Il gioco di prestigio del regime cubano con ETECSA: Fumi per nascondere decisioni strategiche

Il rincaro tariffario di ETECSA non è il risultato di un presunto "frode dall'estero"; bensì è il frutto di una strategia deliberata per attrarre valuta estera, restringere diritti e ripensare il modello economico cubano con pratiche corruttive, senza partecipazione popolare né trasparenza.

Immagine di riferimento creata con Intelligenza ArtificialeFoto © CiberCuba / Sora

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Il recente "aumento tariffario" di ETECSA ha scatenato un'ondata di indignazione tra i cubani dentro e fuori l'isola. Il regime ha giustificato la misura sostenendo presunti “frode dall'estero” che avrebbero causato perdite del 60% nei ricavi dell'azienda statale.

Ma la mancanza di ricerche pubbliche, l'opacità nei processi e la coincidenza con una serie di decisioni strategiche precedenti suggeriscono che quanto accaduto non sia altro che un episodio ulteriore nel processo di cattura statale delle valute, accompagnato da una riconfigurazione silenziosa del modello economico, sotto possibile consulenza russa e con fini di privatizzazione.

Il rincaro e la narrativa della frode

Dal 30 maggio, ETECSA limita le ricariche nazionali a soli 360 pesos cubani al mese, costringendo gli utenti ad acquistare pacchetti in dollari per accedere ai servizi di connessione di base.

La presidentessa esecutiva dell'azienda, Tania Velázquez Rodríguez, è apparsa “d'urgenza” in televisione nazionale il 1 giugno per giustificare la misura, affermando che “più del 60% dei redditi provenienti dall'estero” sono stati persi a causa di frodi nelle ricariche internazionali.

Secondo Velázquez, queste frodi operano attraverso piattaforme non ufficiali che vendono ricariche in valuta forte e le attivano in pesos cubani all'interno dell'isola, trattenendo il denaro al di fuori del paese. Questo fenomeno, ha affermato, ha eroso i ricavi di ETECSA e ha aggravato la sua già critica situazione operativa.

Una narrativa costruita in anticipo

L'idea della frode non è emersa dopo l'aumento delle tariffe. Già a maggio 2024, ETECSA aveva iniziato a denunciare pubblicamente l'esistenza di questi schemi, avvertendo sui loro effetti sui redditi dell'azienda.

Un anno dopo, la cifra era salita al 60%, in un chiaro tentativo di preparare il terreno politico e mediatico per le nuove misure. Questa progressione suggerisce che il regime ha agito con calcolo e non in modo reattivo.

Azienda socialista o apparato di potere?

Mientras il governo insiste che ETECSA è “un'azienda statale socialista, del popolo e per il popolo”, la realtà contraddice questa affermazione.

Le decisioni su tariffe, accesso e struttura dell'azienda vengono prese alle spalle dei cittadini, senza consultazioni pubbliche né responsabilità.

Nel 2019, il primo vicepresidente della società statale, Reinaldo Rodríguez, dichiarava che “ETECSA appartiene al popolo”, ma oggi la stessa azienda emargina coloro che non hanno accesso a dollari o rimesse e concentra la sua strategia commerciale nell'attrarre valute dall'estero.

E se non fosse stato una frode, ma uno schema di corruzione?

L'argomento del “fraude di massa” risulta difficile da sostenere. Nessuna azienda al mondo si lascerebbe rubare il 60% dei suoi introiti senza avviare indagini, presentare denunce o punire i responsabili.

La mancanza di azioni legali da parte di ETECSA o del regime rivela un'altra possibilità: che questi presunti frodi non fossero altro che uno schema di commercializzazione parallelo, tollerato o addirittura facilitato dalla stessa azienda, per raccogliere valute estere non dichiarate.

Diverse piattaforme private e opache offrivano pacchetti di dati in dollari ed euro attraverso canali non ufficiali. ETECSA materializzava le ricariche in pesos cubani, mantenendo nel suo sistema una contabilità che non è mai stata auditata in modo trasparente.

La narrativa della frode potrebbe nascondere un meccanismo corrotto di estrazione di valuta che favorirebbe terzi vicini al potere.

Monopolio garantito fino al 2036: è la strada verso la privatizzazione?

Días antes del tarifazo, il governo cubano ha esteso il monopolio di ETECSA fino all'anno 2036, con possibilità di proroga per altri trent'anni.

Questa decisione, lungi dal rafforzare il carattere "socialista" dell'impresa, consolida un quadro legale che faciliterebbe la sua futura privatizzazione in condizioni di monopolio o scarsa concorrenza.

Non si tratta solo di mantenere il controllo, ma di blindare legalmente un attivo strategico per una futura trasferenza opaca della sua proprietà o gestione. Questo schema ricorda pericolosamente il processo di privatizzazione vissuto in Russia durante gli anni '90, sotto la presidenza di Boris Yeltsin.

In quel periodo, la consegna delle aziende statali a oligarchi affini al potere, attraverso schemi corrotti come quello dei “prestiti per azioni”, ha consolidato un'élite economico-politica che continua a essere un pilastro del regime di Vladimir Putin.

Le privatizzazioni russe sono state effettuate a prezzi irrisori, senza trasparenza né partecipazione dei cittadini, trasformando settori chiave—energia, telecomunicazioni, trasporti—in feudi privati.

Se Cuba segue quella stessa strada, ETECSA potrebbe diventare il laboratorio per instaurare una forma di capitalismo di Stato controllato dall'élite del Partito Comunista, sotto la copertura di “riforme”.

L'estensione del monopolio non sarebbe allora un fine a se stesso, ma una condizione preliminare per garantire che la futura privatizzazione avvenga senza concorrenza, senza controllo e con benefici concentrati nel cerchio di potere.

La consulenza russa in questo processo, come dimostrano gli accordi con Boris Titov e il Centro Congiunto di Trasformazione Economica, conferisce maggiore peso a questa ipotesi.

Mosca come consulente del nuovo modello economico cubano

Da almeno due anni, esperti russi consigliano il regime cubano nella sua trasformazione economica.

Il commissario del Cremlino, Boris Titov, ha difeso la necessità di abbandonare il modello socialista e avanzare verso riforme di mercato. Sotto la sua direzione, è stato creato a L'Avana un Centro Congiunto di Trasformazione Economica, finalizzato a riconvertire le imprese statali in società commerciali.

Paralelamente, Cuba ha offerto terre in usufrutto alla Russia per 30 anni, consolidando una relazione asimmetrica che include assistenza tecnica ed economica.

Questo contesto geopolitico rafforza l'ipotesi che l'aumento delle tariffe di ETECSA non sia una misura isolata, ma parte di un esperimento più ampio: dollarizzare i servizi pubblici, limitare diritti fondamentali come la connettività e gettare le basi per trasferire beni statali a élite fedeli al regime sotto una facciata imprenditoriale.

Il ricatto emotivo sull'emigrazione

ETECSA sa che buona parte dei suoi introiti proviene da ricariche internazionali pagate dalla diaspora cubana.

Limitando l'accesso a internet in pesos cubani, il regime costringe coloro che vivono all'estero a sostenere finanziariamente i propri familiari all'interno dell'isola, sotto la minaccia di disconnessione. È un ricatto emotivo mascherato da modello economico.

In un contesto di crescente tensione sociale, blackout, inflazione e proteste latenti, controllare la connettività digitale diventa anche uno strumento di dissuasione politica.

L'estate del 2025 sarà una prova per misurare la capacità dei cittadini di resistere e organizzarsi di fronte a uno Stato che utilizza le sue aziende "del popolo" contro lo stesso popolo.

Conclusione: Una strategia segreta di cattura e controllo

Il rincaro tariffario di ETECSA non è il risultato di una frode; è frutto di una strategia deliberata per attrarre divise, limitare diritti e rimodellare il modello economico cubano senza trasparenza.

A nome del popolo, il regime agisce alle spalle del popolo. E mentre vende la narrazione dell'assedio economico, riconfigura il paese per consolidare un capitalismo di Stato sorvegliato dalle élite al potere e da Mosca.

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Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.