Díaz-Canel si rifugia nel discorso di resistenza dopo l'ultimatum di Trump: “Nessuno ci dice cosa fare”



Díaz-Canel sfida Trump dopo l'ultimatum di tagliare il petrolio e i fondi dalla Venezuela. Accusa gli Stati Uniti di attaccare Cuba per il suo modello politico e incolpa l'embargo per le carenze sull'isola.

Miguel Díaz-Canel e Donald Trump.Foto © Collage/Facebook/Presidenza Cuba e The White House

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Con il tono di chi si sente braccato e risponde per slogan, Miguel Díaz-Canel ha reagito domenica scorsa all'offensiva verbale e politica lanciata da Washington da Donald Trump.

Il suo messaggio, diffuso su social media, arriva in un contesto di tensione regionale senza precedenti che ha privato il regime cubano del suo principale sostegno esterno e lo ha messo di fronte a una minaccia diretta di asfissia totale.

Captura di Facebook/Miguel Díaz-Canel Bermúdez

"Coloro che trasformano tutto in un affare, anche le vite umane, non hanno moralità per criticare Cuba", ha scritto il governante cubano, visibilmente infastidito.

Nella sua pubblicazione ha accusato gli Stati Uniti di agire con “rabbia” per la decisione del popolo cubano di mantenere il proprio modello politico e ha nuovamente attribuito all'embargo le carenze che soffre il paese.

Il messaggio si è concluso con un avvertimento che “nessuno ci dice cosa fare”. Inoltre, il mandatario ha sottolineato che Cuba “non minaccia, si prepara” ed è pronta a difendersi “fino all'ultima goccia di sangue”.

La risposta di Díaz-Canel arriva poche ore dopo che Trump ha inviato un ultimatum senza precedenti al regime di La Havana. Attraverso il suo profilo su Truth Social, il presidente statunitense ha annunciato la fine definitiva del petrolio e del denaro che Cuba ha ricevuto per anni dal Venezuela in cambio di “servizi di sicurezza” al chavismo. “Non ci saranno più petrolio né denaro per Cuba. Niente!”, ha sentenziato Trump, mentre ha consigliato a La Havana di “raggiungere un accordo prima che sia troppo tardi”.

Il messaggio ha avuto un impatto immediato. Non solo per il tono minaccioso, ma anche per il contesto che lo accompagna, dopo la recente cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro a seguito di un'operazione militare americana a Caracas e la conferma che decine di militari venezuelani e cubani sono morti durante l'offensiva.

Il cancelliere Bruno Rodríguez ha negato che Cuba abbia mai chiesto compensi per servizi di sicurezza. Ma al di là delle smentite, il nervosismo è evidente.

La reazione di Díaz-Canel è coincisa anche con gesti simbolici che hanno ulteriormente acceso i social media. Trump ha condiviso un'immagine generata dall'intelligenza artificiale in cui appare mentre fuma un sigaro in una strada dell'Avana, circondato da bandiere cubane e almendrones.

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