In mezzo al blackout generale che ha lasciato al buio gran parte dell'Avana la notte di domenica e all'alba di lunedì, i residenti del municipio 10 de Octubre hanno organizzato un atto di protesta contro la situazione di crisi generalizzata che sta vivendo la popolazione.
All'angolo tra Juan Delgado e Lacret, nel quartiere di Santos Suárez, il vetro del bancomat del Banco Metropolitano (BANMET) è stato distrutto a colpi di pietra. Secondo i testimoni, l'accaduto si è verificato durante la notte, quando l'oscurità avvolgeva la zona e il malcontento dei cittadini per la mancanza di servizi essenziali era palpabile.

Immagini condivise su social media hanno mostrato i danni visibili all'installazione bancaria: vetri rotti, detriti a terra e un'evidente segnale di frustrazione accumulata.
Al sorgere del lunedì, coloro che erano in fila per cercare di accedere alla banca commentavano tra sussurri quanto accaduto, secondo quanto si è potuto vedere in un video condiviso dal media indipendente 14ymedio. Alcuni hanno assicurato che non era la prima volta che accadeva qualcosa di simile in quel angolo.
Il blackout generale si è verificato a seguito di un guasto nel sistema elettrico nazionale, ma fino a questo momento le autorità non hanno fornito una spiegazione dettagliata né un comunicato ufficiale su quanto accaduto né sulla durata stimata delle interruzioni.
La crescente scarsità di cibo, la mancanza di acqua potabile, farmaci e ora l'instabilità del servizio elettrico, hanno portato molti cubani al limite. Sui social media, l'evento è stato interpretato come un segno della frustrazione dei cittadini di fronte a una situazione che ritengono insostenibile.
Meanwhile, the official silence regarding what happened and the lack of concrete answers continue ad alimentare il malcontento popolare in una città che, sempre più, si sente al buio in tutti i sensi.
Protestare è un reato a Cuba
Questo attacco si aggiunge a una serie di fatti simili registrati in altre province del paese, in un momento in cui si intensifica la frustrazione dei cittadini di fronte al collasso del sistema bancario e alla crescente "bancarizzazione forzosa".
En luglio, un altro atto simile è stato segnalato da BANMET, che ha denunciato l'attacco a uno dei suoi sportelli automatici nella filiale 300, situata all'incrocio tra le strade Diez de Octubre e Lacret, nel municipio omonimo della capitale cubana.
Il fatto, avvenuto durante un blackout generalizzato che ha lasciato senza elettricità gran parte dell'Avana, è stato qualificato dall'ente bancario come un'azione che “minaccia apertamente la tranquillità e la sicurezza dei cittadini”.
Sebbene la banca abbia assicurato che questo tipo di eventi “non caratterizzano il nostro popolo di lavoratori”, ha riconosciuto il crescente malcontento popolare di fronte alla scarsità di contante e al deterioramento sostenuto della sua rete di sportelli automatici.
In settembre 2024, una banca nel centro storico di Santiago di Cuba è stata anch'essa colpita da pietre durante la notte. Secondo le denunce dei cittadini, l'attacco rifletteva l'esasperazione di una popolazione costretta a dormire per strada per garantirsi un turno nelle code e accedere al proprio stipendio.
Nel luglio dello stesso anno, un altro incidente simile è stato segnalato al Centro Urbano José Martí, sempre a Santiago, dove un giovane barbiere, presumibilmente in crisi medica, ha rotto i vetri di una filiale della banca.
In un paese dove il Codice Penale qualifica tali atti come sabotaggio —reato che può essere punito con severe condanne detentive e, in circostanze estreme, anche con la pena di morte—, ogni lancio di pietra acquista una dimensione politica. Esporre il malcontento in modo pubblico è considerato un reato, e qualsiasi danno al sistema finanziario statale può essere interpretato come un attentato contro la sicurezza nazionale.
Queste azioni, sebbene ufficialmente respinte come vandalismo, riflettono una crescente disperazione tra la cittadinanza, intrappolata tra un sistema economico disfunzionale, la scarsità di risorse fondamentali e l'impossibilità di canalizzare pacificamente il proprio malcontento.
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