In un episodio del podcast “L'economia ha un nome”, trasmesso da Radio Sancti Spíritus, l'economista Frank Rafael Quesada Espinoza ha ammesso senza mezzi termini che l'unica azienda statale di telecomunicazioni di Cuba S.A. (Etecsa) opera come un monopolio nell'economia cubana.
Si tratta di una dichiarazione che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile nei mezzi ufficiali, abituati a mettere a tacere o giustificare questo tipo di controllo assoluto.
Il tema è stato presentato come un “dubbio” sollevato dal pubblico, riguardo all'uso del termine “monopolio” in un sistema socialista, il che ha permesso all'economista di affrontare il concetto dall'etimologia fino alla sua applicazione a Cuba, riconoscendo apertamente che “Etecsa è un monopolio” e che lo Stato cubano controlla altri settori in modo simile.
Durante il programma, pubblicato sul canale di Youtube di Radio Sancti Spíritus, e condotto dalla giornalista ufficialista Elsa Ramos, l'esperto ha tentato di chiarire la gravità della questione, distinguendo tra i monopoli del capitalismo —motivati dal profitto privato— e quelli del socialismo, che secondo lui dovrebbero rispondere a un interesse collettivo.
“Ci sono monopoli buoni e cattivi?”, chiese Ramos, perché, aggiunse, “per questo termine, non solo Etecsa ha un monopolio a Cuba, ma anche lo stato cubano ha un monopolio su alcune aree”.
Inclusivo, questo è stato uno dei tratti di quel “socialismo reale”, ha sottolineato subito dopo l'economista, riferendosi ai regimi politici autoritari nell'ex Unione Sovietica e nei paesi dell'Europa dell'Est, che collassarono alla fine degli anni '80 e all'inizio dei '90.
Il programma ha anche sostenuto che altre industrie, come quella farmaceutica, operano sotto schemi monopolisti, con lo Stato che controlla sia la produzione che la vendita, il che, secondo lo stesso esperto, “non può essere definito negativo quando ha salvato la vita a tante persone”.
Lungi dal mettere in discussione la mancanza di concorrenza, il pessimo servizio o i prezzi abusivi che affrontano i cubani, il discorso si è concentrato nel giustificare l'esistenza di monopoli come “strutture necessarie” in condizioni di blocco o scarsità, paragonando persino il caso cubano a modelli di paesi come Cina e Vietnam.
Sin embargo, nella trasmissione si è riconosciuto che nel contesto cubano attuale i risultati di quei monopoli sono stati negativi, indeboliscono il senso di proprietà collettiva e generano un distacco tra il cittadino e i beni che, in teoria, appartengono a tutti.
Nonostante il tentativo di mostrare neutralità, la chiusura dello spazio ha chiarito una conclusione critica: i monopoli statali a Cuba non si sono dimostrati né efficaci né efficienti.
Anche se il programma ha evitato di dirlo in modo diretto, ha riconosciuto che i risultati economici del modello cubano esaurito, sostenuto da queste strutture, sono stati carenti per più di sei decenni.
La novità non è che ETECSA sia un monopolio - questo lo sanno tutti i cubani che soffrono per le sue tariffe e per il cattivo servizio - ma è che ora lo dica apertamente la stampa ufficiale. Certamente, senza fornire risposte, senza ammettere responsabilità e senza proporre cambiamenti concreti.
Il monopolio statale delle telecomunicazioni nell'isola ha giustificato il recente aumento delle tariffe con la necessità di mantenere cavi sottomarini, radio basi e milioni di linee mobili, ma allo stesso tempo evita il dibattito sulla qualità, accesso reale e convenienza.
Il discorso di "mantenere la connessione" suona vuoto di fronte a una popolazione che paga caro per un servizio limitato.
Le tariffe non corrispondono ai redditi medi della popolazione e una buona parte degli utenti dipende dalle ricariche inviate dall'estero per rimanere connessi.
Il primo ministro cubano, Manuel Marrero Cruz, ha informato a metà luglio davanti al parlamento che, in appena 46 giorni, dopo l'implementazione dell'aumento delle tariffe per i servizi di telecomunicazione, ETECSA aveva raccolto oltre 24,8 milioni di dollari statunitensi, il che equivale a una media di 540.000 dollari al giorno.
Questo mercoledì, Etecsa ha annunciato una nuova promozione per la ricarica internazionale che innalza il minimo a 600 CUP, suscitando un'immediata reazione negativa tra gli utenti cubani sui social media.
Il discorso ufficiale, tuttavia, è stato messo in discussione da analisti indipendenti, i quali sottolineano che si tratta di una narrazione che maschera la progressiva dollarizzazione del servizio e l'uso politico delle telecomunicazioni.
Inoltre, la stessa azienda ha rivelato una forte diminuzione dei ricavi per linea mobile, passando da 133 dollari annuali nel 2018 a soli 31 nel 2024, il che evidenzia una perdita di competitività che non si è tradotta in miglioramenti reali per gli utenti.
Nonostante le cifre, non è stato spiegato in modo chiaro la destinazione di questi fondi né sono stati visibili investimenti in infrastrutture o nella qualità del servizio.
Recente rivelazioni del giornale El Nuevo Herald hanno evidenziato come le condizioni monopolitiche in cui opera il Gruppo di Amministrazione Aziendale S.A. (GAESA), il conglomerato dell'élite militare cubana, gli ha permesso di accumulare miliardi di dollari mentre il popolo cubano è privo di cibo, medicine ed elettricità”.
La ricerca ha mostrato che GAESA agisce come una struttura economica parallela allo Stato, con decine di aziende organizzate sotto diverse forme legali -dalle aziende statali alle associazioni economiche internazionali e mipymes-, molte delle quali operano al di fuori del radar pubblico e senza trasparenza.
Domande frequenti sul monopolio di ETECSA e l'aumento delle tariffe a Cuba
Perché ETECSA è considerata un monopolio a Cuba?
ETECSA è considerata un monopolio perché è l'unica azienda di telecomunicazioni a Cuba, controllata dallo Stato. Questo controllo assoluto significa che non c'è concorrenza nel settore, il che porta a tariffe elevate e a un servizio scadente, come dimostrano le recenti lamentele riguardo all’aumento delle tariffe. La mancanza di concorrenza limita le opzioni per i consumatori e perpetua un sistema in cui lo Stato mantiene il controllo totale sulle comunicazioni.
Quali sono le principali critiche all'aumento delle tariffe di ETECSA?
Le principali critiche all'aumento dei prezzi di ETECSA si concentrano sul fatto che le nuove tariffe sono proibitivamente alte e non accessibili alla maggior parte dei cubani. I piani in pesos cubani (CUP) sono limitati e costosi, mentre vengono promossi pacchetti in dollari, accessibili solo a chi riceve rimesse o ha accesso a valuta estera. Questo ha generato una grande indignazione, poiché è percepito come una forma di esclusione digitale e disuguaglianza economica.
Come influisce l'aumento delle tariffe di ETECSA sulla popolazione cubana?
Il rincaro delle tariffe di ETECSA colpisce la popolazione cubana limitando severamente l'accesso a internet e alla telefonia mobile. Le tariffe in CUP sono estremamente elevate rispetto allo stipendio medio, costringendo molti a dipendere da ricariche internazionali. Questo non solo limita l'accesso alla comunicazione e alle informazioni, ma esacerba anche le disuguaglianze sociali, poiché solo coloro che hanno accesso a dollari possono rimanere connessi.
Quale ruolo svolge il governo cubano nel controllo di ETECSA?
Il governo cubano controlla ETECSA attraverso una struttura statale e militare che include entità come RAFIN S.A., collegate alle Forze Armate. Questo consente allo Stato di gestire i ricavi di ETECSA senza trasparenza né responsabilità, privilegiando la raccolta di valuta estera rispetto al miglioramento del servizio per i cittadini. Questa struttura di controllo rafforza il monopolio e limita la possibilità di implementare riforme che possano avvantaggiare il pubblico.
Qual è l'impatto della dollarizzazione dei servizi di ETECSA sulla società cubana?
La dollarizzazione dei servizi di ETECSA impone una barriera economica che danneggia gravemente la società cubana. Offrendo pacchetti di dati in dollari, si escludono coloro che non hanno accesso a valute estere, creando un divario digitale che limita l'accesso alla comunicazione, all'istruzione e alle informazioni. Questa misura rinforza la disuguaglianza e mette in evidenza la dipendenza dell'economia cubana dalle rimesse e dai redditi provenienti dall'estero.
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