Bruno Rodríguez ringrazia per l'aiuto del Venezuela e lancia una frecciatina: "Fare è il modo migliore di dire"

Bruno Rodríguez ringrazia per l'aiuto venezuelano dopo l'uragano Melissa e lancia un messaggio critico verso l'offerta degli Stati Uniti di inviare aiuti diretti al popolo cubano, generando dibattito sulla distribuzione.

Bruno Rodríguez ha ringraziato il Venezuela per l'invio di 26 tonnellate di aiuto umanitario dopo il passaggio dell'uragano Melissa.Foto © Facebook/Cancelleria di Cuba

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Il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha ringraziato giovedì per il invio di aiuti umanitari dal Venezuela dopo il passaggio dell'uragano Melissa, e ha colto l’occasione per lanciare una sottile frecciatina che molti hanno interpretato come una risposta all’offerta degli Stati Uniti di inviare assistenza “direttamente al popolo cubano, senza intermediari del regime”.

Nel suo post sul social network X, Rodríguez ha citato una frase di José Martí: “Fare è il modo migliore per dire”, insieme a immagini del carico venezuelano, un'allusione che nel contesto attuale sembra più di un semplice gesto diplomatico.

Il commento del capo della diplomazia cubana arriva poche ore dopo che Washington ha annunciato la sua disponibilità a offrire aiuto "senza passare per le mani del governo cubano", una posizione che L'Avana tende a considerare un atto di ingerenza.

La spedizione venezuelana, di 26 tonnellate di cibo, medicine e materiali da costruzione, fa parte di un'operazione congiunta che ha beneficiato anche Giamaica e coincide con il 25° anniversario dell'Accordo Integrale di Cooperazione Cuba–Venezuela, hanno dichiarato le autorità governative di quel paese.

Per Caracas, la consegna rappresenta un nuovo capitolo nell'alleanza che unisce entrambi i governi sin dai tempi di Hugo Chávez e Fidel Castro; per L'Avana, un sostegno politico che arriva in mezzo a interrogativi sulla trasparenza nella distribuzione delle risorse.

Mentre le autorità cubane ringraziano per la “fratellanza tra i popoli”, all'interno dell'isola cresce lo scetticismo. I social media si sono riempiti di richieste affinché “l'aiuto arrivi al popolo e non al governo”, ricordando episodi precedenti in cui le donazioni internazionali sono finite nei negozi statali o non sono mai giunte ai beneficiari.

Il contrasto è evidente, mentre il Venezuela rafforza il suo ruolo di alleato incondizionato del regime, gli Stati Uniti cercano di creare un canale di supporto diretto per la popolazione, e il governo cubano risponde con un messaggio carico di simbolismo martiano.

In fondo, la frase di Bruno Rodríguez suona come una dichiarazione di principi nel mezzo della disputa politica su chi aiuta veramente il popolo cubano.

Nel frattempo, nelle province orientali colpite dall'uragano, l'urgenza non è ideologica ma materiale, con tetti crollati, blackout prolungati e famiglie che sperano che l'aiuto, da qualunque parte provenga, non rimanga bloccato tra slogan e confini politici.

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