
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha aggiornato questo sabato le sue allerte di viaggio per molti paesi del Medio Oriente, citando il rischio di una maggiore aggressione regionale da parte degli houthi supportati dall'Iran.
La misura è stata annunciata tramite il profilo ufficiale di avvisi di viaggio del Dipartimento di Stato, che ha sottolineato che l'aggiornamento riflette «la minaccia di una maggiore aggressione regionale da parte degli houthi sostenuti dall'Iran».
La revisione ha modificato il riepilogo delle minacce e gli indicatori di rischio nelle schede di ciascun paese, senza però elevare formalmente i livelli di allerta attuali.
Irán, Iraq, Libano, Siria e Yemen rimangono al Livello 4 («Non viaggiare»), mentre Arabia Saudita, Bahrein, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e Israele sono al Livello 3 («Riconsiderare il viaggio»).
Il Dipartimento di Stato ha avvertito che le ostilità potrebbero escalation rapidamente oltre l'area immediata del conflitto, con possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e altre interruzioni regionali.
La aggiornamento arriva in un momento di massima tensione nella regione. Il 10 ottobre, un attacco hutita contro l'Aeroporto Internazionale Re Khalid di Riad ha causato almeno 12 morti — tra cui un cittadino statunitense — e più di 300 feriti, in quello che è considerato l'attacco più letale in Arabia Saudita in oltre un decennio.
Il bilancio cumulativo fino a metà ottobre era di almeno 19 morti e 364 feriti in cinque aeroporti sauditi. Questo sabato, la coalizione guidata dall'Arabia Saudita ha intercettato due missili balistici hutí diretti contro le città di Taif e Yanbu, attivando anche allerta preventiva a La Mecca e Gedda.
In parallelo, il direttore dell'Intelligence Nazionale, Jay Clayton, ha inviato venerdì un memorandum non classificato al segretario di Stato Marco Rubio e al direttore della CIA John Ratcliffe, avvertendo che l'Iran aveva incrementato «sostanzialmente» i suoi sforzi per attaccare il personale statunitense all'estero, con piani letali in «fasi avanzate», principalmente in Medio Oriente, sebbene ci siano anche possibili obiettivi in paesi europei.
Il documento non specificava obiettivi concreti né affermava che gli attacchi fossero imminenti. Un funzionario statunitense citato dal quotidiano The New York Times ha precisato che «la capacità dell'Iran di eseguire attacchi negli Stati Uniti e in altri territori esteri è limitata, anche se le sue ambizioni sarebbero maggiori delle sue capacità attuali».
Come misura preventiva, Washington aveva già ordinato tra il 21 e il 22 ottobre l'uscita dei dipendenti governativi non essenziali e dei loro familiari dall'ambasciata di Riad e dai consolati di Gedda e Dhahran.
Il personale diplomatico che rimane in Arabia Saudita richiede un'autorizzazione speciale dal capo missione per utilizzare gli aeroporti del paese.
Il Dipartimento di Stato ha raccomandato ai cittadini statunitensi di iscriversi al programma Smart Traveler Enrollment Program (step.state.gov) e di predisporre piani di uscita che non dipendano dall'assistenza governativa, considerando la possibilità che la situazione possa deteriorarsi rapidamente.
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