Adoctrinamento in camera: cubani ripetono il copione ufficiale dopo la cattura di Maduro e provocano il rifiuto sui social media



I cubani esprimono supporto al regime venezuelano dopo l'arresto di Maduro, suscitando critiche per l'indoctrinamento e la mancanza di accesso a informazioni indipendenti nell'isola. Gli utenti mettono in dubbio l'autenticità di queste opinioni.

I cubani ripetono il discorso di barricata per un Maduro che è arrivato a New York augurando “Buon Anno” ai suoi carcerieriFoto © CiberCuba/social media

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Un reportaggio della televisione di stato ha mostrato cittadini cubani che ripetevano slogan del discorso ufficiale riferendosi alla cattura a Caracas di Nicolás Maduro dopo l'operazione militare statunitense, suscitando un'ondata di reazioni critiche tra gli utenti dentro e fuori dall'isola.

Nelle immagini condivise sulla sua pagina Facebook dal giornalista Mario J. Pentón, diversi intervistati esprimono solidarietà con il regime venezuelano e condannano l'operazione degli Stati Uniti.

Un uomo assicura che “sente molto per il popolo venezuelano e per i tanti cubani che ci sono lì”, mentre una donna afferma che Cuba e Venezuela sono “paesi fratelli” che si sono aiutati a vicenda, specialmente in materia di salute pubblica.

Un altro dei partecipanti definisce la notizia "dura" e rifiuta in modo esplicito "l'aggressione degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela".

Le dichiarazioni sono intervallate da immagini d'archivio di Nicolás Maduro che lancia sfide retoriche, insieme a un clip in cui agenti della Drug Enforcement Administration (DEA) lo scortano al suo arrivo a New York.

Il video si conclude con slogan di confronto, inclusa un'intervento del governante Miguel Díaz-Canel in cui definisce l'“imperialismo” come genocida e fascista, e con opinioni che affermano di essere “pronti ad andare là a qualsiasi costo” in difesa del presidente venezuelano.

La pubblicazione ha provocato un'avalanga di commenti critici. Numerosi utenti hanno messo in dubbio che quelle opinioni rappresentino davvero il popolo cubano e hanno sottolineato la paura, il condizionamento e la pressione politica come fattori determinanti.

Vari molti hanno concordato nel dire che gli intervistati “ripetono un verso imparato”, senza un proprio ragionamento, e che molti parlano in questo modo per evitare problemi con le autorità.

Altri commenti hanno sottolineato la contraddizione tra difendere regimi alleati mentre si vive in mezzo alla scarsità, ai blackout e alla dipendenza dalle rimesse.

Si è anche sottolineato che gran parte della popolazione, specialmente coloro che non hanno accesso a Internet o ad altre fonti di informazione, consuma solo la propaganda ufficiale, il che limita la loro capacità critica.

In contrasto, alcuni utenti hanno ricordato le proteste dell'11 luglio e la repressione successiva, sottolineando che il silenzio o la ripetizione del discorso ufficiale non rispondono necessariamente a una convinzione, ma a un calcolo di sopravvivenza in un contesto di controllo e punizione.

Prima di essere catturato, Maduro ha vissuto un momento che ora acquisisce un nuovo significato dopo il suo arresto. In una delle sue ultime dichiarazioni da presidente, ha sfidato direttamente le forze che oggi lo tengono in prigione.

“Vengan per me, qui vi aspetto a Miraflores, non tardate ad arrivare, codardi”, sottolineò l’ex presidente ora in cattività, una sfida originariamente rivolta ai suoi avversari politici dal palazzo presidenziale di Caracas e che Washington ha usato come ironia dopo aver annunciato la sua cattura.

Maduro è arrivato nella notte del 3 gennaio presso gli uffici della DEA a New York, dopo essere stato trasferito dalle forze statunitensi dalla base aerea di Stewart, nello stato di New York.

Un video diffuso lo mostra scendere dall'aereo sotto custodia, camminando ammanettato e scortato da ufficiali federali mentre si sente dire: “Sono famoso, famoso…” e poi, già presso la sede della DEA, ripete “Buon Anno” agli agenti che lo ricevono sotto stretta sorveglianza.

La sua cattura ha segnato l'inizio di un processo giudiziario nel quale dovrà affrontare accuse federali legate al narcotraffico e alla cospirazione, in un caso che potrebbe trasformarsi in un momento storico nei rapporti tra Washington e Caracas.

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Redazione di CiberCuba

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