
Le incisive dichiarazioni del presidente Donald Trump questo 23 ottobre durante il suo evento politico in Florida, unite al messaggio su X del segretario di Stato, Marco Rubio, che invita a collaborare discretamente con la CIA, riaccendono il tema delle pressioni nei confronti del regime de L'Avana.
Sebbene alcuni settori cerchino di sminuire queste dichiarazioni catalogandole come mere promesse di campagna per le elezioni di metà mandato, o semplicemente "più della stessa cosa", la realtà indica che si infligge un colpo in un punto vulnerabile della dittatura: la sua coesione interna, dove la fiducia reciproca è stata scarsa.
La chiamata di Marco Rubio che esorta i cubani desiderosi di un "cambiamento positivo", che non è altro che una transizione verso la democrazia o trasformazioni profonde in ambito politico ed economico, rappresenta una mossa magistrale.
Questa strategia si rivolge direttamente al fattore umano all'interno della struttura del potere castrista. Sebbene la popolazione in generale desideri quel cambiamento, l'appello a coloro che fanno parte dell'apparato statale e militare, che sono i veri detentori delle informazioni chiave, va oltre la semplice raccolta di intelligence; il suo vero impatto può scatenare una crisi sociopolitica senza precedenti, minando la fragile fiducia tra le alte, medie e basse sfere del regime.
Con questo passo, l'amministrazione statunitense semina il seme della paranoia e della sfiducia generalizzata all'interno della cupola governante; Miguel Díaz-Canel, Raúl Castro e la rete di generali e funzionari che sostengono l'apparato repressivo saranno costretti a guardarsi attorno con timore.
A partire da oggi, in ogni ufficio ufficiale, in ogni ministero e in ogni unità militare, il dubbio sarà permanente: chi sarà disposto a collaborare per salvare la propria pelle?
In un regime agonizzante, privo di viabilità economica e di sostegno sociale, la lealtà diventa una merce estremamente rara. Sapere che qualsiasi collaboratore, militare o dirigente potrebbe filtrare piani, transazioni finanziarie oscure o alleanze strategiche con regimi apertamente nemici degli Stati Uniti per garantire la propria impunità futura, disarticola all'improvviso la catena di comando. Nessuno sa chi sarà il primo a negoziare la propria uscita prima del collasso.
Questa strategia di Marco Rubio, nel suo doppio ruolo di segretario di Stato e consigliere per la Sicurezza Nazionale, rappresenta un'offensiva psicologica per accelerare la caduta del regime sfruttando le sue crepe interne.
La dittatura ha perso da tempo il sostegno popolare, come dimostrano le costanti proteste nelle strade, e ora che si attiva la minaccia latente del tradimento interno, gli Stati Uniti possono causare il crollo dall'interno; quando il sospetto paralizzerà la dirigenza, la sua struttura comincerà a crollare per il suo stesso peso.
Sebbene rimanga aperta l'interrogativo su quando cadrà la dittatura, lo scenario di pressione diplomatica, economica e militare continua e ora l'incertezza riemergerà nei corridoi del potere a L'Avana. Quando la paura cambia schieramento e la sfiducia paralizza coloro che sono al comando, il principio della fine smette di essere una possibilità remota per diventare una questione di tempo. La mossa del nord continua e la paranoia a L'Avana è appena iniziata.
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