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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel è uscito questo lunedì in difesa del suo alleato Gustavo Petro, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha accusato il presidente colombiano di essere “un leader del narcotraffico che incentiva la produzione massiva di droghe”.
In un messaggio pubblicato sul suo account ufficiale di X (precedentemente Twitter), Díaz-Canel ha espresso il suo sostegno a Petro e ha accusato Washington di “interferenza” e di tentare di reimporre la vecchia Dottrina Monroe, simbolo del dominio statunitense nella regione.
“Caro presidente @petrogustavo, i popoli della Nostra America sono con te e con #Colombia. Rifiutiamo l'intromissione e le falsità del governo degli Stati Uniti che tenta di ripristinare la Dottrina Monroe nei suoi rapporti con le nazioni sovrane dell'America Latina e dei Caraibi”, ha scritto il leader cubano.
Il messaggio arriva in un momento di crescente tensione tra Washington e Bogotá, dopo le dure dichiarazioni di Trump e la risposta di Petro, che ha accusato il leader repubblicano di essere “ingannato dai suoi consulenti”.
La crisi diplomatica si è intensificata con la sospensione di tutti gli aiuti statunitensi alla Colombia e con nuove operazioni militari nei Caraibi, dove un bombardamento della Marina statunitense contro un sottomarino sospettato di trasportare droga ha provocato la protesta del Governo colombiano per presunta violazione della sua sovranità.
Díaz-Canel, che negli ultimi giorni ha anche riaffermato la sua alleanza con Nicolás Maduro, cerca di presentarsi come voce dei governi alleati di sinistra nella regione. L'Avana ha unito le forze attorno al chavismo e ora sostiene apertamente Petro, mentre il regime affronta una grave crisi interna caratterizzata da blackout di oltre 20 ore, mancanza di cibo e focolai epidemici.
Il primo segretario del Partito Comunista cubano ha accusato gli Stati Uniti di “riattivare l'interventismo imperialista” e di promuovere una nuova guerra fredda nei Caraibi.
Gli analisti considerano che il messaggio di Díaz-Canel miri a rafforzare l'asse L'Avana–Caracas–Bogotá come contrappeso all'influenza di Washington in America Latina. Ma riflette anche la desesperazione di un regime che ha bisogno di alleati per resistere alla propria crescente fragilità economica e diplomatica.
Nel frattempo, Trump mantiene la sua linea dura: sospendere fondi, aumentare la pressione militare e avvertire che se Petro non agirà contro il narcotraffico, “gli Stati Uniti agiranno al suo posto”.
Con la sua dichiarazione, Díaz-Canel non solo si è schierato con Petro, ma ha anche affrontato direttamente la Casa Bianca, in un disperato tentativo di riaffermare il suo ruolo come uno degli ultimi difensori del blocco autoritario latinoamericano di fronte all'amministrazione Trump.
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