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L'immagine di un uomo che cerca cibo tra i rifiuti, catturata nel centro di Santiago di Cuba, ha nuovamente messo in evidenza l'impatto quotidiano della fame sull'isola e ha generato un'ondata di reazioni che descrivono scene simili in vari punti del paese.
Il giornalista indipendente Yosmany Mayeta Labrada ha denunciato questo venerdì, attraverso il suo profilo di Facebook, una scena che, secondo quanto afferma, è diventata abituale a Cuba: un uomo che rovista tra i rifiuti per vedere se trova qualcosa da mangiare, dietro l'edificio noto come “18 piani di Garzón”, nel pieno centro della città ribattezzata come Città Eroe.
Nella sua pubblicazione, Mayeta sottolinea che non si tratta di un caso isolato né eccezionale, ma di un'espressione cruda della realtà quotidiana.
Attribuisce la situazione alla fame causata da salari insufficienti, pensioni inadeguate e mercati vuoti o con prezzi inaccessibili per la maggior parte.
“Questo è fame, fame dura”, scrisse, in contrapposizione ai discorsi ufficiali che attribuiscono queste scene alla pigrizia o al “lascivo”.
Il giornalista ha contrapposto questa realtà con la narrativa ufficiale su resistenza e sacrificio, e ha avvertito del pericolo di una normalizzazione della degradazione umana.
A suo giudizio, ciò che è più grave non è vedere queste scene, ma abituarsi ad esse, fino a che l'indignazione svanisce insieme alla dignità.
La pubblicazione ha generato numerosi commenti da parte di cittadini che hanno affermato di riconoscere le persone ritratte e hanno confermato che sopravvivono in quel modo da anni.
Una utente ha identificato i protagonisti come due fratelli con disabilità – “i gemelli” – che vivono nel suo quartiere e ha assicurato che hanno sempre dipeso dalla carità.
Altri hanno commentato di averli visti quotidianamente dietro a negozi nel centro, in attesa di avanzi di cibo da consumare.
Vari diversi lettori hanno ampliato l'attenzione oltre Santiago di Cuba. Alcuni hanno raccontato scene simili all'Avana, come anziani che chiedono cibo in mezzo al traffico o persone che frugano nei cassonetti per vestirsi e nutrirsi.
Nei commenti emerge un'idea centrale: queste persone non sono "mascherate", -come suggerito mesi fa dall'ex ministra del Lavoro e della Sicurezza, il che le è costato il posto-, ma sono esposte all'abbandono, all'infortunio e alla mancanza di risposta da parte delle istituzioni statali.
Le reazioni concordano nel ritenere che l'immagine non sia un'esagerazione né un caso eccezionale, ma un sintomo visibile di una crisi sociale più profonda, dove la povertà estrema e la fame sono diventate parte del paesaggio urbano in diverse città cubane.
Il discorso più recente del governante Miguel Díaz-Canel, durante l'XI Plenario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, ha nuovamente messo in evidenza la disconnessione del potere con la realtà vissuta dalla maggioranza dei cubani.
In un tentativo di mascherare il deterioramento economico e sociale, il governante ha sostituito la parola “povertà” con l'eufemismo “mancanza materiale”, mentre ha nuovamente incolpato il “blocco” e “l'odio del nemico” della miseria che attraversa il paese.
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