Il sacerdote Alberto Reyes Pías ha denunciato sul suo profilo di Facebook ciò che ha classificato come una "spirale della miseria" a Cuba, che trascina un numero crescente di persone verso una situazione limite, caratterizzata dalla fame e dalla mancanza di protezione.
In un messaggio carico di crudezza, Reyes, noto per la sua posizione contraria alla dittatura castrista, assicura che la povertà strutturale si sia diffusa in tutto il paese, mentre la fame diventa sempre più presente.
Il parroco camagüeyano denuncia che molti cubani lavorano per mesi senza ricevere alcun pagamento, in particolare nel settore agricolo, mentre altri - lavoratori e pensionati - sono costretti a riscuotere il proprio stipendio tramite carte che le banche non possono convertire in contante.
La situazione, sottolinea, non colpisce solo i più poveri: anche coloro che hanno risparmi in valute straniere si trovano di fronte a restrizioni per accedere ai propri soldi, in una sorta di "corralito finanziario" dove le banche ammettono di non avere la possibilità di consegnare la valuta forte depositata.
"Siamo un paese in bancarotta", afferma Reyes senza giri di parole, sostenendo che la pianificazione socialista promessa in ridicoli discorsi del passato ha fallito nel suo intento di garantire prosperità.
Nel suo analisi, il sacerdote indica la mancanza di libertà economiche come causa profonda del stagnamento nazionale. "Dimentichiamo che quando un paese rispetta la libertà dei suoi cittadini di intervenire nell'economia, quando le persone comuni progrediscono, allora il paese ha le risorse per avanzare," ha scritto.
A seguito, CiberCuba condivide il testo completo della pubblicazione.
Ho pensato... (108) di Alberto Reyes Pías
Ho pensato alla spirale della miseria
Molti anni fa, durante una peregrinazione al santuario del Cobre, a piedi da Bahía de Nipe, siamo stati accolti in un villaggio. Mi è toccato stare con una coppia tanto accogliente quanto povera.
Quella notte, avevano da mangiare solo un po' di riso e alcuni pesciolini magrissimi che il padrone di casa era riuscito a pescare quella stessa pomeriggio.
Fu la prima volta che compresi cosa significasse 'misera insuperabile'. Fu la prima volta che capii che ci sono persone che non potranno mai uscire dalla miseria finché non ci sarà un cambiamento sociale, un cambiamento delle strutture, un cambiamento di sistema.
Sono passati gli anni, e quella esperienza si è ripetuta ancora e ancora, diventando sempre più frequente col passare del tempo. Potrei fare un elenco interminabile di nomi: nomi di interi paesi, di quartieri, di persone… nomi che portano con sé il peso della fame, della mancanza di protezione, della vulnerabilità silenziosa, quella di cui nessuno parla perché nella loro miseria insuperabile non hanno nemmeno una voce che li difenda, un'immagine da mostrare al mondo che li ignora.
E a questa situazione già precaria si aggiunge ora il mancato pagamento di tanti lavoratori, soprattutto in agricoltura. Mesi e mesi di lavoro senza ricevere compenso, aggrappati a una promessa di pagamento che non arriva.
Qualcosa di simile accade con i lavoratori e i pensionati, costretti a ricevere il proprio denaro su una carta che le banche non possono convertire in contante, mentre la vita continua e la fame diventa sempre più parte di questa vita.
Ma neanche i più avvantaggiati sono esenti da questa tragedia.
Siamo già entrati nella lista dei paesi che hanno applicato il 'corralito', dove la valuta 'forte' depositata nelle banche non può più essere prelevata, dove ufficialmente hai denaro forte nel tuo conto ma le banche ti dicono che non possono dartelo, e non possono perché quella valuta non è più lì, qualcuno che doveva essere il tuo garante, che doveva custodire il tuo denaro, se l'è portato via, e le banche non hanno modo di ripristinarlo, e possono offrirti solo un cambio svantaggioso o una promessa di restituzione che potrebbe essere eterna.
Siamo un paese in bancarotta, dove il cerchio si stringe sempre di più sui più vulnerabili, su coloro che non hanno nessuno che li sostenga con un aiuto esterno.

Molto lontani sono quei discorsi ridicoli in cui ci ipnotizzavano con la sicurezza della 'pianificazione socialista', quella che avrebbe impedito ogni carenza mentre noi ci saremmo seduti a guardare come il liberalismo affondasse per sempre coloro che non avevano scelto il cammino socialista.
Forse abbiamo identificato erroneamente il liberalismo con la libertà, forse non abbiamo tenuto conto che i governi non producono ricchezze, che le ricchezze le producono i cittadini, e che i cittadini hanno bisogno di libertà per poter produrre. Abbiamo dimenticato che quando un paese rispetta la libertà dei suoi cittadini di intervenire nell'economia, quando le persone comuni progrediscono, allora il paese ha risorse per avanzare e progredire, offrendo tutti i ponti possibili per abbandonare la miseria".
Domande frequenti sulle critiche del sacerdote Alberto Reyes al regime cubano
Perché il sacerdote Alberto Reyes denuncia la situazione economica a Cuba?
Alberto Reyes denuncia la situazione economica a Cuba a causa della povertà strutturale e della mancanza di libertà economiche che hanno portato il paese a una "bancarotta". Secondo lui, il sistema socialista ha fallito nel garantire prosperità, il che ha portato a fame e vulnerabilità per molte persone.
Quali problemi affrontano i lavoratori cubani secondo Alberto Reyes?
I lavoratori cubani affrontano pagamenti in arretrato e difficoltà ad accedere al loro stipendio, specialmente nel settore agricolo, secondo Alberto Reyes. Inoltre, molti ricevono il loro stipendio su carte che non possono essere convertite in contante, aggravando così la loro situazione economica.
Qual è la critica di Alberto Reyes sulla gestione del regime cubano riguardo alle libertà economiche?
Alberto Reyes critica che il regime cubano limita le libertà economiche dei suoi cittadini, il che impedisce la crescita e il progresso del paese. Sottolinea che rispettare la libertà economica è fondamentale affinché le persone possano migliorare la propria situazione e contribuire allo sviluppo nazionale.
Come descrive Alberto Reyes l'impatto del "corralito finanziario" a Cuba?
Alberto Reyes descrive il "corralito finanziario" a Cuba come una restrizione severa che impedisce ai cubani di accedere ai propri risparmi in valuta estera. Questo colpisce anche coloro che hanno risorse, poiché le banche non possono consegnare la valuta forte depositata, aumentando così la disperazione economica.
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