittadini.
Ogni avvicinamento a Mosca rafforza questa logica: il regime cerca di blindarsi, non di riformarsi. Mentre la Russia promette assistenza "in materia di sicurezza", la popolazione continua a non avere soluzioni ai problemi che la spingono all'esodo o alla disperazione.
Un messaggio verso l'interno e verso l'esterno
L'arrivo di Vladimir Kolokoltsev a L'Avana non è una visita di protocollo, ma una dichiarazione politica.
Verso l'interno, cerca di tranquillizzare l'élite al potere e ai vertici del MININT, mostrando che non sono soli.
Verso l'esterno, intende inviare un segnale di resistenza: Cuba rimane nel binario Mosca–L'Avana nonostante l'isolamento internazionale e le evidenze che Mosca non è garante di immunità, né rispetta gli accordi con i suoi partner.
Ma quella alleanza, basata sulla repressione, la dipendenza e il calcolo politico, difficilmente porterà sollievo ai cubani. Piuttosto, conferma che, mentre il paese affonda nella povertà e nella disperazione, il regime concentra i suoi sforzi nel perfezionare gli strumenti di controllo.
Archiviato in: