La Unión Eléctrica (UNE) ha annunciato questo domenica una riduzione delle interruzioni previste per la giornata, rispetto ai alti deficit registrati nelle settimane precedenti, che hanno superato in diverse occasioni i 2.000 megawatt (MW).
Secondo il comunicato ufficiale, l'impatto stimato per l'orario di punta di oggi sarà di 1.390 MW, un numero inferiore ai recenti picchi e simile a l'impatto massimo registrato ieri.

Sabato 9 agosto, la UNE ha riportato che la massima afflizione per il deficit di capacità di generazione è stata di 1,389 MW, registrata alle 19:10. Questo valore, sebbene elevato, è rimasto al di sotto delle giornate più critiche di quest'estate, come il 6 agosto (2,010 MW), il 5 agosto (1,952 MW) o il 22 luglio, quando è stato raggiunto il record dell'anno con 2,054 MW.
Oggi domenica, alle 06:00, la disponibilità del Sistema Elettrico Nazionale (SEN) era di 2.130 MW rispetto a una domanda di 2.483 MW, con solo 326 MW interessati in quel momento.
Per l'orario di punta si prevede un'impatto di 770 MW. Nel pomeriggio-sera, quando è atteso il picco di consumo, il deficit proiettato è di 1.320 MW, con un'impatto previsto di 1.390 MW.
Il SEN tiene fuori servizio per guasto l'unità 2 della CTE Felton, mentre tre impianti chiave —l'unità 2 di Santa Cruz, l'unità 4 di Céspedes a Cienfuegos e l'unità 5 di Renté— sono in manutenzione.
Inoltre, si segnalano 491 MW limitati termicamente e 61 centrali di generazione distribuita inoperabili per mancanza di combustibile, il che implica una perdita aggiuntiva di 446 MW.
La coincidenza di questo apparente miglioramento con l'avvicinarsi del 13 agosto, compleanno di Fidel Castro, non passa inosservata.
Fu proprio Castro che nel 2006 lanciò la cosiddetta “rivoluzione energetica”, un programma che prometteva di modernizzare il sistema elettrico attraverso l'installazione massiva di gruppi elettrogeni diesel, la sostituzione di elettrodomestici e riparazioni mirate nelle centrali termoelettriche.
Nel breve termine, con il sostegno del petrolio venezuelano, i blackout sono stati ridotti. Tuttavia, il modello si è dimostrato insostenibile: la generazione distribuita si è fermata per mancanza di carburante e ricambi, le centrali hanno continuato a invecchiare e la rete di trasmissione non è mai stata modernizzata in modo integrale.
Casi due decadi dopo, il paese vive la sua peggiore crisi energetica della storia moderna. Il deficit quotidiano è diventato una costante e, per molti cubani, 1.390 MW è già percepito come un “alleviamento” rispetto a giornate di oltre 2.000 MW. La rassegnazione sociale si è installata: non ci si aspetta più un servizio elettrico stabile, ma interruzioni più brevi o meno prolungate.
In questo contesto, la riduzione di oggi genera tanto scetticismo quanto sospetti. Non sono pochi coloro che credono che, come negli anni precedenti, il regime cerchi di garantire una certa stabilità in vista di eventi politici e commemorazioni ufficiali, anche a costo di forzare il sistema e le cifre, o di reindirizzare risorse in modo puntuale.
La crisi attuale non è il frutto del caso né di congiunture esterne: è la conseguenza diretta delle politiche e delle decisioni di Fidel Castro e della “continuità” invariabile dei suoi eredi politici, guidati da Miguel Díaz-Canel. Un regime incapace di produrre energia, cibo o benessere, ma che continua a essere efficiente in ciò che domina: fabbricare propaganda e indottrinamento.
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