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Il viceministro delle Relazioni Esterne di Cuba, Carlos Fernández de Cossío, ha criticato indirettamente le recenti sequestri di navi con petrolio effettuati dagli Stati Uniti nei Caraibi, facendo riferimento a imbarcazioni provenienti dal Venezuela, sebbene senza menzionarle esplicitamente.
In un messaggio pubblicato su X, il diplomatico cubano ha affermato che “nessun paese ha il diritto di privare un altro dei fornimenti di combustibile, né di privare gli esportatori della commercializzazione di un prodotto lecito che gli appartiene”, e ha avvertito che l'imposizione della forza come norma internazionale sarebbe “insostenibile nel breve periodo”.
Anche se la dichiarazione si presenta come una difesa astratta del commercio internazionale e della sovranità energetica, il contesto punta chiaramente alle azioni di Washington contro il petrolio venezuelano, sequestrato nell'ambito delle sanzioni internazionali imposte al regime di Nicolás Maduro.
Con questo messaggio, il governo cubano non solo difende il proprio accesso al combustibile, vitale in mezzo a una profonda crisi energetica interna, ma sostiene anche apertamente la dittatura venezuelana, suo principale fornitore di greggio da anni.
Oltre il Venezuela, la dichiarazione si allinea inoltre con la narrativa di altri alleati strategici di Cuba, come Cina, Russia e Iran, paesi che affrontano sanzioni internazionali e che hanno denunciato ripetutamente quelle che definiscono "interferenze" o "coercizione" da parte degli Stati Uniti e dei loro partner.
Il discorso di Fernández de Cossío evita di menzionare le ragioni dietro le sanzioni —violazioni dei diritti umani, corruzione, autoritarismo e attività illecite— e omette il fatto che le misure contro questi regimi fanno parte di risoluzioni e quadri legali internazionali, non di decisioni arbitrarie isolate.
Nel frattempo, Cuba continua a soffrire di prolungati blackout e di una cronica scarsità di combustibile, una crisi che il regime attribuisce quasi esclusivamente a fattori esterni, senza assumersi responsabilità per il collasso del sistema energetico né per la sua dipendenza da alleati anch'essi sanzionati.
La dichiarazione del viceministro rafforza quindi l'allineamento politico e ideologico dell'Avana con governi autoritari, in un momento in cui il regime cubano cerca legittimità internazionale e sostegno economico, nonostante il crescente isolamento e le pressioni esterne.
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