Régimen scatena repressione a Baire: convocano e interrogano manifestanti dopo le proteste

I vicini di Contramaestre denunciano una “caccia alle streghe”, dopo le proteste di giovedì a Baire. La polizia ha convocato e interrogato i partecipanti e ha arrestato diversi residenti, tra cui un operatore sanitario. Cresce la paura nella popolazione.

La polizia ha avviato citazioni, minacce e arresti contro manifestanti e familiariFoto © Facebook/Yosmany Mayeta e Revolico Baire 360

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Il regime cubano ha scatenato un'ondata di repressione nella località di Baire, a Contramaestre, dopo le proteste avvenute nella notte di giovedì, quando decine di residenti sono scesi in strada gridando “Libertà!” e “Abbasso la dittatura!”.

Secondo un rapporto del giornalista indipendente Yosmany Mayeta Labrada, attraverso il suo profilo su Facebook, agenti della Polizia Nazionale Rivoluzionaria (PNR) cercano e interrogano i cittadini che hanno partecipato alle manifestazioni pacifiche.

Captura di Facebook/Yosmany Mayeta Labrada

Tra i segnati c'è il giovane medico Erlis Sierra, del quartiere El Transformador, una delle zone in cui la protesta ha avuto maggiore impatto.

Fonti locali hanno riferito che, non trovandolo nella sua abitazione, gli agenti hanno minacciato di arrestare suo padre, Merly, se il medico non si fosse presentato volontariamente alle autorità.

Captura di Facebook/Yosmany Mayeta Labrada

“Fin dalle prime ore del mattino, il quartiere è sorvegliato da agenti in uniforme e poliziotti in abiti civili”, hanno riferito i residenti, descrivendo un'atmosfera di timore e di intimidazione.

Mayeta ha anche riportato l'arresto di Osmani Heredia, un altro partecipante alla protesta, e ha denunciato che i lavoratori del settore della salute stanno siendo convocati e minacciati per essere stati presenti durante la manifestazione.

Captura di Facebook/Revolico Baire 360

In sui social media, i residenti del comune hanno confermato le citazioni e hanno chiesto supporto per i vicini colpiti.

“Si sono impegnati a non fare citazioni e qui stanno citando nel Transformador. La prima cosa che devono avere è la parola”, ha scritto uno di loro nel gruppo di Facebook Revolico Baire 360.

Captura di Facebook/Revolico Baire 360

Le proteste a Baire sono state tra le più significative della provincia di Santiago di Cuba dalla data del 11 luglio 2021 e 17 marzo 2024, motivate dai prolungati blackout, dalla scarsità di cibo e dal deterioramento dei servizi di base.

Mentre il malcontento popolare cresce, il regime risponde con la sua strategia abituale: repressione, minacce e sorveglianza per zittire coloro che osano protestare nelle strade.

Le detenzioni e le minacce avvengono nonostante lo stesso regime abbia minimizzato i fatti, sostenendo che ci sia stato uno “scambio” tra le autorità locali e la popolazione colpita dai blackout, sebbene abbia interrotto l'accesso a internet nella zona.

Al riguardo, la pagina ufficiale Héroes del Moncada ha pubblicato questo venerdì una nota sul suo profilo di Facebook, attraverso la quale ha cercato di presentare la sua versione sulle manifestazioni della sera precedente, quando i residenti sono scesi in strada per mostrare il loro stato di frustrazione per i blackout, la carenza di cibo e la mancanza di acqua potabile che colpiscono la popolazione orientale da settimane.

La risposta ufficiale segue lo stesso schema repressivo delle manifestazioni recenti avvenute sull'isola, dove i profili ufficiali mostrano immediatamente immagini dei luoghi "apparentemente tranquilli", per poi iniziare a fermare e minacciare i partecipanti agli eventi.

A seguito di le proteste del 13 settembre a Gibara, scatenate da prolungati blackout e dalla mancanza d'acqua nella comunità di El Güirito, le autorità hanno affermato che "tutto si è svolto sulla base dell'empatia e del rispetto".

Secondo l'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, almeno 27 persone sono state detenute dopo la manifestazione, di cui quattro continuano a essere incarcerate e il resto rimane sotto stretta sorveglianza.

En maggio, Bayamo è stata testimone di proteste spontanee dovute ai prolungati blackout, alla carenza di cibo e alla mancanza d'acqua, momento in cui decine di persone sono scese in strada richiedendo soluzioni immediate e urlando “Non vogliamo più muela!”, in chiara riferimento alle promesse vuote delle autorità.

Di fronte alla pressione popolare, la risposta del regime è stata doppia: sul terreno, con il dispiegamento di truppe speciali e funzionari del Partito Comunista; e nel contesto digitale, attraverso interruzioni di internet e una intensa campagna di propaganda sui social media ufficiali. Questa campagna mirava a proiettare un'immagine di dialogo, tranquillità e controllo assoluto della situazione.

Domande frequenti sulle proteste e sulla repressione a Baire, Cuba

Perché si sono verificate le proteste a Baire, Cuba?

Le proteste a Baire, situate nel municipio di Contramaestre, sono originate principalmente a causa dei prolungati blackout, della scarsità di cibo e della mancanza di acqua potabile che colpiscono la popolazione orientale da settimane. I manifestanti sono scesi in strada chiedendo libertà e cambiamenti di fronte alla difficile situazione economica e sociale che affrontano. Il malcontento popolare si è espresso con slogan come “¡Libertad!” e “¡Abajo la dictadura!”, riflettendo l'esasperazione della popolazione di fronte alla crisi nel paese.

Come ha risposto il regime cubano alle proteste a Baire?

Il regime cubano ha risposto alle proteste a Baire con un'ondata di repressione, citando e interrogando i manifestanti. Agenti della Polizia Nazionale Rivoluzionaria (PNR) hanno cercato e interrogato i cittadini che hanno partecipato alle manifestazioni pacifiche. Inoltre, l'accesso a Internet è stato interrotto nella zona per evitare la diffusione di informazioni sulle proteste. Questa risposta segue il consueto modello repressivo del regime di fronte alle espressioni di malcontento sociale.

Qual è stata la reazione della comunità internazionale di fronte alle proteste a Baire?

Fino ad ora, non ci sono informazioni specifiche sulla reazione della comunità internazionale alle proteste di Baire. Tuttavia, in eventi simili, organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato la repressione a Cuba, chiedendo il rispetto dei diritti umani. La comunità internazionale tende a osservare questi eventi con preoccupazione, specialmente a causa delle violazioni dei diritti umani e delle detenzioni arbitrari di manifestanti.

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