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Il giornalista cubano José Raúl Gallego ha affermato che i cittadini dovrebbero indirizzare le loro proteste verso le sedi del potere statale, in risposta al messaggio pubblicato dall'account ufficiale della Presidenza di Cuba che chiedeva di non bloccare le strade durante le manifestazioni all'Avana.
“Credo che per la prima volta bisognerebbe ascoltare Díaz-Canel: le proteste devono essere dirette lì. Al Partito, al Governo, alle stazioni di polizia. Occupare quegli spazi che legittimamente appartengono ai cittadini e far uscire di lì coloro che hanno usurpato il potere per sei decenni e sono responsabili di tutti i problemi di Cuba”, ha scritto Gallego in social media.
Il commento si riferiva al tweet pubblicato dai propagandisti di Palazzo in cui si citava il governante Miguel Díaz-Canel dicendo che “le richieste della popolazione sono legittime, ma devono essere presentate nei luoghi stabiliti: il Partito, le istituzioni del Governo e dello Stato”, avvertendo che “nessuno è autorizzato a chiudere una via pubblica”.
Il messaggio ufficiale è giunto dopo vari giorni di proteste e battiture di pentole nei quartieri della capitale, causati da interruzioni prolungate di energia, carenza d'acqua e accumulo di rifiuti. In risposta, Díaz-Canel ha presieduto riunioni con i dirigenti del Partito Comunista e i capi militari, ordinando ispezioni al settore privato e controlli sul consumo elettrico e di carburante.
Gallego ha interpretato le parole del governante come una paradosso: se lo stesso mandatario indica dove devono essere fatti i reclami, allora quegli luoghi —Partido, Governo e stazioni di polizia— dovrebbero essere precisamente gli scenari della protesta cittadina.
Proteste di fronte al potere, nonostante la paura
Sebbene il controllo statale e la repressione abbiano soffocato per decenni qualsiasi tentativo di dissidenza visibile, a Cuba si sono registrati diversi episodi in cui i cittadini hanno portato le loro richieste direttamente presso le sedi del potere politico o amministrativo.
Anche sotto un sistema che punisce la protesta con carcere o repressione violenta, diversi settori sociali —da madri e lavoratori autonomi a artisti e attivisti— hanno sfidato la paura e il controllo del Partito Comunista.
Nel marzo del 2020, decine di cuentapropistas hanno preso parte a una manifestazione davanti al Partito Comunista a Santa Clara, chiedendo diritti lavorativi e la restituzione delle licenze sospese dal ministero del Lavoro.
La protesta è stata senza precedenti per la sua magnitudo e perché si è svolta davanti a un'istituzione governativa, costringendo le autorità a una risposta pubblica.
Il 27 novembre 2020, più di un centinaio di artisti, giornalisti e giovani cubani si sono radunati davanti al ministero della Cultura (MINCULT), all'Avana, per chiedere libertà di espressione, la fine della censura e dialogo con le autorità.
La protesta, conosciuta come 27N, è emersa dopo lo sgombero violento del Movimento San Isidro a L'Avana Vecchia e ha segnato un punto di svolta nella società civile cubana: per la prima volta in decenni, un ampio gruppo di cittadini si è manifestato pacificamente davanti a un'istituzione dello Stato.
Quella notte, i manifestanti riuscirono a far sì che funzionari del MINCULT accettassero di dialogare, anche se il regime presto disattese gli impegni assunti e avviò una campagna di molestia e sorveglianza contro i partecipanti. Il 27N rimase come simbolo di un risveglio civico, di una generazione che portò la propria rivendicazione fino alle porte del potere.
In febbraio 2021, un gruppo di giovani animalisti ha partecipato a una protesta pacifica davanti al ministero dell'Agricoltura, a L'Avana, per chiedere l'approvazione della Legge sul Benessere Animale, promessa dal Governo dall'anno precedente.
I manifestanti hanno portato cartelli con richieste di trasparenza e partecipazione cittadina nella redazione del decreto, e sono stati ricevuti brevemente da funzionari del ministero prima che la Sicurezza dello Stato intervenisse violentemente.
Nonostante il cerchio policia, la protesta ha segnato un precedente: è stata la prima volta che un gruppo di giovani ha sfidato apertamente lo Stato dall'attivismo civico, e lo ha fatto davanti a un ministero, evidenziando l'assenza di canali reali di partecipazione cittadina.
En agosto del 2022, il rapper Omar Mena è stato arrestato a Santa Clara dopo essersi presentato alla sede del PCC per richiedere la liberazione dei prigionieri politici. Due mesi dopo, un gruppo di madri disperate per la mancanza di gas ed elettricità aveva acceso forni improvvisati all'ingresso dello stesso edificio del Partito, trasformando la scarsità domestica in un atto di denuncia politica.
También si sono documentate proteste davanti ai governi municipali. A Manicaragua (Villa Clara), nell'ottobre del 2024, i residenti si sono radunati davanti alla sede del governo locale per chiedere cibo e elettricità; a Camagüey, nell'agosto del 2025, una madre si è presentata con i suoi figli davanti alla sede del governo provinciale richiedendo assistenza sociale; e a Jagüey Grande, nel 2022, decine di persone hanno protestato davanti agli uffici municipali durante una notte di blackout.
Anche l'11 luglio 2021, quando migliaia di cubani scesero in piazza, si registrarono concentrazioni davanti alle sedi del Partito Comunista a Holguín e Santiago di Cuba, con slogan che incolpavano direttamente il potere politico per la crisi.
Questi episodi, isolati ma ripetuti, dimostrano che anche sotto uno Stato di sorveglianza e punizione, la cittadinanza ha iniziato a spostare le proprie rivendicazioni verso i veri centri di potere.
Le sedi del Partito, le assemblee municipali e le istituzioni del governo sono passate da spazi di controllo a diventare, poco a poco, scenari di confronto civile, lì dove il sistema politico è considerato intoccabile.
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