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Un'operazione congiunta del Ministero dell'Interno (MININT) nella provincia di Guantánamo ha portato all'arresto di un individuo in possesso di hachís mentre viaggiava su un autobus di trasporto intercomunale.
L'incidente è avvenuto a bordo di un autobus Yutong che copriva la tratta da Baracoa a Guantánamo.
Il soggetto, residente a Baracoa, è stato intercettato al Punto di Controllo Poliziesco di "El Bagá", situato nel comune di San Antonio del Sur.
La cattura ha generato una intensa reazione sui social media, dove si discute l'efficacia delle misure penali, soprattutto dopo la conferma che l'arrestato stava già scontando una pena per traffico di droga e che si trovava in permesso temporaneo di uscita dal carcere.
Secondo quanto riferito da testimoni oculari, la droga, catalogata come hashish - un derivato della cannabis - è stata scoperta grazie all'intervento di un cane antidroga che partecipava al controllo.
Ciò che aggiunge una dimensione di gravità al caso è il passato della persona catturata.
Indagini condotte dalla redazione del profilo ufficialista "Guantánamo y su verdad" hanno confermato che il soggetto è attualmente sanzionato per il reato di traffico di droga, il che significa che il suo più recente arresto è avvenuto mentre beneficiava di una misura carceraria.
Questo evento si inserisce nella campagna ufficiale cubana di "Tolleranza Zero contro il narcotraffico", divulgata sotto lo slogan #ControLeDrogheSiVince.
La detenzione e la sua successiva diffusione attraverso canali ufficiali mirano a ribadire la posizione di mano dura dello Stato nei confronti del problema del consumo e del traffico di stupefacenti, in particolare i cannabinoidi sintetici come il "químico" o "papelillo".
Il caso di Guantánamo non è isolato e si inserisce in una recente offensiva giudiziaria che ha visto molteplici sentenze esemplari in tutto il paese.
La notizia ha generato un ampio volume di reazioni sulla piattaforma originale, dove molti utenti hanno concordato nel chiedere un inasprimento delle pene e l'eliminazione dei benefici penitenziari per le persone coinvolte nel traffico di droga.
Una delle critiche più ricorrenti è stata il rifiuto dei permessi temporanei, mettendo in discussione la possibilità che individui condannati per reati gravi possano uscire di prigione.
“E cosa fa un trafficante con permesso fuori dal carcere? Vengono concessi benefici a chi non se lo merita. I trafficanti sono assassini travestiti...”, ha espresso un internauta, riflettendo il sentimento di numerosi commentatori.
È stata anche ricorrente la richiesta di misure estremamente severe, incluso l'ergastolo.
Frasi come “Non lasciatelo più! Quello non ha rimedio!” e “Contro quel flagello, ergastolo, così semplice”, illustrano il tono di fermezza presente nella conversazione e la percezione che questi crimini non debbano ricevere indulgenze di alcun tipo.
Alcuni utenti hanno inoltre chiesto che non venissero oscurati i volti dei detenuti, sostenendo che l'esposizione pubblica potrebbe fungere da elemento dissuasivo.
“Non cancellate loro il volto, vediamo se provano vergogna o almeno si sentono dispiaciuti di essere pubblicati”, ha commentato uno di loro, esprimendo il desiderio di maggiore trasparenza e visibilità in questi casi.
D'altra parte, sono emerse critiche di carattere sociale e politico, sottolineando che mentre vengono mostrati arresti per droga, altri scandali e crimini di maggiore impatto economico rimangono senza indagini.
“E i delinquenti di alto livello, quando gli lanceranno la canina per scoprire i disastri finanziari che stanno causando...?”, si è chiesto un utente. Altri hanno insinuato che la divulgazione di questi casi potrebbe servire come una cortina di fumo di fronte a problemi più gravi, come la circolazione di droghe sintetiche: “Lo stanno facendo per distogliere l'attenzione dal chimico che è davvero una droga sintetica...”.
Finalmente, sebbene in misura minore, sono emerse anche voci focalizzate sui diritti umani e sulla dimensione della dipendenza.
Alcuni hanno ricordato che certe modalità di regime consentono uscite temporanee e che la dipendenza dalle droghe deve essere riconosciuta come una malattia.
“È venuto a passeggio perché è in minimo e come cittadino ha diritto... quel povero è malato, è dipendente, Dio lo aiuti”, ha espresso un commentatore che ha scelto una visione più compassionevole all'interno del ampio dibattito generato.
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