
Il governo del Belize ha annunciato che entrambi i paesi non rinnoveranno il contratto di cooperazione medica in vigore dal 1990, sebbene i professionisti cubani possano continuare a lavorare sul territorio beliziano mediante contratti individuali.
La decisione, comunicata martedì 3 novembre dal Ministero degli Affari Esteri beliziano, segna la fine di 36 anni di collaborazione sotto il modello delle brigate mediche, anche se non implica necessariamente l'uscita dei sanitari dall'isola.
Secondo quanto riportato da 7 News Belize, il Governo ha confermato che il Ministero della Salute e del Benessere firmerà contratti individuali con ciascun professionista cubano per garantire la continuità dei servizi medici.
La misura riguarda una missione composta da circa 92 professionisti della salute, tra medici, specialisti, infermieri e tecnici, secondo i dati forniti a settembre dal ministro della Salute, Kevin Bernard.
La permanenza di questi lavoratori risulta particolarmente importante in comunità con scarsità di personale sanitario. Nel distretto di Toledo, ad esempio, otto dei 16 medici disponibili sono cubani, una situazione che ha suscitato preoccupazione di fronte alla possibilità di un ritiro della brigata.
Bernard aveva già avvertito che perdere quei professionisti aggraverebbe le difficoltà del sistema pubblico di salute, che già affronta problemi nel coprire posti medici nelle zone rurali.
Una decisione in mezzo alle pressioni degli Stati Uniti
L'annuncio arriva dopo mesi di trattative con L'Avana e in mezzo alle pressioni di Washington per porre fine ai contratti statali delle missioni mediche cubane, messe in discussione per possibili pratiche di lavoro forzato e sfruttamento lavorativo.
Il Governo cubano respinge queste accuse e difende le sue brigate come programmi di cooperazione internazionale.
Tuttavia, il primo ministro del Belize, John Briceño, ha assicurato a maggio che il suo paese pagava già direttamente i medici cubani, senza trasferire i loro stipendi al Governo dell'isola.
Briceño aveva difeso la necessità di trovare un'alternativa che consentisse di mantenere i servizi sanitari e garantire che i professionisti cubani potessero lavorare volontariamente.
Sebbene il governo beliziano abbia ora confermato la contrattazione individuale, non ha ancora precisato quando verranno firmati i contratti, quali saranno le condizioni salariali e se tutti i membri della missione accetteranno di rimanere nel paese.
Non è stata diffusa neanche una risposta ufficiale da parte dell'Avana sulle condizioni del nuovo schema lavorativo.
Belice si unisce così ad altri paesi dei Caraibi che hanno rivisto i loro accordi medici con Cuba, tra cui Jamaica e Guyana, in un contesto di crescente interrogativo internazionale sul funzionamento delle missioni sanitarie del regime cubano.
Video correlati:
Archiviato in: