"Cambiare la mentalità importatrice": La nuova ricetta di Díaz-Canel in piena crisi



Le autorità riconoscono delle inefficienze nella produzione e promettono miglioramenti per il 2026, mentre la popolazione continua a affrontare carenze.

Miguel Díaz-Canel a Granma.Foto © Facebook/CMKX Radio Bayamo

In mezzo a una delle peggiori crisi economiche che Cuba abbia affrontato negli ultimi decenni e a uno scenario internazionale tutt'altro che favorevole per l'isola, il presidente Miguel Díaz-Canel ha nuovamente fatto appello a un cambiamento di mentalità come via per uscire dall'impasse.

Questa volta, l'appello è giunto dai plenari straordinari del Partito Comunista a Granma e Holguín, dove il presidente ha chiesto di superare la “mentalità importatrice” e di puntare a produrre nel paese ciò che, secondo lui, Cuba può fare da sola.

Captura di Facebook/CMKX Radio Bayamo

Durante l'incontro a Granma, segnato dalla scarsità di cibo e dalle persistenti difficoltà nell'agricoltura, Díaz-Canel ha riconosciuto gravi carenze nella semina di tuberi, nella raccolta del latte e nei contratti con i produttori, problemi che colpiscono direttamente la tavola dei cubani.

Di fronte a questo panorama, ha insistito sul fatto che il paese non può continuare a destinare valute estere all'importazione di prodotti finiti che potrebbero essere prodotti localmente, mentre la popolazione si trova ad affrontare mercati vuoti e prezzi inaccessibili.

Il discorso, ripetuto più e più volte da anni, contrasta con la realtà quotidiana di milioni di famiglie che non vedono miglioramenti concreti nel loro accesso ai generi alimentari di base. Mentre il Governo parla di stimolare la produzione nazionale e di concedere maggiori poteri alle imprese statali, per le strade persistono la scarsità, i blackout e salari che non basta per sopravvivere.

In Granma, le autorità del partito hanno anche riconosciuto delle mancanze nella circolazione commerciale, nel controllo fiscale e nel mancato rispetto dei piani produttivi, sebbene abbiano nuovamente promesso che la situazione può migliorare in vista del 2026.

Promesse simili sono state udite a Holguín, dove il Partito ha ribadito come priorità l'aumento della produzione agroalimentare, le esportazioni e il rafforzamento del controllo ideologico, con particolare attenzione ai giovani.

Oltre ai diagnosi e alle indicazioni, l'enfasi ufficiale nel "pensare in modo diverso" mette in secondo piano una domanda chiave per molti cubani: come si traduce quel cambiamento di mentalità in cibo sulla tavola, stabilità elettrica e reale sollievo economico?

Mentre il discorso politico oscilla tra appelli all'unità, riferimenti a minacce esterne e inviti al sacrificio, la vita quotidiana continua a essere segnata dall'incertezza e dalla sopravvivenza.

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