Banco Central de Cuba denuncia un nuovo "tentativo di inganno di massa" con falsa promessa di consegna di denaro



La Banca Centrale di Cuba ha smentito questo mercoledì un presunto dono di contante attribuito al Governo degli Stati Uniti. L'allerta fa nuovamente riferimento a pubblicazioni dello spagnolo Ignacio Giménez. Il precedente immediato è il caos generato a dicembre da un rumor simile in hotel del paese.

In un paese in crisi, un racconto di "aiuto" trova terreno fertile, anche quando sfiora l'assurdoFoto © Wikimedia Commons e Banco Central de Cuba

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La Banca Centrale di Cuba (BCC) ha emesso questo mercoledì un avviso ufficiale sui social media per smentire quello che ha definito un “tentativo di inganno di massa” nei confronti della popolazione, diffuso attraverso post su Facebook che promettono accrediti di denaro sui conti bancari dell'isola durante la prima settimana di gennaio.

Secondo il comunicato del BCC, pubblicato attraverso il suo profilo su Facebook, l'informazione è completamente falsa e non esiste alcun programma, donazione o operazione di consegna di contante promossa né dal sistema bancario cubano né dal Governo degli Stati Uniti.

Captura di Facebook / Banco Centrale di Cuba

L'istituzione ha indicato direttamente come origine della campagna il cittadino spagnolo Ignacio Jiménez o Giménez, che ha già avuto un ruolo in episodi simili di disinformazione.

In uno dei suoi post su Facebook, Giménez ha affermato che tutti i cubani con conti presso il Banco Metropolitano, il Banco Popular de Ahorro e Bandec avrebbero ricevuto un "regalo di Capodanno", senza la necessità di effettuare alcuna operazione.

Captura di Facebook/Ignacio Giménez

E anche ha assicurato che viaggerà verso l'isola per lavorare a un presunto progetto economico concordato con il governo cubano e organismi internazionali.  

Il BCC ha qualificato queste affermazioni come un reato di inganno massivo volto a creare confusione, alterare l'ordine pubblico e sfruttare la situazione di bisogno dei cittadini.

Captura di Facebook/Ignacio Giménez

L'avvertimento arriva dopo un recente precedente che ha rivelato l'impatto reale di questo tipo di voci.

A inizio dicembre, centinaia di persone si sono radunate davanti all'hotel Habana Libre a L'Avana, e anche in strutture simili a Santiago de Cuba, dopo la diffusione della falsa promessa di una consegna di 1.100 dollari a persona.

Le scene di lunghe code, disorientamento collettivo e dispiegamento della polizia hanno costretto le autorità a intervenire quando il rumor si era già diffuso ampiamente su Facebook e WhatsApp.

Oltre al comunicato ufficiale, l'episodio riafferma un punto scomodo che il discorso istituzionale evita di affrontare: la facilità con cui una promessa inverosimile mobilita le masse parla meno della credibilità del truffatore che del livello di disperazione economica accumulata.

In un paese dove il denaro contante scarseggia, le banche non hanno liquidità e la sopravvivenza quotidiana è una corsa ad ostacoli, qualsiasi racconto di "aiuto" trova terreno fertile, anche quando sfiora l'assurdo.

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